Di Davide Bono
Oggi siamo in ritardo con il video della settimana, ma per importanti motivi: dovevo stilare “La notizia della settimana” che mi ha richiesto diverse ore di analisi legislativa. Si tratta infatti di decifrare le istruzioni sotto traccia per bypassare i referendum sul decreto Ronchi e cioè privatizzare acqua e altri servizi pubblici locali.
Nonostante la data dei referendum che ormai sembra ufficialmente confermata per domenica 12 e lunedì 13 giugno renderà difficile (ma non impossibile grazie a Fukushima) il raggiungimento del quorum, ci sono sommovimenti lobbistici in Regione.
La taglia-enti di Calderoli, cioè il comma 186 dell’art. 2 della finanziaria 2010 (legge 191/2009) come modificato dall’art. 1 quater e 1 quinquies della 42/2010 prevede di tagliare gli enti superflui che fanno aumentare la spesa pubblica: ovviamente non si tagliano le Province, enti politicamente inutili che ci costano diversi miliardi di euro l’anno, ma udite udite, i Consorzi di funzioni tra gli enti locali (es. i consorzi di bacino per la raccolta dei rifiuti ed i consorzi socio-assistenziali), le Autorità d’Ambito territoriale ottimale (ATO) nate a seguito della 152/2006 per gestire il servizio idrico integrato e il servizio di gestione dei rifiuti urbani, nonchè le circoscrizioni comunali (per i comuni sotto i 250 mila abitanti) nate come importanti enti di decentramento e di partecipazione dei cittadini ma mai realmente implementati e dotati di poteri (alla faccia del federalismo), il difensore civico e la figura del direttore generale (nei comuni inferiori a 100 mila abitanti). Il tutto con scadenza il 27 marzo 2011, data entro cui le Regioni devono avere già legiferato sul chi affidare la governance dei rispettivi servizi idrici e di gestione dei rifiuti urbani.
Gli ambiti territoriali ottimali sono decisi dalle Regioni e in Piemonte corrispondono territorialmente alle singole Province o a più Province insieme: praticamente gli enti locali (Comuni e Province) hanno come competenze il sistema idrico integrato e la gestione dei rifiuti urbani ma lo governano tramite una figura terza, l’ATO che nasce dall’associazione dei Comuni stessi dell’Ambito.
Dalla stessa legge nazionale 152/2006 si evince che, per quanto riguarda il sistema idrico integrato, essendo un servizio di area vasta (acquedotto, deuprazione, fogne) la competenza spetta proprio all’Ambito territoriale ottimale, in cui i Comuni sono obbligati a concorrervi associandosi, mentre per la raccolta dei rifiuti spetta ai Comuni, per cui l’ATO rifiuti sarebbe un ente in più, da sopprimere. In effetti in Piemonte l’ATO idrica non avrebbe personalità giuridica e quindi zero costi aggiuntivi (semplice assemblea dei sindaci che non prendono compensi in più), mentre l’ATO rifiuti sì con un suo presidente ed un suo CDA, quindi con dei costi aggiuntivi, che gestisce l’impiantistica di area vasta (leggasi inceneritori) mentre la raccolta viene gestita dai Consorzi di Bacino (anch’essi da eliminare in quanto consorzi di funzioni).
Ovviamente le Regione non fa distinguo di sorta e intende sopprimere entrambe le ATO. E può scegliere se affidare la governance a sè stessa, alle Province o ai Comuni in forma associata tramite semplice Unione o Convenzione (senza quindi creare un nuovo Ente che la legge Calderoli renderebbe nullo): a sè stessa sembra eccessivo eppoi controllore e controllato sarebbero lo stesso soggetto; alle Province creerebbe tutta una serie di complicazioni giuridiche; l’optimum sarebbe ai Comuni. Ovviamente PD e PDL hanno scelto le Province, fatti salvi i poteri “sostitutivi” della Regione stessa in caso di inadempienza…del gestore. Cioè se il gestore affidatario del servizio è inadempiente, non si pretende l’adempimento da parte del gestore, ma si commissaria la Provincia!
Il conflitto tra norme di rango nazionale (152/2006, testo unico degli enti locali, Costituzione da una parte e 191/2009 emendata dalla 42/2010 dall’altra) con l’affidamento alle Province sarebbe tale che la Regione ha chiesto un parere all’Avvocatura della Regione (cioè a sè stessa) e la Lega Nord ha chiesto in fretta e furia al ministro Calderoli una proroga dei termini di soppressione di tale Enti (esiti che stiamo aspettando entrambi a giorni). Così, improvvisamente ed inaspettatamente, la mia richiesta di sospendere l’analisi del provvedimento di legge in Commissione, vista anche la presentazione da parte del MoVimento 5 Stelle di una cinquantina di emendamenti (a significare: se intendete farla passare entro fine mese state freschi), non solo viene accolta, ma viene proposta dall’Assessore stesso anche se (fintamente?) spazientito dall’accordo tra Lega Nord e PD per il rinvio. (Giochetti di palazzo?)
Come mai tanta fretta e tali manchevolezze di analisi legislativa per l’assegnazione alle Province di tutte le competenze? Gli uffici ovviamente hanno segnalato le conflittualità , ma le lobbies dell’Acqua privata hanno avuto il sopravvento: l’impossibilità dell’affidamento “in house providing” (cioè a sè stessi se proprietari delle infrastrutture, il cosidetto controllo analogo) e cioè senza gara ad evidenza pubblica alle Province* (in quanto le province non sono proprietarie degli Acquedotti mentre lo sono i comuni) significa per l’acqua ed i rifiuti l’immediata messa a gara di ogni servizio (per dire, a Torino, Smat e Amiat) in barba pure allo stesso decreto Ronchi (che prevede ad esempio la possibilità di andare fino a fine mandato dei rispettivi CDA, se viene ceduto a privati il 40% delle quote) e soprattutto, in barba allo stesso esito del referendum del 12 e 13 giugno.
Mi domando: caso fortuito o tremenda consapevolezza? Ai posteri la semplicissima risposta.
Chiediamo ai Comitati dell’Acqua Pubblica e per Rifiuti Zero, a tutti i cittadini e ai rappresentanti eletti che hanno a cuore l’esito e l’applicabilità del referendum per l’acqua pubblica, di fare azione di contro-lobbismo per denunciare la pericolosità della situazione che, qualora passasse, aprirebbe un’infinita quantità di contenziosi e ricorsi, eventualmente anche di fronte alla Corte Costituzionale, ma eventualmente facendo salvi gli effetti (cioè la messa a gara e la privatizzazione dei servizi, referendum o non referendum) della legge incriminata se prodottisi prima dell’annullamento della legge stessa.
Come dice Beppe, siamo in guerra ormai, le lobbies sono assetate di soldi pubblici e la politica sarà pronta a tutti per accontentarli pur di rimanere con i privilegi e le sicurezze della Casta: sta ai cittadini scendere in campo per dire basta.
* l’alternativa sarebbe che i Comuni cedessero i propri acquedotti alle Province, con un’ulteriore perdita di patrimonio notevolissimo, per cui a quel punto sarebbe possibile l’affidamento in house providing.


I soliti giochetti, NON MOLLATE ragazzi , vi sosterrÃÆÃ² sempre.
Siamo con voi 🙂
Continuate cosi’, ci vogliono trasparenza e finalmente informazione!
Davide… ̮̬ davvero cervellotico.
In sintesi, per capire…
Vogliono indurre un vizio di forma ( affidare questi due enti alle province e non ai comuni ), per prestare il fianco ai falchi della privatizzazione e dar loro modo di agire con ragione presso le sedi competenti?
In barba al referendum, che risulterebbe inefficace percḫ̬ non applicabile in questo caso, l’acqua risulterebbe privatizzabile pur con la vittoria del “SI” al referendum?
Allora ragazzi… diamone diffusione su facebook, via mail ̮̬ in qualunque modo sia possibile… non ci faranno dormire sonni tranquilli ma noi dobbiamo denunciare tutti coloro che vogliono speculare sull’acqua…
Acqua pubblica vuol dire controllo dello stato sia per la qualitÃÆÃÂ che per il prezzo…
Pensate ad un privato che gestisca l’acqua… pensate se, come purtroppo avvenuto in Giappone, essa risultasse inquinata o radioattiva… con lo stato corrotto che ci ritroviamo ci vorrebbe molto per un bandito del genere truccare i valori e “abboccare” qualche amministratore o ispettore deputato al controllo??
x giuseppe: sto studiando con un legale e finora sembra sia cosÃÆÃ¬. non c’̮̬ limite al peggio…aspetto un cenno anche dai comitati…
Che fossero dei figli di buonadonna l’avevo immaginato da anni e me lo aspettavo pure…..! che avrebbero trovato degli escamotages per fare quello che si erano prefissati riguardo all’acqua ne ero certo…..dove c’̮̬ business loro ci sono……!
Se soltanto avessero usato l’ingegno di cui dispongono a favore del paese usando la carica per cui sono pagati,l’Italia sarebbe un paese non ridotto al lumicino e spolpato all’osso come ̮̬ adesso,ma una delle nazioni all’avanguardia per benessere e democrazia…….!
mi hanno rotto proprio il cazzo,ormai si ̮̬ capito fanno come gli pare. ma dico non si rendono conto che il popolo non ce la fa piÃÆÃ¹.io personalmente, ho altro a cui pensare,tra il lavoro che mi manca e l’affitto che devo pagare.se economicamente stessi bene,farei come l’egitto e la tunisia .farei una rivoluzione vera,con a capo il movimento delle cinque stelle.
Per quanto riguarda ai rumors sulla citata SMAT tutto indicherebbe che al momento non si abbia intenzione di muovere nulla fino alle elezioni comunali e all’esito referendario. Dopo, referendum permettendo, si dovrebbe andare verso la gara a doppio oggetto, nel qual caso diversi personaggi della coalizione di Fassino sono giÃÆÃ all’opera per indirizzare la societÃÆÃ verso IREN. Anche nel caso di esito referendario favorevole non mi riterrei tanto sicuro che le cose vadano come ci si aspetti in quanto il settore dovrÃÆÃ essere normato e gestito da politici del tutto contrari al concetto di gestione non economica (per esigenze di cassa e di lobby). L’esito referendario ̮̬ importante ma non ̮̬ un punto di arrivo; mentre ̮̬ facile aggregare forze eterogenee su un quesito secco temo che ci sia assai meno coesione su un progetto normativo di gestione pubblica del servizio idrico integrato.
PiÃÆÃ¹ vi seguo e piÃÆÃ¹ mi rendo conto di quanto sia difficile il vostro lavoro. Davvero i miei complimenti per essere cosÃÆÃ¬ attenti a rilevare giochi di potere che un semplice cittadino come me, se fosse stato eletto, non avrebbe avuto alcuna capacitÃÆÃ di intercettare e portare alla luce.