sabato, Aprile 18, 2026

EDiSU al verde… padano


Di Davide Bono
Da mesi infuria la protesta tra gli studenti di qualunque ordine e grado, professori precari ex-SIS, ricercatori universitari e la riforma scolastica (e relativi tagli) del governo Berlusconi-IV. C’è chi dice che si razionalizza un settore da sempre ostaggio del “baronaggio”, dell’approssimazione, degli sprechi e chi constata invece dei tagli orizzontali (quindi senza premiare la virtuosità) su una situazione della scuola pubblica già francamente insostenibile dove i genitori devono ormai contribuire con una autotassazione impropria portando nelle scuole carta igienica, gessetti o soldi veri e propri. Al contempo si agevolerebbero le scuole “paritarie” cioè le scuole non statali parificate a quelle pubbliche tra cui oltre il 60% sono scuole cattoliche.


Un problema nel problema di notevole importanza è quello che riguarda gli studenti universitari, gestiti dall’EDiSU (Ente per il Diritto allo Studio Universitario), sin qui fiore all’occhiello del Piemonte che, insieme a poche altre Regioni italiane, ha garantito il sostegno residenziale e di borse di studio a tutti coloro che ne facessero richiesta (circa 10-12 mila in media negli ultimi anni), con un costo annuo di circa 37 milioni (oltre alla contribuzione della tassazione studentesca). Questi erano garantiti sinora per il 33% (12 milioni di euro) dallo Stato e per il 66% (25 milioni) dalla Regione.
La manovra Tremonti avrebbe ridotto i trasferimenti statali alle Regioni per garantire il diritto allo studio (che già si divide equamente alla Regioni che hanno più studenti e che ricevono più studenti “fuori sede”, tra cui appunto il Piemonte) del 50%, portandolo a soli 6 milioni. Già così l’Edisu, con 6 milioni in meno, avrebbe fatto i salti mortali e usato un utile di gestione che ne dimostra la virtuosità, ma ora si staglia all’orizzonte l’annuncio di un taglio secco nel bilancio previsionale per il 2011 della Regione che porterebbe da 25 milioni a 7 milioni, annuncio poi smentito, poi ribadito con un’apparizione televisiva di Cota (già preceduta dalla campagna elettorale del Vicepresidente del Consiglio Regionale, Molinari, già consigliere dell’Edisu) in cui si affermava che in futuro le borse di studio saranno destinate solo ai piemontesi.
Ora, posto che è palesemente incostituzionale garantire una borsa di studio solo a determinate persone e non ad altre, e quindi impossibile; posto che anche noi consideriamo che sarebbe giusto che quanto meno la contribuzione fosse 50% statale e 50% regionale, considerando il 50% statale come un livello minimo di diritti da garantire ed il 50% regionale come un investimento sia sociale che economico per il territorio interessato da studenti “fuori sede” che innalzano la qualità del sociale e richiamano cultura, investimenti per ricerca ed innovazione, nonchè spese per servizi essenziali e piccola e media impresa locale; specifichiamo anche che ridurre gli stanziamenti significa andare ad abbassare la soglia di accesso alle borse di studio, già oggi fissata a 19000 € di ISEE, e quindi dare più accesso a studenti “fuori sede” soprattutto delle aree disagiate del sud Italia, a reddito medio più basso di quello dei piemontesi, contraddicendo quindi le stesse finalità della Giunta. Ma che si contraddicono in termini i politici della Lega Nord non è una novità.
Chiudiamo dicendo che l’Edisu è un’ente molto efficiente, controllando da alcuni anni il 100% delle dichiarazione ISEE e scovando quindi tutti i falsi (fatti salvi gli evasori fiscali) e recuperando un piccolo “tesoretto” che viene reinvestito per dare una borsa plus per una fascia di studenti tra i 19.000 e i 25.000 € di ISEE.
Nei giorni scorsi alcuni ragazzi erano venuti a chiedere lumi agli Assessori competenti sui tagli regionali: le risposte dell’Assessore Cirio erano state un po’ carenti, sia per quanto riguarda l’approccio, sia nel merito della questione, mentre l’Assessore Giordano catapultato da Piazza Castello ha detto che “preferiva ascoltare”. Cirio ha qualunquisticamente attribuito la colpa della mancanza di risorse alle spese poco oculate della nostra “classe politica della prima repubblica”, quella “della generazione precedente alla mia e non ha colore politico, o meglio li ha tutti”. Come se ora la politica fosse rinata a più onesta vita, novella Araba Fenice, senza più sprechi, corruzione (salita a 120 miliardi di euro secondo la Corte dei Conti) ed evasione fiscale (altri 100 miliardi), oltre all’immancabile spesa pubblica “discrezionale” verso “amici e clientele” soprattutto nella sanità, nelle grandi e piccole opere e nella formazione professionale.
Nascondendosi dietro al fondo indistinto di 333 milini di euro che i vari Assessori si stanno contendendo con colpi bassi, ha cercato di convincere gli astanti che proprio al suo interno verranno trovati, con l’aiuto di tutti, le risorse o una parte delle stesse per le borse di studio e gli alloggi universitari. Chiudendo con un “ma chi lo può dire?”. E chi se non un Assessore?
Il gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle intende specificare che, come comunicato dalla Giunta nelle commissioni consiliari, il fondo coprirà in larga parte le spese obbligatorie (e per fortuna!) rendendo la discrezionalità francamente difficile ed esprime forti perplessità su questa non assunzione di responsabilità.
Di nuovo chiediamo alla Giunta: razionalizzazioni e tagli degli sprechi e premialità ai virtuosi o tagli orizzontali, a casaccio? Spese o investimenti? Non permetteremo che all’Edisu vengano tagliati quanto meno i fondi regionali concessi negli anni precedenti e chiederemo che la Giunta si impegni a chiedere il ristanziamento della copertura necessaria a livello nazionale.

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6 Commenti

  1. OT
    saprete della nuova piattaforma per la democrazia diretta creata dal partito pirata LiquidFeedback (ne ha parlato il fattoquotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/29/in-germania-i-cittadini-decidono-online/74142/), ne è nata una discussione sul portale provvisorio del movimento, per chi volesse partecipare è qui http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2010/10/soluzione-per-democrazia-diretta-con-internet—liquidfeedback.html
    scusate l’OT!

  2. La proposta del Cotalengo (non è un refuso) dimostra che la chiesa cattolica e Monsignor Nosiglia (presidente dell’organo per l’educazione della CEI guarda caso) sanno bene farsi i conti in tasca. Con l’attuale regime nazinalsocialista al governo la chiesa è in ottimi rapporti, “concordati” a priori. Avete dei dubbi sul fatto che viviamo in un’epoca di kata-Fascio? Non vi basta la Gelmini che afferma “qui si lavora, non si fa politica”? Ebbene, leggete la norma bavaglio creata dal ministro Brunettolo per i presidi e per i docenti che osano dissentire. Allego un articolo ripreso anche da Il Giornale, buona lettura a tutti:
    Il “codice disciplinare per i dirigenti scolastici” è pienamente operativo.
    Se le dichiarazioni possono essere “lesive dell’immagine
    dell’amministrazione”, si rischia la sospensione dal servizio e dello
    stipendio. Il “Codice Brunetta” non ammette scivoloni. Criticare
    pubblicamente la riforma Gelmini può costare ai dirigenti scolastici fino a
    tre mesi di stipendio. E alzare la voce nei confronti di un genitore una
    multa, fino a 350 euro. Stessa sanzione, da 150 a 350 euro di multa, per i
    capi d’istituto che andassero in giro senza cartellino di riconoscimento o
    che non avessero provveduto ad apporre una targa con nome e cognome davanti
    alla porta della propria stanza. Con la pubblicazione sul sito del ministero
    dell’Istruzione, avvenuta il 21 ottobre, il Codice disciplinare per i
    dirigenti scolastici è pienamente operativo.
    Da oggi, i capi d’istituto dovranno stare attenti a esprimere la propria
    opinione in pubblico o sui media. Se infatti le loro dichiarazioni dovessero
    essere considerate lesive dell’immagine dell’amministrazione potrebbe
    scattare la “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da
    un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi”. Il codice Brunetta
    (”Comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”), recepito
    anche per i presidi, non ammette dichiarazioni pubbliche che vadano a
    “detrimento dell’immagine della pubblica amministrazione”.
    A maggio di quest’anno, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale,
    Marcello Limina, aveva avvertito insegnanti e presidi: meglio “astenersi da
    dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo potessero ledere l’immagine
    dell’amministrazione pubblica e rapportarsi con i loro superiori gerarchici
    nella gestione delle relazioni con la stampa”. Insomma: niente interviste
    tranchant su giornali e in tv. Ed era scoppiato il finimondo, con
    l’opposizione che ha chiesto di rimuovere Limina e la maggioranza che lo ha
    difeso.
    Criticare pubblicamente la riforma Gelmini è da considerarsi “lesivo
    dell’immagine della pubblica amministrazione” o semplice manifestazione
    “della libertà di pensiero”? “A deciderlo – spiega Gianni Carlini,
    coordinatore dei dirigenti scolastici della Flc Cgil – è chi irroga la
    sanzione: cioè, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale”. Da quando è
    stato sottoscritto il Codice di comportamento “i presidi sono più prudenti”,
    ammette Carlini. E da allora non mancano richieste di chiarimento, da parte
    del ministero dell’Istruzione o da parte del servizio ispettivo del
    ministero della Funzione pubblica, ai capi d’istituto per i motivi più
    disparati.
    In un caso il preside è stato chiamato in causa da un genitore per non avere
    pubblicato retribuzione e curriculum sul sito della scuola. Per poi chiarire
    che la pubblicazione dei documenti in questione deve essere effettuata sul
    sito del ministero dell’Istruzione e non sul sito della scuola. In un’altra
    circostanza, il dirigente scolastico al quale era stata richiesta
    un’intervista ha comunicato il tutto al proprio superiore. E per tutta
    risposta il direttore dell’Ufficio scolastico regionale gli ha rammentato i
    vincoli cui è sottoposto il capo d’istituto: non denigrare la pubblica
    amministrazione.
    La firma del contratto di lavoro dei dirigenti scolastici per il quadriennio
    2006/2009, che al suo interno contiene le norme di comportamento e le
    relative sanzioni, è avvenuta lo scorso mese di luglio, ma non era ancora
    stato pubblicato. Probabilmente, non tutti i capi d’istituto sono a
    conoscenza del fatto che una semplice intervista ad un giornale o ad una tv
    può metterli nei guai. L’articolo 16, comma 7, del contratto dei capi
    d’istituto stabilisce infatti “la sospensione dal servizio con privazione
    della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre
    mesi” nei casi previsti dall’articolo 55-sexies, comma 1, del decreto
    legislativo 165/2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle
    dipendenze delle amministrazioni pubbliche).
    Il quale rinvia al Codice di comportamento dei dipendenti pubblici che
    all’articolo 11 recita: “salvo il diritto di esprimere valutazioni e
    diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini, il
    dipendente si astiene da dichiarazioni pubbliche che vadano a detrimento
    dell’immagine dell’amministrazione. Il dipendente tiene informato il
    dirigente dell’ufficio dei propri rapporti con gli organi di stampa”. Il
    manuale di comportamento dei presidi regola tantissime fattispecie di
    irregolarità e comportamenti dubbi. E per la prima volta nella scuola
    introduce le sanzioni pecuniarie. “Da un minimo di 150 ad un massimo di 350
    euro per i dirigenti scolastici che dovessero prodursi in “alterchi negli
    ambienti di lavoro, anche con utenti o terzi” o che non rendessero
    “conoscibile il proprio nominativo mediante l’uso di cartellini
    identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro”. Il
    Codice di comportamento stabilisce anche le sanzioni per ruberie, collusioni
    con insegnanti assenteisti e apertura di procedimenti penali a carico dei
    dirigenti scolastici. E a far capire che da quest’anno non si tollerano più
    comportamenti scorretti e ambigui interviene un recente decreto del ministro
    Gelmini, che allarga il raggio d’azione degli ispettori ministeriali:
    consente loro di controllare le scuole anche senza incarico da parte del
    direttore regionale. A sorpresa.
    La Repubblica 24.10.10

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