mercoledì, Settembre 22, 2021

Destra e sinistra pari non sono (dice Diego Novelli)

di Pier Giuseppe Gillio
L’ho scritto in precedente intervento e lo ripeto: considero “Nuova società”, il giornale di Diego Novelli, una voce istruttiva e stimolante. Ancor più ora che accoglie un dibattito – ampio e liberatorio per quanto tardivo – sull’involuzione della sinistra di potere.
Peccato, tuttavia, che denunce e proposte debbano spesso sottostare a un rituale di orgogliose dichiarazioni di identità e di appartenenza ideologica che sarà anche importante per chi scrive e per molti lettori, ma che ad altri può apparire non essenziale e talora persino scostante. Per carità, “Nuova società” è una voce dichiaratamente schierata e le attese della prima fascia di lettori sono pienamente legittime, tuttavia è mia opinione che la sostanza che esprime potrebbe essere più vastamente condivisa con forme e contesti di presentazione diversi.


Parto dal generale, ma mi sembra che il problema di sostanza e di forma sia molto legato anche all’articolo di Novelli di cui ora dirò: articolo che nega la possibilità di superamento delle categorie di destra e di sinistra che – dice l’autore – “pari non sono”.
Una negazione sulla quale sicuramente pesa l’eredità, anche emotiva, di una lunga militanza politica vissuta in anni in cui la distinzione tra sinistra e destra era metabolizzata come la distinzione tra il bene e il male. Trovando peraltro rispondenza in formidabili diversità ideologiche e di classe, di schieramenti e di programmi politici.
Ma oggi? L’idea del bene non è più sentita come consentanea alle vicende storiche del marxismo neppure più a sinistra; la classe operaia non è più baluardo di valori solidaristici e talora si è persino trasformata in serbatoio di voti della Lega; lo schieramento progressista è così variegato che il confessionale e il laico, l’anticapitalismo e il capitalismo, l’antiamericanismo e il filoamericanismo vi convivono inestricabilmente.
Insomma la vecchia categoria di sinistra appare oggi del tutto inadeguata a esprimere un qualcosa di organico e condiviso.
E allora perché mai definire “un po’ infantile, perlomeno ingenua” la dichiarazione di Davide Bono che al MoVimento non interessano più le distinzioni tra destra e sinistra? Anzi, in tanta babele concettuale e tattica, Bono abbandona logori e inutili stereotipi per riferirsi direttamente alla sostanza ovvero all’atteggiamento concreto che si deve assumere nei riguardi dei problemi.
Novelli ricorre poi a un’argomentazione che a mio avviso non potrebbe essere più autolesionistica. Dice infatti che quando Bono sentirà parlare “di regime dei suoli, di standard urbanistici, di piani regolatori, di speculazione edilizia, di rendita parassitaria sulle aree (non molte) ancora non cementificate” non potrà non capire la differenza tra destra e sinistra.
Come fa a esserne sicuro? Sotto gli occhi abbiamo le scelte urbanistiche di comuni, provincie e regioni di sinistra che hanno favorito il consumo di suolo a fini speculativi come mai prima d’ora avvenuto. E che dire della legge regionale di tutela del suolo del 1977, la 56, già motivo di orgoglio per la sinistra, e poi incessantemente e inesorabilmente svuotata e svilita a forza di deroghe e “accordi di programma”? E allora perché mai in materia urbanistica Bono avrebbe necessità di ricorrere alle categorie di destra e sinistra per sapere come e cosa votare?
Ma c’è di più. Quando Bono parla di alternativa alla destra e alla sinistra intende soprattutto parlare di non più sostenibili modelli di sviluppo fondati sulla crescita illimitata dei consumi (e del profitto). Vero è che la sinistra propone correttivi di distribuzione della ricchezza estranei alla destra, ma non basta un correttivo a salvare un modello che non il MoVimento ma tutto un vasto e solido pensiero critico contemporaneo ritiene superato.
In altre parole mi sembra che ai rilievi di Novelli sia sottesa la convinzione che, come in tempi lontani, chi non si colloca a destra o a sinistra sia necessariamente un qualunquista e non possa avere idee forti. Mentre è l’esatto contrario, tant’è che il patrimonio valoriale del MoVimento e di aree vicine è così ricco da tradursi già oggi in vivacità di dialettica interna.
Insomma, secondo me l’accusa di ingenuità conviene di più al semplicismo nominalistico di Novelli. Il medesimo che lo porta a concludere: “con chi pensano “i grillini” di allearsi in difesa e per l’attuazione della Carta fondamentale della nostra repubblica: con il centrodestra o con il centrosinistra? Tertium non datur”.
Eppure Novelli sa bene che i padri costituenti erano comunisti, liberali, cattolici e che la Costituzione è super partes. Per cui chi la vuole difendere non ha necessità di etichette di destra o di sinistra, ma sta con la Costituzione e basta.

Articoli Correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Popolari