Dopo la tragedia di Locana, dove un uomo di 82 anni ha perso la vita durante una battuta al cinghiale, oggi piangiamo un’altra vittima innocente di questo vero e proprio far west venatorio: Rocky, un cane meticcio di undici anni, ucciso con un colpo di fucile a Cumiana, in una zona dove la caccia è vietata.
Un fatto gravissimo, che lascia sgomenti e pone ancora una volta una domanda che non possiamo più eludere: quante altre vite dovranno essere spezzate prima che si intervenga seriamente per limitare la caccia e garantire sicurezza e rispetto per gli esseri viventi e per il territorio?
Non siamo davanti a “incidenti isolati”, ma a una deriva pericolosa che nasce dal fatto che la caccia sia ancora oggi un’attività ampiamente consentita e scarsamente controllata. Episodi come questo non sono fatalità: sono la conseguenza diretta di un sistema che permette
di imbracciare un fucile nei boschi e sparare, mettendo a rischio persone, animali e ambiente.
Questo orrore, infatti, si era già registrato due anni fa al Rifugio Lago Verde (noto anche come Rifugio Bessone), quando un cacciatore ha ucciso a colpi di fucile Argo e Fiamma, i due cani dei gestori ritrovati tramortiti dagli spari.
In Consiglio Regionale chiederemo giustizia giustizia per Rocky e per tutte le vittime – umane e non – di questa violenza travestita da “tradizione”. Ma soprattutto chiediamo un freno immediato alla caccia, un potenziamento dei controlli e una revisione delle norme regionali in materia, per garantire che queste tragedie non si ripetano più.
La morte di Rocky non può passare sotto silenzio. Merita giustizia. E il Piemonte merita sicurezza, rispetto per la vita e una politica che metta finalmente al centro la tutela degli esseri viventi, non gli interessi delle lobby venatorie.
Sarah Disabato – Presidente Movimento 5 Stelle Piemonte

