
Se l’Italia vuole diventare un paese moderno e vivibile deve affrancarsi dal vecchio modello organizzativo del lavoro: tutti in ufficio, tutta alla stessa ora. Con le inevitabili conseguenze su traffico e smog.
Il Covid19 ci sta infatti costringendo a ripensare il nostro modo di lavorare, mettendo al centro l’efficienza e gli obiettivi, ma anche la conciliazione dei tempi di vita e lavoro.
Anche se ci sono lavori che necessariamente si devono svolgere in presenza, magari perché legati a processi produttivi, moltissime attività potrebbero essere svolte in smart working, dotandosi di adeguati strumenti.
Secondo uno studio del Sole24ore il 24% della forza lavoro nazionale può essere potenzialmente impiegata in smart working. Le conseguenze positive sono sotto la lente d’ingrandimento della comunità scientifica: migliaia di tonnellate di CO2 risparmiate, maggiore flessibilità e produttività con un conseguente aumento degli spazi e dei tempi disponibili dai lavoratori per la famiglia e le attività quotidiane.
Non bisogna quindi pensare allo smart working come un benefit dato dall’azienda al lavoratore: questa modalità di lavoro, se applicata nei modi corretti, porta benefici all’intero processo produttivo e alla comunità.
Il mondo della politica non deve sottrarsi a queste riflessioni, mettendo in discussione anche le proprie modalità di lavoro e valutando la possibilità di intervenire anche nell’ottica di riduzione dei costi della politica.
Nella politica si discute, ci si confronta e si vota. Tutto ciò è realizzabile usufruendo di tutti gli strumenti tecnologici a disposizione. E’ quello che si sta facendo da mesi senza mai interrompere l’attività, anche e soprattutto quella legislativa del Consiglio. Garantendo trasparenza e anche la partecipazione agevole dei rappresentanti dei territori più lontani, modulando l’alternanza tra attività in presenza e attività in aula.
La direzione è tracciata nonostante la resistenza della vecchia classe politica e dirigenziale. Leggasi le dichiarazioni del capogruppo a Torino Lorusso che esorta a riaprire tutte le aule per dare il “buon esempio”, perché chi “non è grado di far riunire l’assemblea consiliare, figurarsi il resto”. Con buona pace del “lavoro intelligente”.
Francesca Frediani, Consigliere Regionale M5S Piemonte
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