
Le scomposte dichiarazioni sull’importanza strategica del TAV che si stanno diffondendo in queste ore sui media parlano chiaro: il castello di carte della grande opera inutile sta realmente traballando, insieme, probabilmente, a decine di poltrone.
Da Brinkhorst, coordinatore Ue per il corridoio mediterraneo, a Besson, presidente della commissione franco italiana per la Torino-Lione, fino alla deputata Porchietto (che addirittura parla di suicidio assistito per il Piemonte) e al responsabile trasporti di Forza Italia che preconizza addirittura il trasferimento del Piemonte a Dubai: si stanno attaccando a penali inesistenti, a tunnel mai scavati e addirittura all’età del capo politico del MoVimento 5 Stelle, reo di essere “troppo giovane” per farsi un’opinione su un’opera pubblica.
Gli appigli a cui è ancora fissata la retorica “sì TAV” meritano di essere smontati una volta per tutte.
Nel settembre dello scorso anno, l’osservatorio tecnico sul TAV, istituito dal Governo italiano, ha dato ragione al movimento No TAV, scrivendo in un documento in cui si legge chiaramente che “non c’è dubbio che molte previsioni fatte quasi dieci anni fa sull’aumento di traffico, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione europea, siano state smentite dai fatti”. Le previsioni erano irrealistiche e ampiamente sovrastimate: l’opera non è assolutamente strategica.
E rispetto all’avanzamento lavori? Chi cita Km di tunnel già scavato o non è al corrente della situazione o lo fa in malafede. Della tratta transfrontaliera sono stati eseguiti soltanto tunnel finalizzati allo studio e alla progettazione. Solo tunnel di studio della montagna.
L’affermazione ricorrente che cita il pagamento delle famose penali, poi, è palesemente falsa. Si verifichino gli Accordi dell’Italia con la Francia del 2001, del 2012 e del 2015 e con la Ue del 2015. Le penali riguardano i lavori effettivi finali e nessuno degli appalti attualmente in svolgimento riguarda lavori definitivi.
In verità il progetto finale del tunnel non è approvato né finanziato e non si sa se lo sarà mai.
Fra l’altro a Salbertrand, in Valsusa, arriverebbe parte dello smarino prodotto dagli scavi sul lato italiano, in totale circa 6 milioni di tonnellate, tutte trasportate via camion. In totale sono previsti circa 227.000 camion, 22.000.000 km da percorrere. Questo per smontare anche la narrativa del treno buono che alleggerirebbe la valle dal passaggio di tir e del conseguente vantaggio ambientale.
La verità è che i fautori della retorica Si Tav sono terrorizzati perché sanno che è finita l’epoca in cui potevano dire qualsiasi cosa senza contraddittorio. E che anche grazie al neo governo, si ha la reale intenzione di valutare i costi e i benefici di quest’opera, per arrivare a fermarla definitivamente.
Francesca Frediani, Capogruppo M5S Piemonte

