venerdì, Marzo 5, 2021

Eurofidi, disastro bipartisan

di Davide Bono e Francesca Frediani

Quale futuro per Eurofidi? Una good company da accorpare con Finpiemonte e una bad company da abbandonare a se stessa? Sempre più incerto il destino del Consorzio Fidi, con oltre 200 dipendenti e 57 mila aziende associate, di cui la Regione detiene il 20% e le restanti azioni sono detenute dalle banche.

L’azienda rappresenta il più grosso consorzio Fidi d’Italia, avendo prestato garanzie su prestiti a migliaia di aziende, piemontesi e italiane, per un totale di oltre 2 miliardi di euro. Da qualche mese sono uscite voci incontrollate di un buco di bilancio di 50 milioni € dovuti a crediti deteriorati.

Sostanzialmente le banche che non erogano più crediti alle aziende italiane, si rivolgevano a Eurofidi per ottenere garanzie necessarie, oltre alle controgaranzie del Fondo Nazionale di Garanzia. Negli ultimi anni il legislatore nazionale ha modificato retroattivamente i requisiti delle garanzie erogate e quindi molte di queste sono state rivalutate come non sicure e hanno richiesto l’accantonamento a riserva di una cifra consistente in caso di mancata restituzione. Per questo l’azienda è stata sostanzialmente bloccata, il Presidente del cda è fuggito ed il bilancio non è stato approvato, aprendo alla liquidazione dell’azienda e al possibile licenziamento in massa di lavoratori, giovani e molto formati.

Sulle prospettive di spacchettamento di Eurofidi, lette sui giornali e discusse con i lavoratori, l’assessore De Santis interpellata dal Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale non ha detto nemmeno una parola concreta. Si è limitata a garantire che la Giunta lavorerà per dare risposte ai lavoratori senza chiarire nemmeno il destino delle aziende che potrebbero fallire in seguito alla richiesta di restituzione immediata da parte delle banche

Auspichiamo che l’esecutivo non ricorra ai consueti corsi di formazione, spacciati come panacea per tutti i mali in occasione di ogni crisi aziendale. Il personale di Eurofidi è altamente specializzato e pretende un’occupazione non certo l’ennesimo corso di formazione pensato, più che per i dipendenti, per foraggiare le solite agenzie formative.

Sul fronte della governance di Eurofidi resta da chiarire il ruolo delle banche. La Regione Piemonte ha erogato gli 8 milioni per le alluvioni del 2000, ma il CDA non li ha recepiti a bilancio e gli istituti di credito (azionisti del consorzio) sono rimasti a guardare. Possibile che l’amico delle banche Chiamparino non le abbia richiamate all’ordine?

Sullo sfondo di questo ennesimo dramma occupazionale resta lo stucchevole rimpallo di responsabilità tra centrodestra e centrosinistra. Entrambi, avendo governato per molti anni la Regione Piemonte, sono responsabili di questa disastrosa situazione. Il caso Eurofidi dimostra ancora una volta il fallimento della vecchia politica, senza alcuna distinzione. Basta guardare chi ha guidato questa realtà negli ultimi anni: tutte persone legate a doppio filo a questo o quello schieramento politico. Nessuno escluso.

Per questo abbiamo ribadito la nostra richiesta di istituire una Commissione d’inchiesta regionale per fare piena chiarezza sulle responsabilità di questa situazione.

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