Di Davide Bono
Il 3 maggio 2012, in collaborazione con le RSU, i lavoratori del CSI (Consorzio per il Sistema Informativo piemontese) hanno indetto uno sciopero di 4 ore, a partire dalle ore 9, con assemblea/presidio di fronte alla sede del Consiglio Regionale del Piemonte in Via Alfieri, 15. I lavoratori esprimono forte contrarietà alle proposte di destrutturazione del Consorzio, sia quella della Giunta che, per il tramite dell’Assessore Regionale allo Sviluppo Economico, Ricerca ed Innovazione, Massimo Giordano, propone la creazione di un’Agenzia che scorporerà dal CSI la realizzazione di progetti e servizi, verso una SpA il cui capitale sarà in seguito aperto al mercato nazionale; sia quella di alcuni consiglieri di Progett’Azione-PDL che propongono la creazione di una SpA a capitale pubblico in cui far confluire il CSI, con l’idea di individuare attività strategiche da rivendere sul mercato per fare cassa.
Queste proposte guardano solo alla forma giuridica e alla governance del CSI, senza affrontare per nulla la questione dell’assenza di un piano industriale (richiesto ormai da tempo) e senza analizzare l’impatto che queste scelte potranno avere sull’intero indotto ICT piemontese. La sensazione è che si voglia trasformare il CSI senza comprendere a pieno le sue finalità e le sue potenzialità, portando ad un nuovo e lento depauperamento delle competenze pubbliche e, insieme, ad un forte impatto sull’attuale livello occupazionale dei lavoratori (mentre i dirigenti trombati saranno riciclati altrove).
L’attuale maggioranza in Regione non comprende che il CSI, e non la Regione, possiede il patrimonio di conoscenza della pubblica amministrazione locale, e tal patrimonio ha senso di esistere solo se unito insieme e messo a fattor comune da dati e processi dei quali l’amministrazione pubblica può fare ampio riuso e quindi risparmio. Se si spezza il csi non si potra’ più fare buon riuso, e quindi non si farà risparmio, ma si perderà preziosa conoscenza, che la Regione non potrà recuperare dando lavoro a software house multinazionali che nulla sapranno di p.a. piemontese e cercheranno solo il profitto. In Csi non si fa solo minutazione di specifiche tecniche informatiche e produzione di codice informatico, ma anche analisi funzionale, analisi dati, analisi di processi, perché nella p.a. non c’e’ nessuno in grado di fare tutto lavoro per il quale solo il Csi possiede la knowledge base per quanto riguarda la Regione Piemonte; ed è anche pioniere in molti campi come gli open data, di cui a livello nazionale ed internazionale è riconosciuto il loro valore. E quanto potremmo risparmiare mettendo in rete tutti i servizi informatici della sanità? Mettendo in rete tutti gli enti pubblici?
Il CSI è un consorzio pubblico nato nel 1977, da 3 enti Promotori (Regione Piemonte, Politecnico di Torino, Università di Torino), a cui si sono uniti nel 1979 due Enti sostenitori (Provincia di Torino e Comune di Torino), e in seguito altri 89 Enti ordinari (tra cui diversi Comuni, associazione di Comuni, Aziende ospedaliere e Agenzie territoriali), a dimostrare la capillarità del suo funzionamento sul territorio. Il capitale consortile è di circa 9 milioni di euro, ma il valore di produzione è di quasi 20 volte. Nel 2010 si è chiuso a 156 milioni con un risultato operativo di 3,6 milioni, mentre il 2011 si è arrivati ad un valore di produzione di 163 milioni su un costo di 158 ed un risultato operativo di 4,3 milioni. Sempre dal bilancio 2011 si legge che “si riscontra una crescita dell’attività, …unitamente ad una crescita della redditività delle vendite… e della redditività del capitale… Al risultato economico dell’anno contribuiscono i ricavi della Regione Piemonte per il 56,79%, della Città di Torino per il 17,98%, della Provincia di Torino per il 6,79%, degli Atenei consorziati per lo 0,22%, delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere consorziate per i 10,62%, degli Enti locali consorziati per lo 1,89% e degli altri Enti consorziati per il 4,65%”. Quindi tutti i partner pubblici ci guadagnano, le commesse girano, tutto procede bene. Tutti contenti? No.
Innanzitutto siamo pieni di debiti finanziari a breve termine, anche se diminuiscono a 43 milioni dai precedenti 46: originati soprattutto dai mancati pagamenti e pagamenti in ritardo da parte dei partner pubblici. E si fa strada l’idea di vendere l’azienda, trasformandola nell’immancabile holding di diritto privato, ma a (totale o prevalente) capitale pubblico, per poi staccare le parti produttive e lasciare la bad company alle tasche dei contribuenti. Rafforzata con la scusa del decreto Montiano “Cresci Italia”. Peccato che i cittadini si siano espressi nel giugno 2011 con un referendum contro l’obbligo di affidamento tramite gara per i servizi pubblici di rilevanza economica e che ci siano dubbi anche sulla natura strumentale del CSI. In effetti, nonostante il bilancio in attivo, il CSI è diventato col tempo un poltronificio e un ufficio di collocamento per i partiti.
Nel febbraio 2010 Bresso, per il tramite dell’ex-Presidente Brizio (ora Presidente di GTT e sindaco di Ciriè), nomina come Direttore Generale del CSI, Stefano De Capitani, già spolpatore della corrispondente azienda di ICT in house della Regione Friuli Venezia Giulia, l’Insiel, da cui è stato mandato via a calci nel sedere. Lì si arrogava il titolo di Dottore, pur non essendo laureato, nonché manteneva diverse cariche in aziende di informatica concorrenti di Insiel. Approdato in Piemonte prende 190 mila € l’anno più premio aziendale fino al 35%, più affitto fino a 24.000 € l’anno, 20.000 € l’anno di polizza pensionistica integrativa e auto blu.
La spartizione continua anche con Cota. Nel 2011 viene scelto come Presidente, mentre il CSI è a rischio commissariamento perché i partiti non si accordano sulle nomine, in via del tutto “transitoria” Roberto Moriondo, che è anche Direttore del Settore Ricerca, Innovazione ed Università in Regione Piemonte. Conflitto di interessi? Neanche per sogno. In una lettera di un lavoratore si segnala l’ennesima infornata di 4 dirigenti (compresa la conduttrice di Primantenna, Giulia Gioda), arrivando ad un totale di 41 su 1161 dipendenti a tempo indeterminato. Pur mancando il dirigente del Personale. Nel 2011 vengono rinnovati due sindaci del Collegio di Garanzia. Una è Simonetta Fiore Marochetti, fondatrice dello studio Vietti e Associati, in quota UDC, Gavio, Unicredit*. L’altro è Roberto Coda che ha un curriculum infinito dall’Anci a Smat per finire all’Autostrada Torino-Milano (sempre Gavio)**.
* Pier Vittorio Vietti, Consigliere di amministrazione della Fondazione CRT (intimo amico di Palenzona, braccio destro di Gavio) e Presidente del Collegio dei revisori dei conti della Camera di commercio di Torino e di Unioncamere Piemonte, è fratello del Vietti leader dell’UDC piemontese, parlamentare ed ora eletto vicepresidente del CSM. Marochetti, oltre ad essersi candidata, non eletta, per l’UDC al Senato nel 2008, è Presidente dell’organismo di vigilanza di F.S. Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie dello Stato e siede nel board della Casa di Cura privata Sedes Sapientiae, di via Bidone a Torino.
**Presidente del collegio sindacale dell’Anci, è stato sindaco o revisore dei conti di diverse aziende e comuni di rilevanza tra cui Ciriè (culla di Vietti, UDC), ATIVA S. P. A. (Gavio), Prima Electronics SpA, Dega SpA (noto costruttore torinese), Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Torino, Fondazione Salone del Libro, Ad e poi liquidatore di Pista S. P. A., operante nel campo delle costruzioni e delle promozioni edilizie non residenziali (con socia FinPiemonte); Sindaco effettivo del Collegio sindacale di SMAT, assieme al Passoni Pierluigi, fratello dell’Assessore al Comune di Torino; sindaco supplente per la Società Autostrade Torino-Milano, posseduta da Argo Finanziaria e cioè Gavio; era nel collegio sindacale della fallita Techfab Srl a Chivasso.

