Oggi abbiamo iniziato la discussione del primo articolo del DDL di riordino dell’ICT. Grazie anche alla nostra attività emendativa, la discussione si è fermata all’articolo 1.
Contestualmente ci è stato presentato il Piano di Trasformazione del CSI Piemonte.
All’interno una serie di gustose aspettative che francamente non si sa su quali basi poggino. Ad esempio a pagina 13 si aspetta, come ricadute economiche ed occupazionali, un incremento del volume annuo di attività nell’ordine di 100 milioni e in termini occupazionali, dirette ed indirette, ricadute locali stimabili in oltre 1000 unità.
Questo grazie ad un processo in tre fasi: prima la scomposizione del CSI in due entità, chiamate Agency, interamente pubblico e partecipato dagli Enti Pubblici, con compiti di governo e controllo (probabilmente un Consorzio), e Factory, probabilmente una SpA, con compiti di progettazione, realizzazione e gestione. Nella fase 2 è previsto l’ingresso totalitario nel capitale di soci privati finanziatori che saranno garantiti da un adeguato volume di commesse per almeno 5 anni (il pubblico quindi si accollerà tutto il rischio aziendale; così è facile fare imprenditoria). In seguito, nella fase 3, vi sarà apertura delle attività al mercato.
Riteniamo questo piano un libro dei sogni che ha dell’incredibile: in realtà si svenderà un patrimonio pubblico alla solita imprenditoria “assistita” legata a familismi e clientelismi, peggiorando notevolmente sia il dato qualitativo ed economico dei lavoratori che quello dei servizi erogati alle PA.
Davide Bono
Capogruppo in Consiglio regionale MoVimento 5 Stelle

