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di Paolo Mighetti
E’ ormai evidente come nelle grandi opere esista un rodato meccanismo di corruttela. Lo dicono i magistrati, ne parlano i giornali e raccontano anche una cosa ben più importante. Le grandi opere non si muovono perché “lo vuole l’Europa” o “gli illuminati governanti nostrani” ma, semplicemente, vengono "spinte" da gruppi economici interessati alla loro realizzazione.
“Ohibò!” dirà qualcuno nel PD “Quei diavoli di grillini avevano proprio ragione!”
L’avranno detto nelle segrete stanze. Oppure lo sapevano già e han manifestato stati d’animo più consoni alla preoccupazione che allo stupore.
Leggevo ieri un articolo di un cronista delle zone interessate dal Terzo Valico, le stesse dove le terre del Gavi si compenetrano e confondono con quelle dei Gavio. Nel pezzo si ripercorrono alcune notizie relative alle ultime inchieste della procura di Firenze giungendo ad evidenziare come gruppi economici locali ed imprenditori direttamente interessati fossero riusciti ad accelerare le procedure di approvazione e a garantire il finanziamento delle opere del Terzo Valico.
Purtroppo, però, non basta questo a farsi un’idea del sistema perché, proprio oggi, vengono alla luce nuove intercettazioni che chiariscono ulteriormente il quadro. Dalle pagine dei quotidiani, apprendiamo con quale bassezza morale si giunga persino ad ignorare il dramma degli alluvionati per i propri interessi. Di questo si tratta infatti, da un lato chi decide delle grandi opere lo fa sulla scorta di pressioni indebite e personalismi, dall’altro considera ogni altra faccenda una seccatura.
La misura della gravità del problema induce ad una valutazione sulle persone che compongono il sistema. Perché è di questo che parliamo: di persone che agiscono non in nome della collettività ma soprattutto in COGNOME della propria famiglia. E per “famiglia” intendiamo quella in senso lato, ben descritta ai tempi dal genio letterario di Puzo. Infatti, nelle duecento pagine della procura, troviamo non solo il giovane lupacchiotto ma anche il nipote raccomandato dell’alto prelato e nomi ben più rilevanti. Ad esempio:
“…Dall’esame della telefonata n° 169 del 2 luglio 2014, intercorsa tra Antonio Incalza e Sandro Pacella, emerge che la difesa di Ercole Incalza effettuata dal Ministro Lupi in sede di interrogazione parlamentare sia stata scritta dal difensore di fiducia di Ercole Incalza, avvocato Titta Madia…”
L’Avvocato Titta Madia è omonimo e nipote del Principe del Foro e deputato fascista Titta Madia senior ( http://it.wikipedia.org/wiki/Titta_Madia ) nonché zio del Ministro Marianna Madia. Chiaramente egli svolge correttamente la sua attività professionale che, stranamente, si esplica anche con la redazione di risposte per le interpellanze parlamentari poste al Ministro Lupi relativamente all’attività di Incalza.
Ma non è il solo nome evocativo:
“..Nel corso della stessa telefonata, Giulio Burchi aggiunge che Ettore Incalza sta cercando di far avere a Stefano Perotti altre direzioni lavori, citando in particolare quella per i lavori COCIV nell’ambito di una “spartizione fantastica” delle direzioni lavori che vede interessato anche “il figlio di …” facendo riferimento al figlio di Monorchio…”
Il “Perotti” non c’entra nulla con l’allegra combriccola ideata da Monicelli (quello era il Perozzi) ma, in realtà, oltre ad essere uno dei perni dell’inchiesta della Procura di Firenze, è anche il figlio di “..Massimo Perotti, già Presidente della Cassa del Mezzogiorno, direttore generale dell’Anas, arrestato durante Tangentopoli..” (Huffpost).
Per figlio di Monorchio, invece, si intende il figlio del Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio (http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Monorchio) il quale si accontenta della codirezione dei lavori del Terzo Valico.
La conclusione è semplice. Il potere in Italia viene esercitato per il bene dei propri figli, in senso stretto, strettissimo. Tanto da dimenticarsi della vita e del futuro di tutti gli altri italiani.
In questi giorni vorremmo sentire le voci dei convinti promotori delle grandi opere e del Terzo Valico in particolare. Dove siete finiti? C’è qualcuno che ha il coraggio di dire di essersi sbagliato? Di aver peccato di superficialità? Per ora c’è stato solo un colpevole silenzio da destra a sinistra, probabilmente con la convinzione di far finire tutto nell’oblio in poco tempo e di rimpolpare la mangiatoia appena la tensione si sarà allentata.
Ma vi assicuriamo che quei “diavoli di grillini” ci saranno ancora e grideranno ancora più forte, per ricordare agli italiani chi siete, da dove venite, chi erano vostro nonno e vostro padre.

