lunedì, Ottobre 25, 2021

Dalla Diaz alla Valsusa: codici identificativi sulle divise dei poliziotti


di Davide Bono

Oggi esce il film "Diaz" in tutto il territorio nazionale. E il MoVimento 5 stelle Piemonte ha presentato una proposta di legge alla Camera per inserire codici identificativi individuali sulle divise e i caschi degli appartenenti alla Polizia di Stato, insieme all’Avv. Novaro, che ha seguito i processi del G8, Alberto Perino e Gigi Richetto, autorevoli esponenti del movimento No Tav. 

RELAZIONE

Le Forze di Polizia, preposte a far rispettare le leggi e mantenere l’ordine pubblico, sono a loro volta soggette alla legge e tenute comunque al suo rigoroso rispetto, in qualsiasi circostanza. Questo deve non solo sembrare ma essere evidente a tutti. Infatti l’autorità, il prestigio e quindi la credibilità delle Forze di polizia e dei suoi appartenenti poggiano non solo sul primato della legge, ma anche sul consenso dell’opinione pubblica. 

Purtroppo però accadono periodicamente in Italia manifestazioni, movimenti di piazza, disordini pubblici in cui alcuni appartenenti alle Forze dell’Ordine vengono meno al loro ruolo di garanti dell’ordine pubblico e di esecutori di ordini in conformità alla legge, finendo per travalicare i principi inderogabili di legalità e onestà che dovrebbero contraddistinguerle, trasformando il legittimo impiego della forza da parte di uno “Stato di diritto” in un abuso. Diversi purtroppo sono i manifestanti o i cittadini italiani morti o gravemente feriti in condizioni mai chiarite durante scontri, fermi o interrogatori da parte delle Forze dell’Ordine: per restare a questo secolo pensiamo a Carlo Giuliani, ucciso nel luglio del 2001 da un proiettile sparato dalle Forze dell’Ordine, durante gli scontri a Genova per il G8 a Federico Aldrovandi, morto dopo un pestaggio nel 2005; più recentemente in Valsusa diverse contestazioni sono state fatte dagli attivisti No Tav a seguito degli scontri con le Forze di Polizia (ad esempio il pestaggio di Marinella Alotta nel 2010, ma anche gli accadimenti del luglio 2011 di cui sono stati prodotti video che hanno segnalato agenti che hanno lanciato pietre contro i manifestanti, lanciato lacrimogeni ad altezza uomo, manganellato manifestanti a terra), tanto è che a marzo 2012 sono stati aperti almeno una ventina di fascicoli da parte della Procura della Repubblica di Torino nei confronti di ignoti.

Le indagini infatti, anche a detta della stessa Procura, sono rese complesse se non impossibili dalla difficoltà di riconoscimento degli uomini delle Forze di Polizia. Gli agenti in tenuta antisommossa sono coperti dal casco integrale con visiera e dalla divisa di ordinanza che non porta contrassegni che possano permettere l’individuazione del singolo agente.

L’Italia è uno dei pochi paesi europei in cui le Forze di Polizia non sono dotate di codici identificativi sulla divisa e/o sul casco, utili per individuare i singoli agenti e ascrivere a loro eventuali potenziali abusi. Ci risulta da una prima ricerca sommaria che siano presenti codici identificativi sulle divise e i caschi delle Forze dell’Ordine inglesi, francesi (articolo 113-20 del “Reglement general d’emploi de la Police nationale”), tedesche, canadesi, svedesi, irlandesi, norvegesi, austriache, greche…

(Video)

Così capita che, protetti dall’anonimato delle uniformi e dei caschi, alcuni appartenenti alle Forze dell’Ordine italiane, non rispettosi delle leggi e della funzione che svolgono, riescano a compiere abusi e atti arbitrari senza pagare pegno, svilendo la credibilità ed il prestigio dei tutori dell’Ordine pubblico e, indirettamente, dello Stato italiano.

Certo è vero che la ricostruzione storica di alcuni di questi abusi ha dimostrato o suggerisce una certa complicità da parte del ceto dirigente delle Forze dell’Ordine e della politica che spesso ha teso a sviare, nascondere le responsabilità o difendere i responsabili. Pensiamo agli avanzamenti del dirigente della Digos, ai tempi del G8 di Genova, Spartaco Mortola, promosso prima Questore e poi capo della Polfer; alle promozioni degli altri condannati come Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi ai vertici dell’antiterrorismo e dell’antimafia.

A maggio ragione, si ritiene necessario introdurre per legge l’obbligatorietà di riportare contrassegni identificativi individuali sulla divisa e/o il casco del personale di Polizia, per far sì che sia più difficile che eventuali abusi commessi dalle Forze dell’Ordine restino impuniti. E tale riconoscibilità servirebbe anche da forte deterrente.

Per questo si è intesi, ai sensi dell’art. 121 della Costituzione (Il Consiglio regionale…Può fare proposte di legge alle Camere), presentare al Consiglio Regionale questa proposta di legge al Parlamento, per modificare la legge 121 del 1981 “Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza” e smi, al “CAPO II – Ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza”, l’art. 30 “Armamento e divise”, comma 2.

Detto comma 2 afferma oggi che “Il Ministro dell’interno con proprio decreto determina le caratteristiche delle divise degli appartenenti alla Polizia di Stato nonché i criteri generali concernenti l’obbligo e le modalità d’uso”. Si intende sostituirlo con il seguente comma 2: “Il Ministro dell’interno con proprio decreto determina le caratteristiche delle divise degli appartenenti alla Polizia di Stato, ivi compresi i codici identificativi individuali chiaramente visibili, nonché i criteri generali concernenti l’obbligo e le modalità d’uso”. Ciò affinchè siano introdotti al più presto codici identificativi sui caschi e/o le divise degli agenti della Polizia di Stato, in modo da rendere agevole una loro identificazione ai fini precedentemente espressi.

Ricordo, sperando che questa iniziativa possa servire da stimolo all’attività legislativa delle Camere, che ad oggi in Parlamento sono state presentate tre proposte di legge con medesimo contenuto: la 1639del 2001 alla Camera dei Deputati, la 1556 del 2002 al Senato a firma Martone et aa e la 1307 del 2008 alla Camera dei Deputati, a prima firma Maurizio Turco. In due di queste proposte sono presenti sanzioni previste in caso di copertura o rimozione dei codici identificativi: valuteremo l’inserimento in fase di discussione della pdl.

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10 Commenti

  1. Ma vogliamo per caso parlare di chi si travisa durante queste vostre “manifestazioni di democrazia”? Ma vogliamo per caso parlare di colui che cercò “disperatamente di spegnere un incendio lanciando un estintore verso di noi perché non aveva compreso che bastava spingere la leva per farlo funzionare”? “Pecorella” o “er pelliccia” vi ricordano qualcosa? Ma voi che state parlando e sostenendo una simile azione legislativa, siete mai stati in un contesto come quello della Val di Susa del 3 luglio 2011 o di Roma del 17 ottobre 2011? Credete veramente che il problema dell’ Italia di oggi, sia che i poliziotti non indossano codici identificativi sulle divise durante l’ esecuzione del proprio lavoro? O sono io così stupido da preoccuparmi del fatto che giovani studenti ITALIANI, coloro che dovrebbero garantire il nostro futuro, iniziando tra i banchi di scuola e non di certo lanciandoli, sono arrivati al punto di scagliarsi contro lo Stato. Ma voi credete veramente che mi piaccia il mio lavoro in questo momento? Credete veramente che ad un poliziotto o carabiniere che sia, faccia piacere più un servizio di ordine pubblico con feriti, piuttosto che un servizio di ordine pubblico in cui si è “invisibili”, sul mezzo di servizio? Se volete personalmente sono disposto a indossare un numero distintivo anche per gli slip se ciò può rendervi felici, anzi venite a lavorare con noi che vi mostriamo tutta la verità!
    La verità, se non l’ avete ancora percepita, è che l’ Italia è in ginocchio, la gente è in ginocchio, e non certo per le nostre “manganellate”, come dite voi. Non si arriva a fine mese, ci vogliono due vite per raggiungere il traguardo della pensione, ci si suicida per i debiti, e voi vi preoccupate del “codice a barre” dei poliziotti?!
    Perdonatemi se vi sconforta quello che vi dico, ma io non scendo in piazza per regalare consolazioni e neanche per menare i lavoratori (come noi).
    Io non scendo in piazza per i soldi. Avrei scelto di fare rapine altrimenti!
    Io scendo in piazza perchè siamo pochi a combattere contro le ingiustizie di Governi che non ci ascoltano ma ci sentono.
    Io scendo in piazza perchè non lascio soli i miei colleghi.
    Io scendo in piazza perchè l’ ITALIA non è solo Governo.
    Io scendo in piazza perchè in questo momento se anche noi poliziotti ce ne andiamo via, ci ritiriamo, cosa rimane dell’ Italia, di chi ha agito prima di noi in nome della democrazia di cui tanto parlate?
    Voi cittadini siete la nostra forza, non lo abbiamo dimenticato. Cercate di non dimenticarlo voi.
    Agente della Polizia di Stato

  2. si c’ero il 3 luglio e anche le volte prima e le volte dopo e si penso che tra voi ci sia gente che si diverte a menare e si penso che siano pecorelle nel senso che obbediscono a testa bassa ad ordini anche palesemente ingiusti e vanno tutti bardati ed armati contro persone disarmate! Non so tu ma i tuoi colleghi in Val di Susa fanno così, come nella diaz e a bolzaneto o le dimentichi? Dovreste essere i tutori della giustizia! Siete diventati i galoppini dei mafiosi!
    Ormai senza controllo per uno di voi onesto ce ne sono 10 fuori di testa! Anche a Bussoleno con l’inseguimento in mezzo alle vie e relativa frantumazione isterica delle porte e vetrine di un bar hanno dimostrato che razza di gente sono quelli di alcuni reparti! Tu dovresti criticarli e non difenderli, proprio per le tue parole!

  3. Appunto, i ragazzi, e non solo loro, hanno un’enorme rabbia in corpo contro le forze dell’ordine. Perchè hanno visto con i loro occhi cosa i tuoi colleghi, solo alcune volte per fortuna, sono stati in grado di fare, con la certezza dell’impunità garantita da una divisa che permette di travisarsi e la copertura dei loro dirigenti. Se uno ha un bel numero sulla giacca e gli viene ordinato di compiere un reato, magari ci pensa su un paio di volte prima di eseguirlo, o, meglio ancora, l’ordine non viene proprio impartito.
    Certo che ci sono altri problemi, ma secondo me è molto importante ricostruire un legame tra le forze dell’ordine e la popolazione perchè di fiducia deve essere fatto quel rapporto.
    E questo mi sembra un passo nella giusta direzione.

  4. Notizia diffusa su FabioNews:
    http://www.fabionews.info/View.php?id=13187
    TUTTI I POLIZIOTTI (e FFOO varie) ONESTI dovrebbero appoggiare con convinzione questa richiesta. Se avessero dei codici identificativi potrebbero svolgere onestamente il loro lavoro e rifiutarsi di agire nell’illegalità anche quando gli viene comandato da un superiore. Dovrebbero essere felici di poter finalmente veder punite le “mele marce” senza bisogno che quanche interno “faccia la spia”; dovrebbero essere felici di poter agire nel rispetto della legalità che sono chiamati a difendere…
    TUTTI i poliziotti onesti… non avrebbero nulla da temere da un codice idenficativo quidni il solo fatto che tale proposta sia ostaggiata e rifiutata dalle FFOO e da chi ne fa parte non gioca certo a loro favore!
    periamo che, dopo tanti tentativi falliti, pirma o poi venga accolta questa richiesta…. di civiltà!

  5. Ritengo che sia più che vero ciò che ha detto il poliziotto. Così come è molto sensata la richiesta di codice identificativo. Sono sempre rimasto sdegnato dagli elementi in polizia che provocano le situazioni da voi citate, e che fanno solo da esempi di un atteggiamento fatto di abusi mai puniti, anzi spesso promossi e protetti dai dirigenti. Ma allo stesso tempo mi fa orrore la vostra indifferenza nei confronti di quei manifestanti che assaltano e danneggiano case, negozi, monumenti, vetrine, reti, proprietà varie di gente che spesso non c’entra niente, e forti della mischia, spesso organizzati in gruppi da guerriglia, restano impunibili perché mascherati, a volto coperto, e possono distruggere veicoli delle forze dell’ordine. Non ho mai chiarito il dubbio se questi assalti non siano, come spesso sembra, organizzati da forze che intendono apposta rovinare le manifestazioni cui partecipano; sta di fatto che vengono ben tollerati dal lato dei manifestanti, e solo nei disordini di Roma ho visto la netta separazione tra forze pacifiste e teppisti. Sono qualche volta andato in servizio al cantiere di Chiomonte e ho visto i lanci di pietre della prima ora, contro gli agenti delle forze messe in campo sul sito. Per quanto io possa non gradire lo sperpero di denaro pubblico della questione, non è lanciando pietre che possiamo pretendere civiltà, bensì pressando sulla politica che sta a monte, con i nostri voti, le firme, le proposte di legge e l’informazione. Difatti è solo così che sono avvenuti gli unici, leggeri cambiamenti positivi, negli anni, e tutte le manifestazioni non hanno mai portato a nulla, fintantoché al voto si mandano sempre gli stessi al governo.
    Un vigile del fuoco

  6. Trovo giusto che le Forze dell’Ordine debbano portare un CODICE BEN VISIBILE sulla Propria Uniforme e caschi..Credo che Le Forze dell’Ordine Oneste NON abbiano nulla da temere se questo fosse fatto.
    Comunque quanto è accaduto al G8 di Genova è deprecabile a dire poco ! La scuola Diaz e la Caserma di Genova Bolzaneto si sono tinte di ROSSO SANGUE !!
    Il manifestare in Italia le proprie idee ,partecipare a cortei può essere pericoloso..Comunque è un “fare” PESSIMO ITALIANO nato con l’Unità d’Italia che con il G8 di Genova e TAV in Val Susa si stanno ripetendo nell’odierno..la storia si ripete..come chi protestava in Sicilia..ed in altre Regioni dai SAVOIA occupate..e per questo protestare..la soldataglia Piemontese portò molti giovani, uomini donne persino BAMBINI a MORIRE di stenti e torture nel primo CAMPO DI CONCENTRAMENTO D’ITALIA..il LAGER della FORTEZZA DELLE FENESTRELLE !!! E sempre a GENOVA..il manifestare le proprie idee portò anche qui a molti morti! La SOLDATAGLIA DEI BERSAGLIERI su ordine di LA MARMORA sparò su TANTI CIVILI ,fecero SACCHEGGIO, STUPRARONO, UCCISERO DONNE E BAMBINI e a colpi di MORTAIO bombardarono Genova, tanti uomini civili morirono sotto fucilazione,rapine e furti con profanazioni di Chiese e solo nel 2008 il Comune di Genova pose una targa alla memoria per i VILI fatti subiti dai Genovesi. La targa alla memoria si trova in Genova centro in Piazza Corvetto e cita testualmente:
    ” NELL’ APRILE 1849
    LE TRUPPE DEL RE DI SARDEGNA
    VITTORIO EMANUELE II
    AL COMANDO DEL GENERALE
    ALFONSO LA MARMORA
    SOTTOPOSERO L’INERME POPOLAZIONE GENOVESE A
    SACCHEGGI
    BOMBARDAMENTI
    E CRUDELI VIOLENZE
    PROVOCANDO LA MORTE DI MOLTI PACIFICI CITTADINI
    AGGIUNGENDO COSì ALLA FORZATA ANNESSIONE DELLA
    REPUBBLICA DI GENOVA
    AL REGNO DI SARDEGNA DEL 1814
    UN ULTERIORE MOTIVO DI BIASIMO
    AFFINCHè CIò CHE é STATO TROPPO A LUNGO RIMOSSO
    NON VENGA PIù DIMENTICATO
    ” IL COMUNE DI GENOVA POSE ”
    Novembre 2008
    Morando

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