Riporto la relazione di Luca Carabetta, un amico di Buttigliera Alta (TO), studente del primo anno di Ingegneria Energetica del Politecnico di Torino, che riporta la vergognosa propaganda pro-nucleare attuata presso il Politecnico in un incontro pubblico organizzato senza alcun contraddittorio, se escludiamo l’attento presidio all’ingresso dell’Istituto e le osservazioni serie e intelligenti di studenti preparati, come il nostro Luca.
“Al Poli si sente Profumo di uranio, ripeto: al Poli si sente Profumo di uranio…”
Fabrizio Biolè
Ieri pomeriggio presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino si è tenuto un incontro dal titolo “L’energia nucleare accende la ricerca. L’energia nucleare è una realtà in Europa e nel mondo.
L’incontro è durato circa tre ore, al termine vi è stato un piccolo dibattito per dare spazio a questioni ed interventi del pubblico; ho di questo approfittato per esporre le mie ragioni e dati che risulteranno parecchio distanti da quelli felicemente mostrati da Enel e compagnia Politecnica. Espongo qui un riassunto di ciò che è stato relazionato e di ciò che ho esposto nel mio intervento.
Sin dalle prime parole dei relatori si scorge una certa nostalgia della tecnologia a fissione nucleare utilizzata per produrre energia; ci si ricorda di quel dannato referendum del 1987 nel quale l’80% della popolazione Italiana si pronunciò contrario rispetto all’energia nucleare. Quel referendum, i relatori ce lo fanno intendere, ha segnato un profondo colpo allo sviluppo Italiano, punto che ha determinato una grave dipendenza energetica dell’Italia stessa da paesi come la Francia.
Alla mia domanda “Ma il referendum scade?” le risposte sono arrivate repentine, con tanto di documentazione sul referendum e spiegazione del fatto per cui in quella circostanza, formalmente, non si è deciso di abolire il nucleare.
Il referendum che di fatto ha bloccato la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia e la messa in disuso di quelle esistenti è dunque, a distanza di anni, una farsa, un qualcosa di facilmente scavalcabile, è servito solamente qualche decennio per fare dimenticare la questione alle persone (noi Italiani siamo così) e dunque riprendere a costruire grazie all’appoggio dell’ignoranza (o del portafogli) dei politici.
Finalmente ora è possibile ritornare al nucleare! Ricordiamo che nel 2009 è stato approvato un piano nazionale di reintroduzione delle centrali nucleari; questa proposta è stata però bocciata in Corte Costituzionale il 22 giugno 2010 e dunque l’autonomia decisionale verrà lasciata alle Regioni. L’Emilia Romagna ha recentemente ribadito il NO al nucleare, il PD ha finalmente riconosciuto che per quanto ci si impegni a fare salire di livello le generazioni della tecnologia in questione, problematiche alla base non verranno mai risolte. Lunedì 15 novembre, al programma “Vieni via con me” su Rai Tre, il segretario del PD Pierluigi Bersani ha affermato “Lasciamo perdere fantapiani nucleari”.
Durante l’esposizione di un responsabile Enel rimango inorridito in merito alla questione: “La creazione del consenso”. I rappresentanti spiegano molto chiaramente come l’opinione pubblica sia oggi statisticamente contraria rispetto all’energia nucleare a fissione; è necessario dunque agire con ogni mezzo per creare consenso.
Per tutta risposta (stranamente supportata anche dal moderatore Cattaneo) informo i cari dirigenti Enel che dovrebbero provvedere ad informare, a dare gli strumenti per poter giudicare, invece che instillare loro stessi un orientamento di pensiero.
Le diapositive mostrano un argomento presente nelle politiche aziendali che non è altro che la commercializzazione del prodotto; con creare consenso si intende quel processo di convincimento e di reinserimento della tematica all’interno della vita quotidiana attraverso opinionisti, tecnici, dottori (si vede infatti come Umberto Veronesi, famoso oncologo italiano, stia appoggiando i progetti Enel – Fondazione Veronesi è finanziata direttamente da Enel), presenze in università e creazione di materiale didattico, volantini e paper.
Alcuni di questi paper ci sono stati distribuiti prima dell’incontro, li ho letti in giornata e dunque ho annotato qualche particolarità : queste guide sono davvero interessanti da un punto di vista ingegneristico: spiegano le tecnologie utilizzate oggi e quelle che appartengono al passato, descrivono il processo di estrazione ed arricchimento dell’Uranio, danno stime, numeri e notizie sulla tematica. Posso tranquillamente dire che studierò a breve questi documenti, appoggiandomi alla rete, per migliorare le mie conoscenze (che ora sono decisamente basse – sono solamente al primo anno di ingegneria energetica) in merito.
Io non ho nulla da obiettare sugli sforzi ingegneristici del settore, sono convinto che grandi risorse siano state spese per migliorare i sistemi di produzione di energia nucleare e sicuramente ci siano stati miglioramenti in senso di sicurezza, prevenendo e contrastando ogni possibile agente interno o esterno frutto di eventuale incidente. Il problema della produzione di energia nucleare sta però alla base e dunque nella disponibilità di materia prima: l’ Uranio 235.
L’ Uranio 235 è un isotopo dell’Uranio altamente instabile, qualità che lo rende perfetto per il processo di fissione nucleare. La fissione nucleare è un processo che prevede una reazione a catena di “fratture” degli atomi di uranio grazie a dei neutroni. L’Uranio è presente in natura in modeste quantità e l’estrazione può avvenire dalla terra o dall’acqua ad un costo particolarmente elevato (100-300 $/kg). L’Uranio utilizzato in una centrale a fissione è detto Uranio arricchito, in sostanza la presenza dell’Uranio 235 deve essere del 3% rispetto al totale (in maggioranza Uranio 238); per ottenere Uranio arricchito si passa attraverso un processo altamente energivoro, la maggioranza dei centri di arricchimento di Uranio, infatti, è affiancata da una centrale a carbone che produce energia elettrica. Con questa considerazione si smentisce la solita affermazione che vedrebbe l’impatto ambientale dell’energia nucleare nullo; le centrali a carbone sono infatti le centrali con la massima produzione di CO2.
L’Uranio è una risorsa limitata, esiste dunque una soglia temporale oltre la quale non disporremo più di questo materiale. Come nel caso del petrolio esistono certe stime che danno il combustibile fossile disponibile per essere sfruttato per la produzione di energia, ancora per centinaia di anni. Esistono anche i soliti catastrofisti ASPO & Co che realizzano stime ben diverse e preoccupanti che ci mostrano come già nei prossimi anni potremo risentire della mancanza di risorse.
Aspo scrive diversi post in merito, ne cito uno esemplare di Terenzio Longobardi estrapolando qui parti del suo discorso fatto di deduzioni ma soprattutto di calcoli basati sui documenti forniti da NEA (Agenzia per l’Energia Nucleare) e IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica). Consiglio di leggere il post completo poiché risulta alquanto divertente.
– Tornai in casa, ormai non avevo più sonno, per ingannare il tempo accesi la luce azzurrina del computer e iniziai svogliatamente a leggere l’ultimo rapporto energetico dell’Enea. Saltellavo da un capitolo all’altro, tra preoccupate analisi economico-ambientali e improbabili scenari futuri di abbondanza energetica, quando il mio sguardo si soffermò su un grafico e su alcune parole di granitica certezza: “Le riserve accertate di uranio sono sufficienti ad alimentare la domanda per almeno cento anni…”
– “Stima delle riserve di uranio calcolata in base all’attuale tasso di generazione elettronucleare”. Repressi a stento una sonora risata che avrebbe certamente svegliato tutto l’isolato. “Questi nuclearisti sono proprio dei birichini”, osservai perplesso, “pretenderebbero di espandere enormemente la produzione mondiale di energia nucleare e poi calcolano la disponibilità di uranio minerale sulla base della produzione energetica attuale!”.
– Scaricai da internet l’ultimo rapporto disponibile della IEA (Agenzia Energetica Internazionale) “World Energy Outlook 2006” e dopo qualche minuto di ricerca, trovai la tabella che mi serviva: “Risorse totali di Uranio mondiali”, fonte: proprio quei mattacchioni del NEA/IAEA. In essa le risorse di uranio venivano suddivise per costo di estrazione, 40 $/Kg, 80 $/Kg, 130 $/Kg e catalogate in “ragionevolmente accertate (cioè le riserve provate), inferite, pronosticate e speculative“.
– Da 1 t di Uranio arricchito si ricavano 720 GWh termici, da cui, con la consueta efficienza di trasformazione dei bollitori nucleari del 33%, si ottengono 238 GWh elettrici. Nel WEO 2006 trovai rapidamente la produzione annuale di energia elettronucleare nel mondo, 2.742.000 GWh e così ricavai il consumo annuale di uranio arricchito nel mondo: 11521 t. Avevo ora tutti gli elementi per calcolare la durata delle risorse uranifere mondiali, nell’ipotesi autolesionistica dei nuclearisti, di produzione elettronucleare pari a quella attuale e costante nel tempo. Con un costo di estrazione inferiore ai 40 $/kg delle riserve provate mi venivano circa 27 anni, sotto gli 80 $/kg circa 37 anni, per costi di estrazione inferiori ai 130 $/kg, la durata aumentava a circa 47 anni. Meno della metà dell’ipotesi secolare.
Seguono altre considerazioni sui documenti forniti dai centri di ricerca “nuclearisti” e degli studi come quello di Energy Watch Group.
Terenzio Longobardi ricorda inoltre dei dati sulla domanda annuale attuale di Uranio per l’energia che è di 67kton, al momento la produzione mineraria è a 42kton all’anno mentre le restanti 25kton derivano da risorse belliche del periodo della Guerra Fredda, situazione che aveva stimolato la produzione di armi nucleari nella corsa agli armamenti degli schieramenti Statunitense e Russo. Queste riserve, sempre secondo la domanda attuale, saranno esaurite in una decina di anni.
Portando questi dati ai relatori mi ritrovo interdetto, il professor Panella (Direttore del Dipartimento di Energetica del Politecnico) con un “Evidentemente i miei grafici non sono stati ben interpretati” mi fa intendere come le effettive risorse di Uranio potrebbero esistere da un minimo di 700 anni ad un massimo di 700 mila anni poiché è estraibile ovunque! Cerco di replicare a questo fantasioso ottimismo ma lo schieramento messo volutamente a dirigere la conversazione dalla parte opposta, sotto gli applausi del pubblico, mi fa tacere.
Il mio intervento va avanti, parlo del consumo di acqua e cito l’esempio francese dove ben il 40% delle risorse idriche nazionali è destinato al settore nucleare. Discuto inoltre dei costi, citando Carlo Rubbia, ex-direttore dell’ENEA, nobel e luminare della fisica in Italia che si era espresso, nel marzo 2009 alla trasmissione Annozero sulle reti RAI affermando che il costo di una centrale nucleare varia dai 4 ai 5 miliardi di euro ed il tempo di realizzazione è di una decina d’anni. Tenendo conto del fatto per cui l’effettivo ritorno economico di una tale struttura si ha intorno ai 40-50 anni (secondo Panella 10 anni) , tendendo conto della disponibilità di Uranio e considerando il fatto per cui ad oggi non esiste un metodo efficace per eliminare le scorie, bene, il nucleare è fallito!
Carlo Rubbia insiste sul fatto per cui la modalità corretta di investire nel nucleare è quella della ricerca sul trattamento delle scorie che ad oggi vengono solamente accatastate sotto terra o in superficie. Il nobel per la fisica afferma di avere proposto lui stesso presso l’ENEA un piano di ricerca in questo senso, il progetto è stato bocciato e noi abbiamo perso un altissimo esponente della cultura Italiana che oggi lavora in Spagna.
Un problema di costi lo si vede inoltre nel ciclo di vita di una centrale nucleare che è di circa 30-40 anni; circa il 70% delle centrali nucleari attuali è stata costruita prima del 1985 ed a breve dovrà essere dunque smantellata, subire il processo di decommissioning.
Concludendo, ci troveremo in un futuro non troppo lontano, a dover finanziare miliardi per delle centrali nucleari che probabilmente rimarranno attive per meno di quaranta anni, non raggiungendo quindi un bilancio positivo e avendo solamente la soddisfazione di avere sonoramente pagato Enel-Edf per un ennesimo scempio socio-economico-ambientale.
Concludo il mio intervento proponendo delle soluzioni, ricordo che l’Italia ha l’appellativo (all’estero) di Arabia Saudita delle energie rinnovabili, che in futuro potrebbero davvero contribuire ad un miglioramento delle condizioni energetica. Lo Stato si deve impegnare a migliorare la ricerca nel settore, stanziare finanziamenti per agevolare l’acquisto del pubblico di queste tecnologie, creare reti energetiche ed edifici autosufficienti cioè istituire una riforma dell’edilizia che vedrebbe l’autonomia energetica di ogni edificio: ogni struttura avrà un suo sitema per accumulare energia ed utilizzarla, l’energia in eccesso sarà condivisa (con un ritorno economico) con il resto della rete energetica.
Il tutto dovrà essere diligentemente accompagnato da un sistema economico differente rispetto all’attuale forsennato capitalismo, un sistema di sostenibilità ed abbassamento dello standard di vita.
Noto irritazione nei relatori che si alterano molto facilmente; alle domande di una ragazza di architettura, un rappresentante Enel inizia a rispondere “Lei ed i suoi amici, mettetevi il fotovoltaico…”. Un ingegnere nucleare presente in sala fa notare all’Enel come, solo grazie ai finanziamenti statali, questi progetti possano esistere ed invita il Politecnico ad organizzare dibattiti su tematiche del genere, non riluttanti pubblicità come quella in corso. L’ingegnere nucleare, dopo risposte vaghe e scortesi da parte dei relatori decide di andarsene. Io tento lo stesso qualche minuto dopo, raggiungo quei gruppi NO nucleare che fuori dal Politecnico ancora distribuiscono volantini cercando di informare seriamente sulle tecnologie a fissione e sui rischi.
Come al solito gli interessi delle grandi lobby politico-aziendali (e sembra universitarie) sovrastano la voce di quei pochi che cercano la verità attraverso fonti differenti, o di persone dotate di buon senso che vanno a leggersi davvero quei grafici tanto elogiati da Enel e scoprono l’errore, l’equivoco. La divulgazione di queste informazione spetta a noi, fermiamo questo scempio e tentiamo una via più sana per risolvere la crisi energetica e per mandare a casa le mele marce che spesso, anche al Politecnico, si incontrano.
Luca Carabetta
P.S. : Profumo è il rettore del Politecnico e attuale (probabile) candidato sindaco del centro-sinistra per Torino, centro-sinistra indeciso sul nucleare nì, ma anche (come nella maggior parte delle questioni).


Complimenti a Luca ̮̬ bello sapere che ci sono giovani in gamba come te e che vivono nel mio paese. L’oligarchia delle lobby purtroppo ha paura di perdere i propri privilegi…..e sta lottando con tutti i mezzi per continuare a far tenere la testa nel sacco a gente in gamba ed sopratutto onesta……forza Luca e tutti i ragazzi come te della tua generazione…..i giovani sono la speranza dell’umanita’
Bravo Luca, aggiungo, per quanto riguarda l’edilizia, che esiste giÃÆÃ oggi, la possibilitÃÆÃ di costruire case a consumo quasi nullo, e addirittura ci sono esempi di case completamente “off grid”, completamente autonome e indipendenti dalla rete energetica, che utilizzano come fonte di energia l’idrogeno, prodotto da elettrolisi da fotovoltaico. Questo ̮̬ il futuro che non piace alle lobby ma piace all’ambiente, l’energia deve essere un prodotto che usiamo e ci scambiamo tra noi come ci scambiamo altre merci.
L’indipendenza energetica nostra, sarÃÆÃÂ il vero futuro non le centrali nucleari.
Complimenti, non mollare. Continuiamo a difendere il nostro futuro con l’onestÃÆÃ intellettuale contrapposta all’arroganza e alla protervia di chi, cosÃÆÃ¬ facendo, non dimostra altro che timore del confronto, debolezza e mancanza di argomenti e risposte concrete. L’onestÃÆÃ intellettuale, il dubbio, sono l’unica speranza per potere trovare le risposte e le soluzioni ai problemi che necessitano questo Paese e questo mondo. Sino a cḫ̩ si dirÃÆÃ che la crisi non esiste, che il nucleare fa bene, ecc. si perderÃÆÃ tempo ed energie importanti da dedicare per la ricerca di soluzioni ai problemi reali che riguardano in massima sintesi le modalitÃÆÃ di creazione e di distribuzione della ricchezza e la salvaguardia del pianeta in cui viviamo.
Sono i dati che dicono che il nucleare ̮̬ un investimento “a perdere”. Non stupisce se lo slogan a favore viene dal capo del governo Berlusconi ma ̮̬ sinceramente piÃÆÃ¹ triste vedere che siano eminenti docenti a sostenere tale slogan (ci vorrebbe Benedetto Croce per dirgliene quattro). Ma in realtÃÆÃ i professori impegnati nel trovare fonti di finanziamento per sostenere il sistema di ricerca di cui fanno parte, non esitano a prostituirsi e a concedersi per la manipolazione del consenso. I politici (che spesso sono professori) o i professori che spesso diventeranno politici (il prossimo sarÃÆÃ Profumo?) sono incapaci o inconsistenti e sono alla ricerca di nuove ‘chimere’. Le imprese piÃÆÃ¹ aumentano di dimensioni piÃÆÃ¹ si estraneano dalle regole e da qualsiasi logica ed etica sociale ed economica. Esse vivono in un’economia che non ̮̬ quella reale, di cui la Borsa attuale ne ̮̬ l’espressione, incidendo e condizionando l’economia reale in cui operano le imprese piccole e medie. Tali imprese esercitano un’influenza e dispongono di un potere negoziale che a volte ̮̬ ampiamente superiore a quello dell’economia reale di piccoli stati o di regioni (quante volte abbiamo sentito giustificare le decisioni o il comportamento con la farse non possono fallire!). Neanche la recente crisi economica ̮̬ servita a definire nuove regole di mercato. Tornando al nuclerare, i dati esistono e le persone competenti esistono; raramente si fanno parlare le persone che possono rappresentarli e, quando si tenta, succede quello che ̮̬ successo al Politecnico.
Se ̮̬ come tu dici, purtroppo (o per fortuna), Rubbia ha fatto quello che, avendone l’opportunitÃÆÃ , sono tentati di fare tutti coloro che in questo Paese posseggono conoscenza, onestÃÆÃ intellettuale e desiderio di aiutare il cambiamento senza slogan e senza parlare di “aria fritta”.
Viviamo una fase storica molto buia sul piano culturale, sociale ed economico, che interessa il nostro Paese e il sistema delle nazioni che detengono la ricchezza a livello mondiale (ciÃÆÃ² non ̮̬ liquidabile come pessimismo, come direbbero coloro che esercitano il potere, bensÃÆÃ¬ si tratta di una triste considerazione e di sano realismo). L’assenza di reali risposte di cui il nostro Paese e il nostro pianeta hanno bisogno, porta costantemente alla manipolazione della realtÃÆÃ del consenso. Le caste, ed ̮̬ facile per molti di noi appartenervi con minore o maggiore consapevolezza, non hanno risposte ma difendono il loro status quo. La difesa ̮̬ opposta in questo Paese da troppi soggetti: Politici, Sindacati, Professori universitari, multinazionali, ordini professionali … sino ad arrivare magari ai tassisti! La difesa dello ‘status quo’ toglie spazio alle nuove generazioni, alla competitivitÃÆÃ e al ricambio sociale; ̮̬ contraria all’innovazione, ̮̬ contraria alla crescita e impedisce prospettive di un futuro migliore. In ultimo, ̮̬ a volte triste vedere come una parte di un’onesta intellighenzia di questo Paese, rappresentata da alcuni giornalisti, opinionisti, professori, politici, si faccia attrarre e cada nel tranello dei manipolatori per superficialitÃÆÃ o forse per la stessa ansia determinata dalla mancanza di risposte; non sostengono la tensione rappresentata dalla complessitÃÆÃ dei problemi e scelgono una falsa soluzione, magari temendo l’assenza di soluzione.
Nonostante tutto possiamo lasciarci con un messaggio positivo: c’̮̬ molto da fare, c’̮̬ tanto da migliorare e tutto ciÃÆÃ² rappresenta una grande opportunitÃÆÃ per il futuro del Pianeta, per le persone e per i giovani capaci e intelligenti che potranno contribuire a realizzare questo futuro. Quelli che si riconoscono in questa visione debbono essere “missionari” di una nuova fede sociale e politica che passa attraverso l’impegno individuale, il loro lavoro che dovrÃÆÃ sempre riflettere o cercare di attuare sempre il cambiamento necessario. Bisogna avere il coraggio di ridefinire e di rimettere in discussione regole, strutture e schemi che paiono immanenti. Un esempio: voi giovani studenti e futuri ingegneri, avvocati, medici, farmacisti, notai, rinunciate agli ordini professionali. Convertiteli in quello che sono: sindacati di categoria. Non ne avete bisogno voi e non ne ha bisogno il mercato, il Paese e le future generazioni. Liberiamoci delle sovrastrutture inutili!
Lo so che per voi futuri ingegneri, economisti ecc. ̮̬ piÃÆÃ¹ difficile percḫ̩ v’insegnano che nella razionalitÃÆÃ di quei modelli sta la veritÃÆÃ . A proposito Lei mi pare di capire che ̮̬ solo al primo anno, cerchi di resistere percḫ̩ solo con il successo si puÃÆÃ² dimostrare alla classe dirigente che l’alternativa esiste, altrimenti si fa la fine del pazzo o del santo, e in entrambe i casi si finisce sulla croce. Buon futuro a tutti.
Mi fa piacere che cominci ad essere citata ASPO dal MoVimento 5 Stelle.
Penso che quest’associazione meriti molto, molto spazio percḫ̬ i loro studi sono fondamentali ma ahim̮̬ sconosciuti alla massa, come il picco del petrolio raggiunto e tutte le conseguenze – non rosee – dell’imminente discesa di produzione.
Il M5S ̮̬ la formazione politica ideale per portare a conoscenza della gente comune gli studi di ASPO.
Bravo Fabrizio e bravo Luca!
Grazie sia a Luca che a coloro che mi inviano puntualmente tutte le notizie.
Antonio
Grazie, diamoci da fare tutti, documentiamoci, facciamo ricchezza di conoscenza nella nostra vita e Voi tutti continuate cosÃÆÃ¬ percḫ̬ senno’ ho paura che siamo proprio agli sgoccioli …..
no al nucleare si alle energie alternative
grazie
Continuate cosÃÆÃ¬!
Voglio fare un complimento alla Regione Piemonte, ma ho bisogno di un aiuto: devo farlo alla giunta regionale o ai dipendenti della Regione?
Sono coinvolto nel sistema dei poli d’innovazione, strutture create per organizzare e finanziare la ricerca tecnologica nel campo delle energie rinnovabili nella regione piemonte. Mi hanno stupito tre aspetti: la relativa abbondanza di risorse, il basso costo di gestione trattenuto dalla regione (meno dell’1%) e la rapidita’ d’azione (6-8 mesi al max per chiudere il tutto).
Signori miei, una cosa del genere non la vedo succedere quasi neanche nella ricerca finanziata dalla comunita’ europea. Vorrei dire ai ns due amici che ci rappresentano in consiglio regionale: vigilate sull’organizzazione attuale che gestisce i poli d’innovazione in piemonte, e non permettete che la politica vi entri. Apparementemente in questo frangente la regione lavora per noi, cittadini e suoi azionisti (ns malgrado)!
Grazie a tutti per i commenti positivi, ̮̬ vero che c’̮̬ bisogno di gente che scriva ma ̮̬ piÃÆÃ¹ che necessario che siano in tanti a leggere e contribuire grazie ai commenti o a nuovi dati e ricerche.
@Alvise hai espresso in poche parole ciÃÆÃ² che dovrebbe essere il pensiero umano: dubbio e onestÃÆÃ intellettuale.
A proposito di nucleare, propongo di leggere la legge di iniziativa popolare promossa da Legambiente
http://risorse.legambiente.it/docs/legge.0000001403.pdf
ad una prima lettura mi sembra ci siano degli indirizzi piuttosto buoni.
Voglio fare un complimento alla Regione Piemonte, ma ho bisogno di un aiuto: devo farlo alla giunta regionale o ai dipendenti della Regione?
Sono coinvolto nel sistema dei poli d’innovazione, strutture create per organizzare e finanziare la ricerca tecnologica nel campo delle energie rinnovabili nella regione piemonte. Mi hanno stupito tre aspetti: la relativa abbondanza di risorse, il basso costo di gestione trattenuto dalla regione (meno dell’1%) e la rapidita’ d’azione (6-8 mesi al max per chiudere il tutto).
Signori miei, una cosa del genere non la vedo succedere quasi neanche nella ricerca finanziata dalla comunita’ europea. Vorrei dire ai ns due amici che ci rappresentano in consiglio regionale: vigilate sull’organizzazione attuale che gestisce i poli d’innovazione in piemonte, e non permettete che la politica vi entri. Apparementemente in questo frangente la regione lavora per noi, cittadini e suoi azionisti (ns malgrado)!
Andate sul sito della RAI a cercare un puntata di ‘Presa Diretta’ Di Iacona. Ha trattato il tema del nucleare in modo molto esaustivo. Ha portato tra gli altri, un esempio di una centrale di “nuova generazione” in costruzione in Irlanda dei siti di stoccaggio individuati in paesi come Germania e Francia..c’̮̬ da rabbrividire!
Sto pensando di andare a vivere in un eremo a 4000 mt, ma forse neanche quello mi salverebbe!
C’̮̬ una puntata di ‘presa diretta’ di Iacona che tratta molto bene l’argomento. Cercatela sul sito della RAI. Porta, tra gli altri, l’esempio di una centrale di “nuova generazione” in costruzione in Irlanda ed i siti di stoccaggio individuati in paesi come Germania e Francia.
C’̮̬ da rabbrividire!
La razza umana si sta autoeliminando senza accorgersene!
@ Luca Carabetta
complimenti per la relazione che ho scorso velocemente, me la sono scaricate e la leggerÃÆÃ² con calma e attenzione.
Volevo chiederti se gentilmente hai modo di inviarmi anche i “paper” da te citati.
zatti.stefano@virgilio.it
Movimento 5 stelle, Novara
Grazie