• martedì , 14 Luglio 2020
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All’unanimità verso la riconversione della FIAT?


di Davide Bono
Martedì 2 ottobre si è tenuto il consiglio pomeridiano sulle dichiarazioni dell’Assessore al Lavoro, Porchietto, in merito alla crisi FIAT in Piemonte. 
Tutti conosciamo la situazione della FIAT, non solo nello stabilimento di Torino, in Piemonte (dove le linee sono spesso ferme, due porte su quattro del gigantesco stabilimento sono state chiuse e l’unico modello in produzione è a giorni alterni l’Alfa Mito). A fronte di un millantato Piano di rilancio Industriale, lanciato ad aprile 2010, con l’ipotesi di raddoppiare il numero di autoveicoli prodotti in Italia, con 20 miliardi di investimenti per rilanciare la produzione e 51 nuovi modelli in arrivo tra Fiat e Chrysler. Il progetto, chiamato "Fabbrica Italia", si è ridotto a milioni di ore di CIG, con un laconico annuncio: è superato! Tutti conosciamo anche lo scontro con Fiom e la condotta anti-sindacale tenuta, relativi ai dibattutissimi referendum, relativi alla riduzione delle pause e alla nuove misure Ergo-UAS.


In Aula non ho voluto parlare di questo, ma ho provato a proporre un’alternativa con un ordine del giorno che provi ad impegnare la Regione a farsi promotrice di un percorso di diffusione dell’infrastruttura e della mobilità elettrica. E’ stato approvato all’unanimità.
Partendo dalla valutazione di una crisi dell’industria europea dell’automobile dovuta alla sovrapproduzione mondiale (valutata dal presidente della Divisione Europea Ford, John Fleming, in un 35%), da una crisi del settore in Italia dovuta, secondo i dati dell’Osservatorio Autopromotec, al record di circa 61 automobili per 100 abitanti (distaccando notevolmente in Europa, Germania, Spagna e Francia con 50 auto e la Gran Bretagna con 49), per cui ogni anno ad automobile si spendono solo in manutenzione 778 €, esclusi i costi dell’acquisto, dell’assicurazione (con cui si arriva ad oltre 100 miliardi di euro), e i costi diretti ed indiretti dell’eccessivo utilizzo del veicolo privato (costi sanitari ed economici degli oltre 200 milaincidenti, con quasi 4000 morti e 300 mila feriti nel 2011, più le morti premature valutate dalll’AEA per inquinamento ambientale stimati in circa 50.000 in Italia, in parte ascrivibili ai fumi di scarico dei veicoli), ho inteso guardare al futuro.
E’ infatti in atto una ristrutturazione mondiale della produzione di automobili soprattutto a livello europeo, tendente alla diminuzione della produzione di autoveicoli con motorizzazione termica e all’aumento della produzione di veicoli elettrici, a fuel cells o eventualmente nella sola prima fase, per dare continuità produttiva, a veicoli ibridia minore impatto, di cui fanno parte le principali case automobilistiche mondiali come Honda, Toyota, Nissan-Renault, Citroen, Mitsubishi, Opel-Chevrolet, Volkswagen, Mercedes e Bmw. Ma manca la Fiat. Marchionne ha infatti più volte definito il mercato dell’elettrico un mercato in perdita, salvo poi vedersi costretto dalle stringenti norme dello Stato della California a commercializzare in fretta e furia una 500 elettrica, che però è prodotta in…Messico. Ovviamente serve al più presto una infrastruttura di ricarica elettrica diffusa e con uno standard unico (per non finire come con i telefoni cellulari), sfida che il Governo ha raccolto nel recente DL sviluppo e città come Roma, Firenze, Genova, Bologna, Parma, Verona stanno facendo, ma Torino no. Come mai?
Lo scontro è stato particolarmente acceso con il Ministro Clini, che ha precisato che "l’auto elettrica può rappresentare un volano per uscire dalla crisi e l’Italia può e deve fare la sua parte". Concordiamo e pensiamo che, oltre a investimenti sui trasporti pubblici, si debba pensare ad una grande riconversione della filiera dell’automobilesia verso forme diverse di mobilità più sostenibili che ad altre attività, com’è successo sia prima che dopo la seconda guerra mondiale, senza creare nuova ulteriore disoccupazione, assistendo le PMI dell’indotto in situazione di crisi ed i lavoratori. Ad esempio in Germania, dalla collaborazione della Volkswagen e la società elettrica Lichtblick è nato il progetto Ecoblue, cioè la commercializzazione di 100.000 motori VW a metano, trasformati in piccoli cogeneratori di energia elettrica e termica ad uso condominiale. Che altro non è che il progetto Totem dell’ingegnere Fiat Palazzetti degli anni ’70!!
Per questo ho impegnato la Giunta a:
– stimolare, di concerto con il Governo Nazionale e le principali aziende di distribuzione elettrica presenti sul territorio, la mappatura e l’attecchimento della infrastruttura per la mobilità elettrica (colonnine di ricarica, stazioni di cambio batterie) nella Regione Piemonte, precondizione fondamentale per la crescita della commercializzazione e quindi della produzione di veicoli elettrici;
– proporre agli interlocutori FIAT e al Politecnico di studiare la fattibilità di un progetto pilota di produzione di micro-cogeneratori ad uso condominiale per la produzione di energia elettrica e termica sul modello dell’Ecoblue di Wolkswagen, sostenendo a livello centrale l’adozione di norme che rendano possibile e burocraticamente semplice l’utilizzo di detti microcogeneratori per la produzione e la messa in rete dell’energia elettrica;
– valutare un percorso prioritario per i finanziamenti del Piano Lavoro per l’insediamento o lo sviluppo di PMI che facciano ricerca ed innovazione su riduzione dei consumi energetici e/o produzione ed installazione di impianti ad energie rinnovabili diffusi e distribuiti, nonché per favorire il credito a PMI costituitesi in Energy Service Company (ESCO) che rendano possibile diluire nel tempo sulle singole bollette termiche gli interventi di ristrutturazione energetica dei cittadini sul patrimonio edilizio piemontese, pur in un momento di difficoltà economica diffusa.
Vedremo nei mesi successivi l’effettivo impegno.

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