sabato, Aprile 18, 2026

Solidarietà ai lavoratori della Rear illegittimamente licenziati

Il 19 settembre si è diffusa la notizia della condanna in Appello al Tribunale del Lavoro della Soc. Coop Rear, presieduta sino al 9 luglio dall’attuale Presidente del Consiglio Regionale, Mauro Laus, per licenziamento illegittimo di una lavoratrice del Museo del Cinema, a cui è stato riconosciuto un risarcimento per il mancato reintegro e per l’applicazione per 11 anni di un contratto illegittimo per via di una paga oraria troppo bassa (<6 € /h).

Il M5S che da anni segue le vicende dei lavoratori del Museo del Cinema e del comparto cultura ha deciso di presentare un ordine del giorno per chiedere le dimissioni del Presidente, ma ciò non è previsto dal Regolamento, quindi ha presentato un ordine del giorno di solidarietà ai lavoratori licenziati illegittimamente.

La cooperativa Rear, una cooperativa multiservizi (sicurezza, guardiania, bigliettamento) applica un contratto UNCI anziché quello delle associazioni datoriali più rappresentative (AGCI, Legacoop, Confcoop) che prevede una paga oraria più bassa (meno di 6€/h lorde). Presidente della cooperativa dagli anni ’80 è Mauro Laus, che nel 2005 diventa consigliere regionale per La Margherita, nel 2010 viene rieletto nel Pd e diventa vicepresidente commissione Cultura.

La sua posizione non è considerata né di incompatibilità, né di incandidabilità, né di ineleggibilità.
Nel 2011 in un’assemblea convoca i lavoratori a cui chiede di accettare la riduzione dello stipendio del 10% per via dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni per cui lavora (tra cui museo del Cinema, Reggia di Venaria). Uno dei lavoratori, ci dice che in prima battuta i lavoratori respingono, poi l’assemblea si interrompe, vengono fatte pressioni ed intimidazioni e alla fine l’assemblea approva anche perché cambia il metodo di votazione: non più “chi è favorevole alla riduzione”, bensì “chi è contrario”. Tra i contrari costretti a rimanere in piedi, quelli collocati al Museo del Cinema, vengono nelle settimane successive, colpiti da lettere di richiamo, demansionamenti e 5 licenziamenti.

Il caso sale alla ribalta mediatica grazie all’attività di uno degli ex lavoratori che contatta il regista Ken Loach, il quale al Torino Film Festival rifiuta di ritirare il premio dalle mani del sindaco Fassino. Lo raccontiamo qui.

Laus addirittura minaccia di querela il regista, poi, accortosi di averla fatta fuori dal vaso, querela un giornalista free-lance, il quale però vince la causa: la sentenza del tribunale conferma le parole del giornalista. “[…] parimenti innegabile è che i provvedimenti disciplinari fossero stati irrogati nei confronti di lavoratori vicini al sindacato USB (cui la Rear aveva precluso l’ingresso tra le rappresentanze sindacali) o che avevano espresso il loro dissenso rispetto alla riduzione del già scarno stipendio; se poi si considera che tali sanzioni sono state dichiarate illegittime dal Giudice del Lavoro perché sproporzionate e lesive del diritto di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantito (in ogni contesto ma tanto più in un ente mutualistico), risulta arduo contestare il significato ritorsivo ed implicitamente intimidatorio dellesanzioni stesse, in particolare per quanto qui interessa, il licenziamento dell’Altieriper aver protestato contro la sospensione di una collega ben può essere consideratocome un implicito avvertimento nei confronti degli altri dipendenti della Rear,consapevoli del destino che sarebbe toccato loro in caso di ulteriori proteste.”

La posizione della politica piemontese è vergognosa: attaccano il regista e non stigmatizzano l’accadimento. D’altronde Laus è uomo del Pd, una macchi(n)etta da preferenze, soprattutto tra i suoi soci-lavoratori e i compaesani lucani.

Altri lavoratori licenziati dunque procedono con le cause di lavoro e ottengono ragione, anche se non il reintegro: il tribunale del Lavoro riconosce nel 2013 l’illegittimità sia del licenziamento che del contratto e ordina restituzione del differenziale di stipendio per 35.000 € ad una lavoratrice, più 6 mensilità di stipendio. (A dimostrazione che l’articolo 18 è già di fatto stato annullato, non esistendo l’obbligo al reintegro).

Laus che intanto è furbamente salito sul carro renziano, ricorre in Appello.

Nel frattempo viene rieletto in Consiglio e proposto (e votato) come Presidente del Consiglio regionale.

Peccato che il giorno dopo arrivi la sentenza della Corte d’Appello che è ancora peggiore.

E a poco valgono le sue immediate dimissioni da Presidente del cda della Rear, in quanto nel nuovo cda c’è il fratello di Laus, la moglie, la cognata e il fido “Munafò”, noto per il tentativo di scalata all’associazione di adozioni internazionali Cifa. La sentenza del tribunale spiega il “metodo Laus & co”: cioè quello di scalare un’associazione portando una ridda di nuovi iscritti e facendo convocare solo una parte minima degli iscritti.

Ovviamente martedì il nostro ordine del giorno di solidarietà ai lavoratori Rear è stato bocciato da centro destra e centro sinistra, con solo 9 voti a favore.

Chiediamo dunque al Consigliere Laus:

1) Com’è stato eletto Presidente del cda della Rear nel 1984?
2) quanti soci-lavoratori sono stati convocati per la nomina del nuovo cda?
3) intende reintegrare i lavoratori licenziati illegittimamente?
4) intende uniformare i contratti di lavoro a quelli maggiormente rappresentativi?

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