• martedì , 14 Luglio 2020
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Un sindacato (coraggioso)


Di Davide Bono
Martedì 28 luglio vi è stata la comunicazione del Presidente Cota in merito alle ultime vicende della FIAT (sentenza Tribunale del Lavoro di Torino con congelamento degli investimenti di Marchionne), su richiesta delle opposizioni. Così per 2 ore nell’Aula si è palesata una messe di banalità che si è conclusa in un documento bipartisan, classicamente innocuo, di “richiesta di ripresa della concertazione tra parti sindacali, parti politiche e azienda”. Ovverosia una richiesta di ennesima leccatio culi da parte di sindacati e politici a Marchionne in cambio del mantenimento dello status quo delle loro posizioni di privilegio e di un po’ di sacrifici in più da parte degli operai. Minori pause, più turni, turni più lunghi, maggiore rigidità nelle posture da assumere (ERGO-UAS), stipendi più bassi, meno tutele sindacali. Che già non funziona.


Tutti d’accordo perchè il bene più prezioso da tutelare è il lavoro e bisogna far crescere il PIL. Il migliore è stato Pedrale, capogruppo del PDL. Uno che non si capisce come sia entrato in politica (anche se forse lo si intuisce) e che è lo zimbello di tutti i suoi colleghi di maggioranza – che presto si teme sarà nominato Assessore al Bilancio – che guadagna 12 mila euro netti al mese (extra di ogni tipo esclusi), si permette di dire che “è ora di ridurre i privilegi degli operai”!
Mi sono dovuto trattenere perchè poi il Presidente Cattaneo dice che sono indisciplinato!! E ho pensato alla Fiom, a Landini, Cremaschi, Airaudo e a tutti quelli che compongono un sindacato coraggioso. O forse, semplicemente, un sindacato, cioè una rappresentanza che fa gli interessi dei lavoratori e non si piega ai desiderata della casta economico-politica come fanno CISL, UIL e la stessa CGIL, pur con i distinguo di quest’ultima (che sembra un po’ quei partiti di sinistra del vorrei ma non posso se no poi il PD non mi vuole più”, sostituendo PD con Confindustria).
La sentenza del Tribunale del Lavoro di Torino non è una vittoria 2 a 1 per Marchionne come diceva il senatore Ichino (PD), ma è una vittoria del sindacato. La Fiat è stata bollata di comportamento antisindacale e le è stato chiesto di reintegrare la Fiom all’interno dell’azienda con la tutela di tutti i diritti garantiti dallo Statuto dei lavoratori. Certo, il referendum è stato perso ed è stato riconosciuto valido, perchè non abbiamo ancora saputo riconoscere un principio sacrosanto della democrazia diretta: non si può ragionare solo in termini maggioritari, ma dobbiamo riconoscere un peso maggiore nelle decisioni a chi è più pesantemente influenzato dalle stesse. Chi lavora alla catena di montaggio doveva avere più peso nel voto sul nuovo Contratto rispetto agli amministrativi. Lo dice egregiamente da anni Michael Albert, ma nessuno l’ha mai preso in considerazione. Un sindacato (coraggioso) l’ha detto.
Per un sindacato (coraggioso) non tutti i lavori sono uguali né tutti desiderabili: noi siamo pienamente d’accordo, non è un lavoro desiderabile uno inutile e dannoso come costruire l’Alta Velocità Torino-Lyon o realizzare i caccia bombardieri F-35 o allargare la base militare USA Dal Molin a Vicenza. Lo dice pure la Costituzione: si deve garantire un lavoro che dia dignità ai cittadini. Lavorare spaccandosi la schiena per pochi euro non è dignitoso; non è dignitoso lavorare sotto ricatto del massone arricchito di turno che armeggia come un randello la globalizzazione al ribasso dei diritti che ha contribuito a creare insieme alle Banche per accumulare ricchezze sottratte ai cittadini.
Per un sindacato (coraggioso) non si deve guardare solo al PIL che misura le spese di un paese, senza distinguere tra costi ed investimenti, e tra questi ultimi tra buoni investimenti che creano benessere e aumentano e fortificano i beni comuni (commons) compresi cultura e diritti umani e quelli che li deprimono e arricchiscono i soliti noti.
Una politica (coraggiosa) dovrebbe mettere questi temi al centro della propria agenda, insieme a quello chiave della proprietà della moneta e del debito sovrano e da lì costruire un nuovo modello di società. Riconoscendo che non sono temi di sinistra né tanto meno di destra e che si è aperta una nuova era di scontro politico tra fautori del regresso legato alla crescita del PIL (destra, centro e sinistra) e fautori del progresso del benessere e dei diritti di tutti gli esseri viventi.
Questa nuova era è nata nel 1972 con il rapporto “I limiti dello sviluppo” del Club di Roma e sancita con il superamento dei limiti del pianeta da parte dell’Impronta Ecologica umana nei primi anni ’80. Si tratta solo più di capire, 30 anni dopo, chi vuole fare fronte comune contro i “venditori di fumo della crescita del PIL” che or ora ci stanno propinando l’ennesima manovra taglia welfare, pensioni, stipendi per svendere la nostra sovranità ai loro grigi burattinai (multinazionali, banche); e poi si parte. Chi c’è?

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