sabato, Aprile 18, 2026

Fabrizio Biolè

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Di Davide Bono
Fabrizio Biolé martedì è ufficialmente passato al Gruppo misto, lasciando il gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle in cui era stato eletto il 29-30 marzo 2010. Questo significa che d’ora in avanti il MoVimento 5 Stelle in Regione sarà rappresentato solo da me, che il personale e il plafond di funzionamento del Gruppo saranno ridotti, che Biolé non sarà più parte del M5S.
Andiamo con ordine. Il Consigliere Biolé era stato candidato come capolista in provincia di Cuneo nel 2010, nonostante violasse una delle tre regole fondamentali del MoVimento 5 Stelle: quella di non avere svolto più di due mandati elettorali. Egli era stato infatti per 11 anni Consigliere comunale nel piccolo comune di Gaiola, Valle Stura (CN), ed era stato eletto per la terza volta proprio nella primavera del 2009 ed era quindi in carica quando è stato proposto dal gruppo di Cuneo come candidato alle regionali.


All’epoca il MoVimento 5 Stelle era proprio agli albori, essendo nato ufficialmente il 4 ottobre 2009 a Milano, e poche erano le persone attive. Nelle prime riunioni delle regionali del 2009 si decise che ogni Provincia fosse autonoma nella selezione dei candidati e che l’unica primaria si sarebbe tenuta per il candidato Presidente. Come sapete, la spuntai io, con pochissimo margine verso Luca Zacchero, oggi consigliere Comunale a Novara. Per il listino provinciale di Cuneo, ci venne detto che mancava il quarto candidato per raggiungere il numero minimo e allora venne proposto dal gruppo di Cuneo proprio Biolé, su cui, per via del numero dei mandati, si aprì una lunga discussione regionale se fosse candidabile o meno, e alla fine, su proposta di Vittorio Bertola, si convenne di scrivere nel nostro regolamento interno che i due mandati in una lista civica non partitica (quale ci dissero essere quella di Biolé in quel di Gaiola) non contassero ai fini della regola nazionale e, quindi, di candidarlo. Era ovvio che nessuno pensava che quella scrittura ci avrebbe potuto tenere al riparo da possibili future critiche (tanto che Biolé lo scrisse nel suo foglio di accettazione della candidatura), né nessuno si sarebbe aspettato che venissero eletti due Consiglieri e, soprattutto, che Biolé, che evidentemente doveva essere considerato un riempilista, venisse messo invece capolista a Cuneo e fosse proprio uno dei due eletti.
Ma invece così avvenne: Biolé capolista a Cuneo (e quindi più votato), 4% a livello regionale e due eletti. E subito pochi giorni dopo l’elezione iniziarono a fioccare le prime polemiche, prima in Consiglio, poi sui social network ed infine sui media, continuando ininterrotte fino a l’altroieri. Nel 2011 vennero eletti altri candidati in inosservanza delle regole (ad es. il Consigliere circoscrizionale di Bologna, Boriani), così che nel 2012 Beppe ha preso la difficile decisione di chiedere a tutti questi di fare un passo indietro per il bene del MoVimento, in vista della difficile prova delle nazionali. Non a caso Boriani viene “diffidato” il 30 agosto, e lo stesso giorno Biolé viene contattato da Beppe Grillo per chiedergli di prendere una decisione condivisa con il MoVimento in Piemonte; da allora, purtroppo, non ha mai dato una risposta né a Grillo (con cui s’è sentito una seconda volta) né a me né agli attivisti ed elettori piemontesi. Elettori ed attivisti che non ha inteso incontrare se non in una ristretta riunione a Cuneo il 30 agosto e una provinciale, molto dibattuta, a metà settembre a Mondovì, in cui è stato corroborato nell’idea di “restare” dalla reazione incredula dei presenti, perché non informati dei fatti. Ainizio novembre è quindi arrivata, annunciata, la diffida legale ad utilizzare il simbolo del M5S e, contemporaneamente, la richiesta dal territorio, ormai tardiva, di sottoporsi al giudizio degli elettori o in asemblea pubblica o sulla piattaforma del M5S.
Voglio subito smentire chi dice che tutta la questione sia dipesa da valutazioni personali di Grillo o dalle pressioni fatte da alcuni attivisti, scontenti dell’attività portata avanti da Biolé in questi due anni o della ormai famosa questione della firma della reversibilità del vitalizio. Sono su piani diversi. Il rispetto delle tre regole base (2 mandati, fedina penale, no tessere di partito), anche postumo, spetta a Grillo, il controllo delle attività degli eletti spetta a tutti i cittadini, per cui speriamo di poter presto votare una riconferma online, sulla piattaforma del MoVimento, e a medio termine poter modificare la Costituzione inserendo la possibilità di sottoporre a referendum le cariche elettive.
Biolé ha infatti tutto il diritto sancito dalla Costituzione (secondo l’art. 67 l’eletto in Parlamento non ha vincoli di mandato) di rimanere Consigliere, nel gruppo misto, ma il MoVimento 5 Stelle è nato proprio per cambiare le logiche trite e ritrite della politica: ritiene infatti che le persone elette nelle istituzioni siano semplici portavoce dei cittadini e che rispondano a loro. Quindi, seppur è umanamente comprensibile una reazione confusa iniziale, non è politicamente accettabile che Biolé, dopo essersi candidato con questa visione della politica, oggi rivendichi il diritto a continuare la propria azione amministrativa in un altro Gruppo consiliare, senza aver nemmeno svolto prioritariamente una pubblica consultazione con i cittadini che ne hanno permesso l’elezione e l’hanno sostenuto. Così facendo, Biolé, ritengo stia tradendo il mandato e la volontà dei nostri elettori, danneggiando l’immagine e la funzionalità del MoVimento 5 Stelle in Piemonte, con l’apparenza, negativa per lui, di stare solo mirando a conservare la propria poltrona e relativi privilegi e prebende.
Per questo il MoVimento 5 Stelle Piemonte auspica che Biolè, chiusa una parentesi di riflessione, si dimostri coerente alle promesse e agli impegni della campagna elettorale, e abbia il coraggio di chiarirsi finalmente con i piemontesi e con Beppe Grillo, per fare un passo di lato, perché, in un Gruppo misto, checché ne dica, rappresenta solo se stesso.

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