di Fabrizio Biolé
Come rimarcato in alcuni articoli in questo stesso blog, l’omofobia (“…paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, basata sul pregiudizio…”) rappresenta ancora nel nostro paese un concetto sconosciuto a molti, anche se le vittime di comportamenti omofobi, soprattutto nelle fasce giovanili, sono rappresentati da numeri piuttosto elevati e, fortunatamente la sensibilità della popolazione verso la piaga che rappresenta sta via via diffondendosi.
Avevo ironicamente sottolineato l’ignoranza in materia anche all’interno dell’emiciclo consiliare, oltre che riportare esempi piemontesi come l’esperienza del Torino Pride, che abbiamo come gruppo consiliare pienamente appoggiato durante i due anni di legislatura e la Giornata contro l’omo e transfobia, tenutasi anche a Torino il 17 maggio, nella sua sesta edizione.
Per partire da alcuni dati statistici, L’ISTAT parla di una percentuale di cittadini appartenenti alle categorie LGBT, vittime di discriminazione nei contesti lavorativi, pari al 19% e di un 13% di persone respinte nel corso dei colloqui di lavoro a causa della propria identità sessuale.
In Europa sono stati diffusi dati piuttosto critici che parlano di un danneggiamento della carriera lavorativa di almeno 4 milioni di persone a causa della discriminazione rispetto alle propria identità sessuale. In ultimo, dato tra i più allarmanti, è stato calcolato che almeno il 30% dei suicidi adolescenziali ha come causa eventi e atti di bullismo omofobico verso i soggetti che si tolgono la vita.
Pecora nera all’interno del contesto europeo, il nostro paese limita il proprio principio contro la discriminazione a causa della “condizione personale” all’interno dell’articolo 3 della propria Costituzione, mentre la stragrande maggioranza delle nazioni UE e non solo, hanno da tempo norme antidiscriminatorie o addirittura esplicite fattispecie di pene, all’interno dei rispettivi codici penali, di reati specificatamente legati all’omofobia. Tra queste: Francia, Norvegia, Svezia e Austria, ma anche Montenegro, Serbia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, tanto per fare alcuni esempi geograficamente molto differenti tra di loro.
Pur entro la specifica competenza del consesso regionale in merito alla problematica dell’omofobia, decisi a maggio del 2011 di preparare e depositare una mozione che trae le sue premesse dalle esplicite richieste del Parlamento Europeo, che ufficialmente invita gli Stati membri a condannare i discorsi omofobici, condannare la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale, e chiede agli stati di adottare tutte le misure opportune nella lotta all’omofobia e a intensificare l’azione pedagogica, amministrativa, giudiziaria e legislativa.
Dopo più di un anno dal deposito della mozione, che ha ottenuto l’apprezzamento e la sottoscrizione di diversi rappresentanti di altri gruppi regionali di minoranza, e dopo l’inserimento più volte reiterato e più volte annullato della discussione in seduta di consiglio, finalmente a fine luglio, con una maggioranza pur risicata, l’atto di indirizzo è finalmente stato approvato dall’aula, con grande soddisfazione da parte nostra. L’esplicito impegno cui viene vincolata la Giunta a promuovere iniziative contro la discriminazione, ideando una specifica campagna di comunicazione e l’adesione degli enti locali del Piemonte alla Rete Ready, rappresenta per i cittadini piemontesi garanzia di un interessamento diretto che possa portare alla formazione e alla diffusione di una società senza discriminazioni sessuali, in campo scolastico e lavorativo anzi tutto. Per cui: OBIETTIVO RAGGIUNTO!
Come è ormai noto, il metodo organizzativo di programmazione del consiglio regionale impedisce che le proposte di legge dei piccoli gruppi di minoranza difficilmente trovano modo di essere discussi, tant’è che finora un’unica proposta a firma MoVimento 5 Stelle ha concluso l’iter completo in commissione ed in aula: il testo che chiedeva la riduzione degli emolumenti dei consiglieri presentato da Davide ad inizio legislatura, il quale ,come ricorderete, ci è costato anche qualche botta in aula consigliare.
Ritenendo che il primo passaggio per poter dare attuazione al principio ed all’impegno sancito dalla mozione approvata sia, a livello della competenza regionale, cancellare da tutta la legislazione regionale vigente qualsiasi espressione o forma di discriminazione e, a conferma del fatto che le buone idee non hanno colore partitico, è presente da molti mesi la proposta di legge 79, dal titolo “Norme di attuazione delle parità di trattamento e del divieto di ogni forma di discriminazione nelle materie di competenza regionale” già disegno di legge nella passata legislatura mai approvato a causa di spaccatura nella maggioranza di centro-sinistra, ritengo concretamente utile supportare e sottoscrivere tale testo, a prescindere dai proponenti: anche la stella dei diritti (o “sesta stella“) non ha colore politico, ma va supportata a partire dalla cancellazione di ogni forma di discriminazione.

