di Fabrizio Biolé
Ieri le pagine di molti giornali erano cosparse di articoli, per così dire, da "festa comandata" a proposito dell’importante ricorrenza del 17 maggio. In realtà, come sa chi segue la stampa, consuetudini relative a determinate richieste, istanze o battaglie civili vengono spesso in qualche modo utilizzate dai media, per recuperare un po’ sulle vendite, o dal partito di turno, per utilizzare in modo strumentale e "marchettaro" una determinata ricorrenza.
Per andare con ordine: il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Dal 2007 l’Unione Europea ha promosso la ricorrenza per la promozione ed il coordinamento di eventi internazionali di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omofobia e della transfobia, una piaga che semina ancora decine e decine di tragedie legate ad episodi di violenza; basti pensare che il 74% dei ragazzi omosessuali tra i 13 e i 26 anni racconta di aver subìto almeno un episodio di bullismo omofobico o di discriminazione.
Ho deciso di inserire questo articolo proprio oggi, in quanto credo che sia importante uscire dallo schema da "festa comandata" e ricordarsi che i riflettori che evidenziano la violazione di diritti umani basilari, sanciti anche nella nostra Costituzione, devono essere sempre accesi ventiquattr’ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno. Il concetto difficile da far passare è, credo, quello dell’omofobia strisciante, a volte inconsapevole, così diffusa che a volte nemmeno ce ne accorgiamo. Nasce per esempio con l’ostentazione di atteggiamenti di irrisione oppure ogni volta che si ponga in essere una "battuta" con pesanti sottintesi.
Altro aspetto importante e, a volte, sottovalutato del fenomeno, è la dilagante ignoranza che si ha di questo; emblematico è il video postato in questo stesso blog l’anno scorso, che dimostra come anche i rappresentanti eletti all’interno dell’assemblea legislativa regionale abbiamo qualche titubanza verso l’argomento, per non dire altro…
Arcigay compila ogni anno un report delle segnalazioni delle violenze nei confronti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e trans che sono diffusi dalla stampa. E’ importante sottolineare che i dati, pur notevoli, sono inficiati dalla consuetudine indotta al non denunciato, al non pubblicato, che ancora è diffusa, contro la quale si muove la campagna della stessa Arcigay denominata "Io denuncio", presentata proprio ieri a Torino in piazza Castello tramite un flash-mob itinerante nel quale decine di ragazzi, truccati con ferite posticce che rappresentano quelle vere, fisiche e psicologiche, hanno distribuito alla cittadinanza informazioni in tema.
Quest’anno sono stati rilevati, testimoniati dalla stampa, almeno due casi di omicidio, 39 casi di violenza, 6 casi di estorsione, 2 casi di bullismo e 8 casi di atti vandalici su una popolazione che, come ricordato nelle nota ufficiale dell’associazione, ammonta al 10% del totale.
L’impegno del gruppo consiliare regionale si è dapprima tramutato, come detto, in una denuncia pubblica della scarsa informazione che alcuni consiglieri hanno del fenomeno, ne è seguita una mozione di cui sono primo firmatario, giacente da alcuni mesi in attesa di discussione (e alla quale ho presentato un aggiornamento). In seguito è stato sviluppato un filone, che probabilmente avrà un proseguo incentrato sui diritti, all’interno del progetto Equal, che con l’impegno di Dejanira Piras, ha coinvolto i gruppi territoriali grazie ad un tour che ha toccando diverse realtà territoriali (Santena, Torino, Pinerolo, Asti e Novara), organizzato in collaborazione con il Gruppo Formazione del Coordinamento Torino Pride.

