
L’ordine provinciale dei Medici chirurghi e degli odontoiatri di Torino (OMCEO) stronca il progetto Città della Salute in un articolato documento pubblicato di recente (link) che segue uno analogo di RTP (Rete Professioni Tecniche). Molte le osservazioni formulate: sotto il profilo sanitario, logistico e finanziario. Criticità ampiamente denunciate dal nostro Gruppo e ignorate da Saitta e Chiamparino. Speriamo che questa autorevole voce, che si somma a molte altre, non resti inascoltata ed induca il governo regionale a rivedere il progetto aprendo un confronto nel merito. Chiederemo quindi al più presto un’audizione in Commissione Sanità dell’Ordine dei Medici e della Rete Professioni Tecniche.
L’Ordine mette in allerta la Regione sui rischi di utilizzare il Partenariato Pubblico Privato, come ripetuto per mesi dal Movimento 5 Stelle in Regione. Assenza di verifiche sulla reale convenienza di questo strumento, inadeguata capacità delle amministrazioni pubbliche a confrontarsi con la parte privata, possibile inadeguatezza dei livelli di servizi previsti dai contratti e pregresse esperienze negative dei Partenariati Pubblico Privati che hanno messo a rischio i conti delle aziende sanitarie.
Meritano di essere condivise anche le considerazioni sulla drastica riduzione dei posti letto da 2.557 a 1.420 con previsione di spostamento di parte dei posti letto in altre strutture ospedaliere del torinese. “Di difficile realizzazione per almeno 3 ragioni – scrive l’Ordine – le strutture ospedaliere esistenti sono nelle stesse condizioni di criticità strutturale ed impiantistica degli Ospedali della Città della Salute e della Scienza; esse sono già sovraccariche e nella gestione territoriale della medicina non si vede una strategia che permetta la gestione della cronicità a 360 gradi, che potrebbe limitare l’accesso all’ospedale per le acuzie e le riacutizzazioni”. Manca infatti del tutto il potenziamento della medicina territoriale per compensare, almeno in parta, alla netta riduzione dei posti letto per acuti.
Nel mirino ci sono inoltre i problemi di natura logistica: “La stazione ferroviaria, periferica – si legge nel documento – non è attualmente collegata con l’area. La stazione ferroviaria ponte (sostitutiva dell’attuale di Lingotto) di cui si parla, esula dagli investimenti in gioco ed è demandata ad altro operatore”. A ciò si aggiunge “La compresenza del grattacielo della Regione nell’area interessata dall’intervento è connotato da vari problemi all’attenzione pubblica”.
Si evidenziano infine molti punti interrogativi ai quali la Regione continua a non dare risposte: il riutilizzo delle aree ospedaliere dismesse, modalità di bonifica della nuova area e l’impatto del traffico aggiuntivo generato dalla nuova struttura ospedaliera.
Insomma, una bocciatura in piena regola che auspichiamo permetta di aprire un serio dibattito, non solo di natura politica, su questo progetto faraonico preconfezionato da Chiamparino e Saitta.
Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte
Vicepresidente Commissione regionale Sanità

