Di Davide Bono
La Procura della Repubblica di Torino ha citato a giudizio avanti al Giudice di Pace i Consiglieri regionali Motta (PdL) per minacce e percosse e Boeti (PD) per percosse a danno mio e del collega Fabrizio Biolè.
Il provvedimento (scarica cit.ne Boeti e Motta_censored_web.pdf) giunge alla conclusione delle indagini avviate dal Pubblico Ministero Vincenzo Pacileo a seguito della querela di parte da noi presentata dopo i gravi fatti avvenuti nell’Aula del Consiglio regionale il 30 dicembre 2010. In quell’occasione io ed il collega Biolè, alla conclusione della discussione e bocciatura della nostra proposta di legge per la riduzione delle retribuzioni dei Consiglieri regionali, avevamo subito delle violenze sotto gli occhi di tutti i membri del Consiglio e della Giunta regionale presenti in Aula.
Il Consigliere Boeti aveva spintonato e colpito alle spalle Biolè, mentre Motta dopo avermi spintonato mi prendeva addirittura a calci minacciandomi di “farmela pagare”. A tali gravi atti, indegni di un consesso civile e tanto più di un’Aula istituzionale, non erano purtroppo seguiti adeguati provvedimenti di sanzione da parte della Presidenza del Consiglio regionale; al contrario eravamo stati pesantemente redarguiti per aver compiuto un gesto dimostrativo non violento, lanciando delle finte banconote, e per avere video-ripreso l’accaduto. A seguire l’Ufficio di Presidenza ha dato un giro di vite alla possibilità di fare riprese: ovviamente non esiterò a compiere disobbedienza civile per testimoniare nuove violenze che dovessero accadere nei confronti di chiunque all’interno del Consiglio. Io ho un’idea di legalità e giustizia che va al di là delle firme di fantomatici “contratti etici”, che si sostanzia di fatti e non di vuote promesse.
Ci auguriamo che la Giustizia ordinaria faccia il suo corso, e che simili gravi comportamenti vengano sanzionati adeguatamente in modo che non si ripetano più.
Anche se sappiamo che i signori che occupano le istituzioni compiono ben altre violenze e danneggiamenti ai danni dei cittadini e al bene comune. E’ simpatico che proprio Boeti, colui che invitava a pranzo il boss rivolese ‘ndranghetista, a sua insaputa, De Masi, sembra stia raccogliendo materiale per querelarmi per aver detto ripetutamente nient’altro che la verità di dominio pubblico. Attendo trepidante l’uno e l’altro processo.
Ancor più attendiamo il processo in cui tutta la casta sarà chiamata a rispondere della sua arroganza e delle sue ruberie. Si avvicina, si avvicina il momento…

