![]()
Nell’ultimo periodo sono usciti sulla stampa numerosi articoli sul CSI Piemonte, partendo dalle dichiarazioni del presidente Rossotto e dell’assessore regionale De Sanctis circa la valutazione “di mercato” dei servizi erogati dal consorzio regionale. Fino ad arrivare ai “Sondaggi di mercato” effettuati da parte del CdA con grossi attori dell’ICT nazionale (Telecom e Reply) sull’appetibilità del Consorzio come partner o, implicitamente, asset da acquisire. Il tutto condito da contrasti tra Comune di Torino e Regione Piemonte sulla “missione futura” del Consorzio.
Una pletora di chiacchiere che evidenziano, a nostro parere, una sola cosa: la totale assenza di strategia della Regione sul tema dell’Agenda Digitale e una palese ignoranza rispetto a che cosa il CSI rappresenti e a come la nostra regione sia riuscita negli ultimi vent’anni a guadagnare importanti posizioni a livello italiano dal punto di vista dell’informatizzazione della PA e della diffusione della banda larga e relativi servizi.
Niente di nuovo sotto il sole, del resto ciò che non si capisce lo si distrugge e stiamo entrando nel quinto anno di CSI senza uno straccio di piano industriale con l’unico intento di “privatizzare per sopravvivere” e “più servizi a minor costo”. L’assenza di una strategia digitale è del tutto in linea con l’assoluta insipienza delle strategie nazionali che vedono la totale paralisi dell’Agenzia per l’Italia Digitale da ormai un quinquennio.
Pare ormai abitudine inveterata della classe politica al potere quella di smantellare in maniera indiscriminata il patrimonio pubblico per battere un po’ di cassa a brevissima scadenza e di corto respiro.
Eppure di Agenda Digitale si riempiono tutti la bocca: larga banda, servizi evoluti, sburocratizzazione attraverso la smaterializzazione dei documenti e delle procedure, possibilità di controlli incrociati, trasparenza, ecc. ecc. Temi centralissimi a qualsiasi ipotesi di vera riforma del nostro intero sistema paese. Nella nostra regione il CSI Piemonte rappresenta una realtà unica in Italia per patrimonio di competenze, sia tecniche che di funzionamento della macchina pubblica a tutti i livelli: dal Comune più piccolo, alla Regione, alle ASL ecc. Ha sicuramente anche difetti, ma la sfida sta proprio nel renderlo migliore, più efficace e dinamico. Sarebbe una sconfitta per tutti smantellarlo trasformandolo in un pacchetto di commesse garantite per un po’ di anni per qualche grosso operatore privato.
Invece di dibattere sul “valorizzare” (termine ormai abusato da una politica priva di idee e contenuti, usato tanto per i rifiuti quanto per le risorse economiche, naturali, turistiche, culturali…. con risultati peraltro analoghi, tutto ridotto in cenere…) il CSI presso gli operatori privati bisognerebbe avere idee e strategie su come si intenda recuperare gli anni perduti ed il crescente divario con gli altri paesi europei e con le istituzioni europee stesse. Solo con una visione chiara di che cosa significhi e dove si voglia arrivare con una vera Agenda Digitale, con dei veri obiettivi di breve, medio e lungo periodo per un Sistema Piemonte integrato e moderno in cui i sistemi informativi diventino il sistema nervoso che collega e fa comunicare pubblica amministrazione, imprese e cittadini si potrebbe allora ragionare sul ruolo dell’ente strumentale CSI Piemonte. Dargli una chiara missione di punto di riferimento, come lo è stato e con successo per i piani di e-Gov degli anni duemila, e di coordinamento per veri e propri accordi di partenariato con i grossi attori privati mondiali e non solo di cortile locale per sviluppare le soluzioni del futuro, in linea con gli obiettivi europei e nazionali (se mai questi ultimi saranno definiti). Non per comprare soluzioni sul mercato, per forza parziali ed inadatte, come troppe volte già avvenuto in passato con risultati disastrosi per la PA, che si è poi rivolta a CSI per risolvere le inevitabili criticità. Perché, ricordiamolo, il privato mira, legittimamente, al profitto ed a massimizzare gli investimenti già fatti ed é la mano pubblica attraverso la definizione delle politiche (industriali, economiche, di sviluppo, dei trasporti, sanitarie, sociali, di welfare, di trasparenza e controllo ecc. ecc.) che indica la strada per affrontare i problemi e le sfide della nostra società. Forte di un mandato democratico nato dalla proposta elettorale di tali politiche ed obiettivi.
Oggi purtroppo non é così ed una politica priva di idee e di fondi si aggira con il cappello in mano presso le grandi imprese private per (s)vendere gli strumenti che dovrebbero permetterle di agire e dettare il passo lasciando invece ad esse il ruolo guida che dovrebbe esserle proprio.
L’Agenda Digitale (e a nostro parere il CSI Piemonte come suo interprete regionale) é oggi il sistema nervoso di qualsiasi politica, forse l’unico filo conduttore che attraversa tutti gli argomenti e li collega, mostrandone la stretta correlazione ed interdipendenza. Perché non si può parlare di Sanità senza curare l’Ambiente, i Trasporti e l’Agricoltura. E l’Urbanistica, l’Innovazione e la Cultura non hanno forse impatto sui primi tre citati? Ed il Lavoro su tutto quanto?
Ignorare questo vuol dire ridurre la pubblica amministrazione regionale ad una marionetta con i fili tagliati per cui ogni arto viene lasciato in balia degli elementi e delle forze esterne. Il nostro impegno nei prossimi mesi sarà quello di continuare ad occuparci di CSI collaborando alla costruzione di una proposta di rilancio del ruolo di un Consorzio unito, pubblico e attore protagonista dell’ICT regionale, e non solo.

