sabato, Aprile 18, 2026

La Scuola Primaria e l’italiota girone dei non abilitati.

di Fabrizio Biolé

Un’insegnante torinese, Giulia Bertelli ci ha raccontato la kafkiana situazione in cui si viene a trovare una particolare categoria di insegnanti precari: i diplomati all’istituto magistrale fino all’anno 2002, insegnanti presso la scuola primaria. Sottolineo che, allo stato attuale, se altre categorie possono sperare in una possibile evoluzione del proprio inquadramento, i circa diecimila appartenenti a questo gruppo sono blindati da atti normativi e deliberativi del Ministero che, nella fattispecie riesce ad autocontraddirsi.

Nello specifico, il titolo posseduto dai docenti in questione dopo cinque anni di scuola magistrale rendeva formalmente abilitati all’insegnamento, tramite il superamento dell’esame di maturità. Come di norma, per un contratto a tempo determinato serviva in aggiunta lo svolgimento di un corso-concorso o di un semplice concorso.

Ma purtroppo da quasi dodic’anni gli insegnanti sono stati lasciati nel limbo, in quanto, dopo la dismissione della maturità magistrale, non è stato fatto alcun atto legislativo che permettesse di tutelare di fatto l’abilitazione all’insegnamento e ci si è concentrati sulla modifica delle modalità di abilitazione per i nuovi dicenti tramite laurea specialistica, attivata in seguito ad una normativa emanata dal MIUR.

In seguito al cambiamento delle regole, i diecimila sono stati di fatto confinati in una categoria di non abilitati, con la conseguenza di non poter mai passare di ruolo: si è disconosciuto il titolo in sé dopo aver fatto una normativa a tutela di queste persone. Se si pensa che in più occasioni, inoltre, i docenti di cui in oggetto hanno prestato il proprio servizio per la formazione dei nuovi insegnanti di scienze della formazione, la questione diventa addirittura surreale

Ad un certo punto, non sapendo come trovare una soluzione, il Governo Berlusconi pensò bene di ignorare la categoria, votando nel gennaio 2011 un decreto cosiddetto “di formazione iniziale” che suona più o meno così: da oggi il diploma non è più abilitante, è indifferente l’attività di formazione che avete svolto fino ad oggi: dovete frequentare un corso a pagamento, tre esami, e poi un anno di università, con esame finale per un eventuale futuro ingresso in ruolo. Il Ministro Gelmini non ha quindi più conferito l’idoneità, ponendoli in un limbo dal quale non si passa mai di ruolo, in quanto le stesse università si sono rifiutate di attivare dei corsi a sbocco esclusivo di insegnante elementare.

Tutta questa surreale situazione è stata illustrata in due ricorsi rispettivamente presso il TAR del Lazio e del Piemonte ed è stata successivamente depositata presso la Corte Europea una denuncia al Ministero dell’Istruzione perché si sarebbe reso colpevole di falso in atti di ufficio, rifiutandosi l’erogazione del certificato di idoneità dal titolo per l’insegnamento in altro paese dell’UE.

Dalla loro, i diecimila cosiddetti “esodati” della scuola hanno invece una sentenza della Corte Costituzionale in cui viene esplicitato il fatto che di fatto c’è l’abilitazione all’insegnamento, mancherebbe esclusivamente il concorso. In più il contratto di mobilità che permette lo spostamento dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria, riporta  testualmente che il titolo è abilitante: una contraddizione all’interno degli stessi atti del Ministero.

La situazione descritta crea grossi problemi per la continuità didattica, e in più esiste una netta differenza tra il contesto strettamente statale e quello delle scuole paritarie (di fatto costituzionalmente equiparate alle pubbliche), nelle quali esiste l’abilitazione per poter accedere a contratti a tempo indeterminato.

In tutto questo, non indifferente responsabilità può essere attribuita ai sindacati confederati e ad altre sigle maggiori, (CGIL, CISL, UIL, GILDA e SNALS), che non hanno mai esplicitamente sollavato la problematica, limiatndosi a suggerire agli insegnanti di intraprendere il percorso del corso di laurea, ignorando il loro ruolo di difesa dei diritti e dei requisiti della categoria in questione.

In Piemonte si è consumata l’ulteriore beffa, in quanto il Tirocinio Formativo Attivo, invenzione gelminiana che ovvierebbe, in  termini onerosi, per gli insegnanti che desiderino la “scippata” abilitazione, presenta notevoli anomalie rispetto alle quote di docenti ammessi: rispetto alla popolazione scolastica presente, il rapporto con le altre regioni simili infatti riporta numeri che parlano del 400% in meno. Delucidazioni in merito sono state da me chieste all’Assessore regionale Alberto Cirio tramite un’interrogazione urgente. Dopo aver appreso di un suo interessamento presso il Ministro, attendo delucidazione sull’anomalia piemontese in una situazione che ha davvero dell’incredibile.

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