Di Davide Bono
Da mesi infuria la protesta tra gli studenti di qualunque ordine e grado, professori precari ex-SIS, ricercatori universitari e la riforma scolastica (e relativi tagli) del governo Berlusconi-IV. C’è chi dice che si razionalizza un settore da sempre ostaggio del “baronaggio”, dell’approssimazione, degli sprechi e chi constata invece dei tagli orizzontali (quindi senza premiare la virtuosità) su una situazione della scuola pubblica già francamente insostenibile dove i genitori devono ormai contribuire con una autotassazione impropria portando nelle scuole carta igienica, gessetti o soldi veri e propri. Al contempo si agevolerebbero le scuole “paritarie” cioè le scuole non statali parificate a quelle pubbliche tra cui oltre il 60% sono scuole cattoliche.
Un problema nel problema di notevole importanza è quello che riguarda gli studenti universitari, gestiti dall’EDiSU (Ente per il Diritto allo Studio Universitario), sin qui fiore all’occhiello del Piemonte che, insieme a poche altre Regioni italiane, ha garantito il sostegno residenziale e di borse di studio a tutti coloro che ne facessero richiesta (circa 10-12 mila in media negli ultimi anni), con un costo annuo di circa 37 milioni (oltre alla contribuzione della tassazione studentesca). Questi erano garantiti sinora per il 33% (12 milioni di euro) dallo Stato e per il 66% (25 milioni) dalla Regione.
La manovra Tremonti avrebbe ridotto i trasferimenti statali alle Regioni per garantire il diritto allo studio (che già si divide equamente alla Regioni che hanno più studenti e che ricevono più studenti “fuori sede”, tra cui appunto il Piemonte) del 50%, portandolo a soli 6 milioni. Già così l’Edisu, con 6 milioni in meno, avrebbe fatto i salti mortali e usato un utile di gestione che ne dimostra la virtuosità , ma ora si staglia all’orizzonte l’annuncio di un taglio secco nel bilancio previsionale per il 2011 della Regione che porterebbe da 25 milioni a 7 milioni, annuncio poi smentito, poi ribadito con un’apparizione televisiva di Cota (già preceduta dalla campagna elettorale del Vicepresidente del Consiglio Regionale, Molinari, già consigliere dell’Edisu) in cui si affermava che in futuro le borse di studio saranno destinate solo ai piemontesi.
Ora, posto che è palesemente incostituzionale garantire una borsa di studio solo a determinate persone e non ad altre, e quindi impossibile; posto che anche noi consideriamo che sarebbe giusto che quanto meno la contribuzione fosse 50% statale e 50% regionale, considerando il 50% statale come un livello minimo di diritti da garantire ed il 50% regionale come un investimento sia sociale che economico per il territorio interessato da studenti “fuori sede” che innalzano la qualità del sociale e richiamano cultura, investimenti per ricerca ed innovazione, nonchè spese per servizi essenziali e piccola e media impresa locale; specifichiamo anche che ridurre gli stanziamenti significa andare ad abbassare la soglia di accesso alle borse di studio, già oggi fissata a 19000 € di ISEE, e quindi dare più accesso a studenti “fuori sede” soprattutto delle aree disagiate del sud Italia, a reddito medio più basso di quello dei piemontesi, contraddicendo quindi le stesse finalità della Giunta. Ma che si contraddicono in termini i politici della Lega Nord non è una novità .
Chiudiamo dicendo che l’Edisu è un’ente molto efficiente, controllando da alcuni anni il 100% delle dichiarazione ISEE e scovando quindi tutti i falsi (fatti salvi gli evasori fiscali) e recuperando un piccolo “tesoretto” che viene reinvestito per dare una borsa plus per una fascia di studenti tra i 19.000 e i 25.000 € di ISEE.
Nei giorni scorsi alcuni ragazzi erano venuti a chiedere lumi agli Assessori competenti sui tagli regionali: le risposte dell’Assessore Cirio erano state un po’ carenti, sia per quanto riguarda l’approccio, sia nel merito della questione, mentre l’Assessore Giordano catapultato da Piazza Castello ha detto che “preferiva ascoltare”. Cirio ha qualunquisticamente attribuito la colpa della mancanza di risorse alle spese poco oculate della nostra “classe politica della prima repubblica”, quella “della generazione precedente alla mia e non ha colore politico, o meglio li ha tutti”. Come se ora la politica fosse rinata a più onesta vita, novella Araba Fenice, senza più sprechi, corruzione (salita a 120 miliardi di euro secondo la Corte dei Conti) ed evasione fiscale (altri 100 miliardi), oltre all’immancabile spesa pubblica “discrezionale” verso “amici e clientele” soprattutto nella sanità , nelle grandi e piccole opere e nella formazione professionale.
Nascondendosi dietro al fondo indistinto di 333 milini di euro che i vari Assessori si stanno contendendo con colpi bassi, ha cercato di convincere gli astanti che proprio al suo interno verranno trovati, con l’aiuto di tutti, le risorse o una parte delle stesse per le borse di studio e gli alloggi universitari. Chiudendo con un “ma chi lo può dire?”. E chi se non un Assessore?
Il gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle intende specificare che, come comunicato dalla Giunta nelle commissioni consiliari, il fondo coprirà in larga parte le spese obbligatorie (e per fortuna!) rendendo la discrezionalità francamente difficile ed esprime forti perplessità su questa non assunzione di responsabilità .
Di nuovo chiediamo alla Giunta: razionalizzazioni e tagli degli sprechi e premialità ai virtuosi o tagli orizzontali, a casaccio? Spese o investimenti? Non permetteremo che all’Edisu vengano tagliati quanto meno i fondi regionali concessi negli anni precedenti e chiederemo che la Giunta si impegni a chiedere il ristanziamento della copertura necessaria a livello nazionale.


qui http://forum.piemonte5stelle.it/viewtopic.php?f=36&t=372 discutiamo la Proposta di Legge su “Istruzione, diritto allo studio, libera scelta educativa”
qui http://forum.piemonte5stelle.it/viewtopic.php?f=36&t=368 discutiamo la Proposta di Legge su “Sistemi di istruzione e formazione professionale”
Bravi sono contento di come avete gestito la questione e alle conclusioni arrivate!!
OT
saprete della nuova piattaforma per la democrazia diretta creata dal partito pirata LiquidFeedback (ne ha parlato il fattoquotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/29/in-germania-i-cittadini-decidono-online/74142/), ne ̮̬ nata una discussione sul portale provvisorio del movimento, per chi volesse partecipare ̮̬ qui http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2010/10/soluzione-per-democrazia-diretta-con-internet—liquidfeedback.html
scusate l’OT!
e una prova
questa ̮̬ una prova
La proposta del Cotalengo (non ̮̬ un refuso) dimostra che la chiesa cattolica e Monsignor Nosiglia (presidente dell’organo per l’educazione della CEI guarda caso) sanno bene farsi i conti in tasca. Con l’attuale regime nazinalsocialista al governo la chiesa ̮̬ in ottimi rapporti, “concordati” a priori. Avete dei dubbi sul fatto che viviamo in un’epoca di kata-Fascio? Non vi basta la Gelmini che afferma “qui si lavora, non si fa politica”? Ebbene, leggete la norma bavaglio creata dal ministro Brunettolo per i presidi e per i docenti che osano dissentire. Allego un articolo ripreso anche da Il Giornale, buona lettura a tutti:
Il ââ∠âcodice disciplinare per i dirigenti scolasticiâââ¬ÃÂ ÃÆÃ¨ pienamente operativo.
Se le dichiarazioni possono essere ââ∠âlesive dellâââ‰â¢immagine
dellâââ‰â¢amministrazioneâââ¬ÃÂ, si rischia la sospensione dal servizio e dello
stipendio. Il ââ∠âCodice Brunettaâââ¬Ã non ammette scivoloni. Criticare
pubblicamente la riforma Gelmini puÃÆÃ² costare ai dirigenti scolastici fino a
tre mesi di stipendio. E alzare la voce nei confronti di un genitore una
multa, fino a 350 euro. Stessa sanzione, da 150 a 350 euro di multa, per i
capi dâââ‰â¢istituto che andassero in giro senza cartellino di riconoscimento o
che non avessero provveduto ad apporre una targa con nome e cognome davanti
alla porta della propria stanza. Con la pubblicazione sul sito del ministero
dellâââ‰â¢Istruzione, avvenuta il 21 ottobre, il Codice disciplinare per i
dirigenti scolastici ̮̬ pienamente operativo.
Da oggi, i capi dâââ‰â¢istituto dovranno stare attenti a esprimere la propria
opinione in pubblico o sui media. Se infatti le loro dichiarazioni dovessero
essere considerate lesive dellâââ‰â¢immagine dellâââ‰â¢amministrazione potrebbe
scattare la ââ∠âsospensione dal servizio con privazione della retribuzione da
un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesiâââ¬ÃÂ. Il codice Brunetta
(âââ¬ÃÂComportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioniâââ¬ÃÂ), recepito
anche per i presidi, non ammette dichiarazioni pubbliche che vadano a
ââ∠âdetrimento dellâââ‰â¢immagine della pubblica amministrazioneâââ¬ÃÂ.
A maggio di questâââ‰â¢anno, il direttore dellâââ‰â¢Ufficio scolastico regionale,
Marcello Limina, aveva avvertito insegnanti e presidi: meglio ââ∠âastenersi da
dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo potessero ledere lâââ‰â¢immagine
dellâââ‰â¢amministrazione pubblica e rapportarsi con i loro superiori gerarchici
nella gestione delle relazioni con la stampaâââ¬ÃÂ. Insomma: niente interviste
tranchant su giornali e in tv. Ed era scoppiato il finimondo, con
lâââ‰â¢opposizione che ha chiesto di rimuovere Limina e la maggioranza che lo ha
difeso.
Criticare pubblicamente la riforma Gelmini ̮̬ da considerarsi ââ∠âlesivo
dellâââ‰â¢immagine della pubblica amministrazioneâââ¬Ã o semplice manifestazione
ââ∠âdella libertÃÆÃ di pensieroâââ¬ÃÂ? ââ∠âA deciderlo – spiega Gianni Carlini,
coordinatore dei dirigenti scolastici della Flc Cgil – ̮̬ chi irroga la
sanzione: cio̮̬, il direttore dellâââ‰â¢Ufficio scolastico regionaleâââ¬ÃÂ. Da quando ̮̬
stato sottoscritto il Codice di comportamento ââ∠âi presidi sono piÃÆÃ¹ prudentiâââ¬ÃÂ,
ammette Carlini. E da allora non mancano richieste di chiarimento, da parte
del ministero dellâââ‰â¢Istruzione o da parte del servizio ispettivo del
ministero della Funzione pubblica, ai capi dâââ‰â¢istituto per i motivi piÃÆÃ¹
disparati.
In un caso il preside ̮̬ stato chiamato in causa da un genitore per non avere
pubblicato retribuzione e curriculum sul sito della scuola. Per poi chiarire
che la pubblicazione dei documenti in questione deve essere effettuata sul
sito del ministero dellâââ‰â¢Istruzione e non sul sito della scuola. In unâââ‰â¢altra
circostanza, il dirigente scolastico al quale era stata richiesta
unâââ‰â¢intervista ha comunicato il tutto al proprio superiore. E per tutta
risposta il direttore dellâââ‰â¢Ufficio scolastico regionale gli ha rammentato i
vincoli cui ̮̬ sottoposto il capo dâââ‰â¢istituto: non denigrare la pubblica
amministrazione.
La firma del contratto di lavoro dei dirigenti scolastici per il quadriennio
2006/2009, che al suo interno contiene le norme di comportamento e le
relative sanzioni, ̮̬ avvenuta lo scorso mese di luglio, ma non era ancora
stato pubblicato. Probabilmente, non tutti i capi dâââ‰â¢istituto sono a
conoscenza del fatto che una semplice intervista ad un giornale o ad una tv
puÃÆÃ² metterli nei guai. Lâââ‰â¢articolo 16, comma 7, del contratto dei capi
dâââ‰â¢istituto stabilisce infatti ââ∠âla sospensione dal servizio con privazione
della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre
mesiâââ¬Ã nei casi previsti dallâââ‰â¢articolo 55-sexies, comma 1, del decreto
legislativo 165/2001 (Norme generali sullâââ‰â¢ordinamento del lavoro alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche).
Il quale rinvia al Codice di comportamento dei dipendenti pubblici che
allâââ‰â¢articolo 11 recita: ââ∠âsalvo il diritto di esprimere valutazioni e
diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini, il
dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento
dellâââ‰â¢immagine dellâââ‰â¢amministrazione. Il dipendente tiene informato il
dirigente dellâââ‰â¢ufficio dei propri rapporti con gli organi di stampaâââ¬ÃÂ. Il
manuale di comportamento dei presidi regola tantissime fattispecie di
irregolaritÃÆÃÂ e comportamenti dubbi. E per la prima volta nella scuola
introduce le sanzioni pecuniarie. ââ∠âDa un minimo di 150 ad un massimo di 350
euro per i dirigenti scolastici che dovessero prodursi in ââ∠âalterchi negli
ambienti di lavoro, anche con utenti o terziâââ¬Ã o che non rendessero
ââ∠âconoscibile il proprio nominativo mediante lâââ‰â¢uso di cartellini
identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoroâââ¬ÃÂ. Il
Codice di comportamento stabilisce anche le sanzioni per ruberie, collusioni
con insegnanti assenteisti e apertura di procedimenti penali a carico dei
dirigenti scolastici. E a far capire che da questâââ‰â¢anno non si tollerano piÃÆÃ¹
comportamenti scorretti e ambigui interviene un recente decreto del ministro
Gelmini, che allarga il raggio dâââ‰â¢azione degli ispettori ministeriali:
consente loro di controllare le scuole anche senza incarico da parte del
direttore regionale. A sorpresa.
La Repubblica 24.10.10