• martedì , 14 Luglio 2020
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Il futuro della canapa


Di Davide Bono
L’uomo ha sempre coltivato la canapa, sembra addirittura che sia stata la prima coltivazione in assoluto. In Italia è nota fin dai tempi dei Romani e fino alla prima metà del secolo scorso in Italia se ne coltivavano oltre 100 mila ettari. Perché oltre ad essere una pianta in grado di crescere in terreni difficili e marginali, senza necessità di particolari cure, era ed è tutt’oggi una pianta della quale “non si butta via niente”. Da questa pianta infatti è possibile estrarre una fibra molto resistente per la produzione di carta, tessuto, corde, vestiti; il seme con cui produrre un olio alimentare con ottime proprietà antiossidanti e terapeutiche delle dislipidemie; il canapulo, cioè la bacchetta della canapa che un tempo si bruciava per riscaldare le case o per realizzare un ottimo cemento. Oggi la canapa viene pochissimo coltivata, perchè sostituita dalle sostanze di origine fossile per motivi economici e messa al bando per la possibilità di estrarne sostanze psicotrope (anche se dalla Canapa Indica che non è quella ad uso agricolo): attualmente è impiegata soprattutto insieme per la produzione di materiale isolante.


Al di là della fotografia attuale, sono andato ad intervistare il Presidente dell’Associazione nazionale Assocanapa, Felice Giraudo, in quel di Carmagnola, assieme al consigliere comunale Alberto Tuninetti, dove è presente l’unico impianto di trasformazione della canapa esistente in Italia. Abbiamo cercato di capire limiti e difficoltà all’implementazione della coltivazione in Italia.
Di seguito il testo del video:

Perché si coltiva così poco la canapa visti i suoi pregi di sostenibilità, facilità di crescita, utilizzo della fibra, del canapulo e del seme?
Non si coltiva perché mancano gli impianti di prima trasformazione sparsi sul territorio. Avere pochi impianti significa spostare le rotoballe di materiale e questo comporta un costo che sulle lunghe distanze può superare il valore del materiale stesso.
La scorsa legislatura, Assocanapa attraverso il suo progetto ottiene dalla Regione Piemonte un finanziamento di 50.000€ per la realizzazione di un impianto di prima trasformazione che al giorno d’oggi è l’unico funzionante in Italia.
Oggi tale impianto è in continua manutenzione a causa di inceppamenti dovuti all’avvolgimento della fibra agli organi rotanti della macchina. Più volte sono state fatte modifiche all’impianto al fine di ottimizzare la produzione e ridurre gli inceppamenti.
La canapa in Europa?
La Francia con circa 8.000 ettari, la Germania con 3.000/4.000 ettari, alcuni paesi dell’est circa 1.000 ettari.
In Italia siamo a 200 ettari solo grazie alla gente che ha la passione per la pianta.
La canapa ad oggi potrebbe avere un impiego nella coibentazione della case, facendo ridurre di 2/3 i consumi attuali di metano. Oggi invece si coltivano i terreni a mais o colza per produrre biocombustibili.
Si dedicano troppe energie per le fonti rinnovabili mentre si trascura molto il risparmio energetico.
Con un ettaro di mais si climatizzano gli alloggi di 11 persone per un anno, mentre con un ettaro di canapa si potrebbero climatizzare alloggi di 15 persone per 50 anni (la durata di una casa).
Assocanapa fornisce canapulo per la produzione di intonaco per la cappottatura esterna degli edifici, e per la produzione di pannelli fono assorbenti.
Per coibentare tutte le case degli italiani basterebbero 112.000 ettari all’anno per 30 anni, ricordando che la coltivazione storica della canapa in Italia era 100.000 ettari.
Altri Utilizzi?
Assocanapa fornirebbe anche canapulo tritato per la realizzazione di pannelli rigidi per i cruscotti delle automobili, unico problema: per organizzare una linea di produzione hanno bisogno di 3.000 quintali al mese di materiale.
L’industria tessile?
Il problema fondamentale è la concorrenza spietata al ribasso.
Bisognerebbe inculcare al consumatore il pregio del prodotto italiano rispetto a quello cinese.
La canapa, è tra i migliori tessuti esistenti al mondo, tiene caldo di inverno e fa traspirare d’estate.
Oggi il filato di canapa è venduto al doppio del prezzo del filato di lino.
Come si coltiva la canapa?
Per iniziare a coltivare la canapa normalmente occorre l’autorizzazione del Ministero della Salute.
Assocanapa fornisce a chiunque ne faccia richiesta i semi di cui ha bisogno a patto che ne coltivi almeno un ettaro 2 sacchi da 25ke di semi). Questa scelta è stata fatta perché il valore del materiale prodotto da meno di un ettaro non basterebbe a coprire le spese di trasformazione. Infine si dovrà fare una dichiarazione di avvenuta semina alle forze dell’ordine.
Mais o Canapa. Qual’è la più remunerativa?
Il mais costa 17€ al quintale quindi 2720€ all’ettaro
Mentre la canapa costa 15€ al quintale quindi 1950€ all’ettaro. Però alla coltivazione del mais bisogna togliere i costi dei diserbanti, delle irrigazioni varie e alla fine rende di meno della canapa.
Dove andrebbe coltivata?
Contrariamente ad oggi, storicamente, la canapa veniva coltivata nei terreni migliori distribuiti approssimativamente come segue:
50% in Emilia Romagna
40% in Campania
10% in Piemonte per il seme.
Poi veniva coltivata in tutta Italia per uso familiare. Oggi si potrebbe coltivare dappertutto anche sui terreni marginali a seconda di che prodotto si deve ottenere.
Intervento pubblico?
Ci vorrebbe un intervento pubblico, perché il risparmio energetico, l’impatto ambientale di questa coltivazione, l’utilità e la possibilità di creare nuovi posti di lavoro è di interesse pubblico.
Ps: Vi ricordiamo l’appuntamento del 19/02 con l’R-Day.
Segnalate la vostra partecipazione scrivendo a staffgruppoconsiliare@piemonte5stelle.it
Segui la diretta streaming a partire dalle 10.00

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