Addetti alle pulizie dell’ASL 1 di Torino in agitazione per il taglio di ore e compensi.
Lavori full time da 8 ore a 5 ore giornaliere, da 40 a 25 ore settimanali. Tradotto in busta paga si passerà da 1150 euro a circa 600 al mese. Una mazzata.
di Davide Bono
Addetti alle pulizie dell’ASL 1 di Torino in agitazione per il taglio di ore e compensi.
Lavori full time da 8 ore a 5 ore giornaliere, da 40 a 25 ore settimanali. Tradotto in busta paga si passerà da 1150 euro a circa 600 al mese. Una mazzata. E per chi ha un contratto part time andrà ancora peggio (da 5 a 3 ore e da 800 a 500 euro). Tra questi lavoratori ci sono donne sole, con figli e poche possibilità di trovare un’altra occupazione.
Questi sono gli effetti della perversa logica dei ribassi d’asta. La nuova impresa incaricata a gestire le pulizie per l’ASL 1 di Torino (Martini, Oftalmico, Valdese) e l’AOU Città della Salute ha vinto l’appalto con un ribasso folle del 30 per cento. Tagli che ricadono in prima battuta sui lavoratori e, di conseguenza, su tutti gli utenti del servizio sanitario. Non si tratta solo ed esclusivamente di un’emergenza occupazionale ma anche di un’emergenza igienico-sanitaria. E’ possibile mantenere gli stessi standard di pulizia ed igiene erogati in precedenza? Con un taglio del 30% gli ospedali di Torino saranno più puliti o più sporchi? Registreremo infezioni ospedaliere in più? La risposta ci sembra superflua.
Questa mattina i lavoratori hanno organizzato un’assemblea all’Ospedale Martini di Torino e noi abbiamo raccolto la loro richiesta di aiuto. Abbiamo dato tutto il nostro sostegno, annunciando un’interrogazione urgente in Consiglio regionale rivolta all’assessore alla Sanità Antonio Saitta. Chiederemo quindi come si intenda mantenere inalterati gli stessi standard di pulizia e cosa intenda fare la Regione per mantenere i livelli occupazionali precedenti.
Da tempo denunciamo le storture di un sistema che produce risparmi sulla pelle dei lavoratori e sul servizio erogato ai cittadini. Non è più accettabile che la Regione, attraverso le ASL, continui a promuovere tagli e riduzioni di stipendio con la logica dei ribassi d’asta. Saitta, dopo il ribasso del 50% all’ASL TO2, aveva garantito il proprio impegno per evitare casi del genere, tuttavia continuano a ripetersi sull’intero territorio regionale.


