
Il Consiglio aperto del 19 maggio di Chiusa San Michele sulla Savio, su cui gravano ben 82 esuberi e su cui i lavoratori stanno portando avanti la loro battaglia, non ha riacceso grandi speranze.
Anche se i vertici dell’impresa hanno lasciato aperto qualche spiraglio sulle richieste dei sindacati che propongono di utilizzare almeno un anno di cassa integrazione per avviare un piano che possa permettere di affrontare gli esuberi con ricollocazioni e accompagnamento alla pensione, la realtà dei fatti è un’altra, ben più desolante e che tocca l’intera Valle.
Le istituzioni sono state per anni sorde ai bisogni del territorio e dei cittadini.Tutte le innumerevoli promesse fatte da chi ha ritenuto che la grande opera inutile fosse il volano dello sviluppo del territorio si stanno inevitabilmente rivelando false (prova ne è l’impoverimento imprenditoriale del territorio), e il tentativo di correre ai ripari con formule quali la “zona a fiscalità agevolata” risulta quantomeno sterile, soprattutto per i 82 esuberi di Savio. E’ preoccupante poi come oltre al territorio sia stata depauperata anche l’imprenditorialità della Valle. L’ennesima testimonianza arriva dagli esiti deludenti del bando della Misura 1.3 per il sostegno delle piccole e medie imprese interessate dai lavori per il TAV. Un modo per consolidare quel sistema formato da chi già è convinto che il Tav si debba fare.
Noi proponiamo un percorso di ricollocazione per i lavoratori coinvolti. E visto che c’è il reale rischio che 82 famiglie si trovino senza un reddito fondamentale per la sussistenza chiediamo a governo e regione di applicare vere politiche di welfare e di riaprire al più presto il dibattito sul reddito di cittadinanza, probabilmente l’unico intervento veramente utile per fronteggiare emergenze come queste e non lasciare soli i lavoratori.
Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemonte

