• martedì , 22 Settembre 2020
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Ospedale unico ASLTO5, facciamo chiarezza

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di Giorgio Bertola

Nel giugno 2015 l’Assessore alla Sanità Saitta ha presentato alla Conferenza dei Sindaci dell’ASL TO5 l’ipotesi di avviare un percorso per la realizzazione di un nuovo Ospedale Unico in sostituzione degli attuali presidi di Carmagnola, Chieri e Moncalieri. Parliamo di un ospedale che, nelle intenzioni della Giunta regionale, dovrebbe avere tutti i servizi di un presidio sede di un DEA di 1° livello ed una potenzialità di circa 460 posti letto.


Nel successivo Protocollo d’intesa, siglato a novembre, venivano definiti i parametri per la scelta dell’area sulla quale dovrebbe sorgere la nuova struttura. Secondo l’articolo 4 del Protocollo d’intesa l’area doveva quindi essere individuata sulla base dei seguenti criteri:

  • qualità dell’area in ordine agli aspetti di contesto urbano (esposizione, qualità del suolo, qualità urbana dell’intorno, etc.)

  • qualità dell’area in ordine alla sua baricentricità valutata sia in rapporto alla dislocazione sul territorio degli utenti sia ai tempi necessari per raggiungere l’area;

  • qualità dell’area in ordine alla facilità di accesso che dovrà essere garantita a tutti i cittadini del territorio di riferimento con una pluralità tipologica di accessi, sia di carattere infrastrutturale, sia con sistemi alternativi, anche attraverso la previsione del servizio di elisoccorso;

  • qualità dell’area in ordine alla rete infrastrutturale e di sottoservizi già esistente e strutturata o che richieda minimi investimenti per la sua integrazione;

  • qualità dell’area in ordine alla presenza della rete di trasporto pubblico o comunque alla sua possibile integrazione;

  • qualità dell’area in ordine alla fattibilità dell’intervento in relazione ai vincoli di carattere idrogeologico e ambientale.

La posizione del M5S riguardo alla scelta dell’area è stata chiara fin da subito. La scelta più responsabile a nostro parere era quella di chiedere che venissero rispettati tutti criteri di individuazione previsti dal Protocollo, senza privilegiare un’area in particolare. Su tutto, abbiamo ritenuto che dovesse essere evitato il consumo di suolo agricolo. Abbiamo quindi chiesto, sia con ordini del giorno presentati nei Consigli comunali dell’area che con una mozione in Consiglio regionale, che venisse privilegiato dall’amministrazione regionale il recupero di aree industriali dismesse, dal momento che alcuni dei siti che si erano candidati ad ospitare il nuovo presidio rispondevano a quel requisito.

La scelta della Giunta regionale, come era parso evidente fin da subito, è ricaduta invece su un’area agricola in località Cenasco-Vadò, nel comune di Moncalieri, al confine con Trofarello.

Secondo l’assessore Saitta il fattore determinante per la scelta è stato l’impegno dei comuni di Moncalieri e Trofarello a compensare il consumo di suolo. Sulle compensazioni tuttavia il sindaco di Moncalieri Montagna bluffa, tutto il progetto siede quindi su una colossale bugia.

Ad un politico esperto come Saitta, ex-paladino della tutela della risorsa suolo, non può infatti sfuggire che la delibera di Moncalieri sul piano di recupero di aree agricole è semplicemente ridicola. Prevede 8 ettari di recupero di cui i primi 2 ridando la destinazione d’uso agricola ad un’area attualmente coltivata, ma destinata a parcheggio, perché compresa nel vecchio progetto di una fermata ferroviaria a Testona (Moncalieri). Progetto che non ha mai trovato compimento e, di conseguenza, quell’area non si sarebbe mai trasformata. Gli altri 6 ettari vengono recuperati dalla variante collinare che, osteggiata dagli stessi alleati del Sindaco Montagna, ha iniziato il suo iter nel 2012, quindi indipendentemente dall’ospedale.

La variante collinare recupera 47.000 mila metri, per cui ne mancano 13 mila all’appello. La maggior parte delle aree recuperate, però, sono a forte rischio idrogeologico e su cui comunque non si sarebbe potuto costruire. Quel suolo quindi è già recuperato dal 2012 ed è inaccettabile che questa compensazione venga usata anche per i calcoli sul nuovo nosocomio. Se Montagna ha veramente a cuore il problema del consumo di suolo, presenti dei progetti nuovi e credibili e non venga a millantare per proprie, scelte fatte da altri e con altri obiettivi. A Trofarello invece, con una delibera piena di buoni propositi, l’amministrazione trofarellese ha dato agli uffici l’incarico di individuare qualche espediente di mitigazione ambientale. Ma cosa deve compensare il comune di Trofarello se la nuova struttura ospedaliera sarà tutta sul territorio di Moncalieri? Se l’assessore regionale Saitta ha veramente posto come pre-requisito il non consumo di suolo, la migliore soluzione possibile sarebbe stata l’utilizzo di un’area già compromessa e da riqualificare ed i nostri comuni ne hanno tante. In alternativa dovrebbe pretendere dai Sindaci interessati un piano di recupero di terreno agricolo serio, fattivo e reale.

Il sindaco di Moncalieri, invece di fornire risposte nel merito della questione legata al consumo di suolo, dalle pagine di un giornale locale si limita a dire che “Quelli del M5S non vogliono l’ospedale a Moncalieri”. Non varrebbe nemmeno la pena di rispondere; giova tuttavia segnalare che ad oggi l’unico che ha rinunciato alla territorialità è stato proprio Montagna quando ha firmato il documento con Saitta e i sindaci dell’ASL TO5 per un ospedale unico, e che – per contro – avrebbe avuto grossi problemi a giustificare una scelta diversa, poiché spesso ha fatto passare il nuovo progetto come quello del “nuovo ospedale di Moncalieri”. Noi, sia a livello regionale che comunale, ci siamo limitati a chiedere il rispetto di impegni sottoscritti, ed è quello che continueremo a fare.


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