sabato, Aprile 18, 2026

Il Piemonte si merita un garante dei detenuti!


di Fabrizio Biolé
Il Consiglio Regionale del Piemonte è stato il primo in Italia a discutere una proposta di legge di istituzione del “Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale” nel 2005. L’iter si è concluso solo nel 2009 (legge regionale numero 28) con il testo definitivo approvato in aula consigliare. Purtroppo però, dopo sette anni, e dopo che nove altre regioni – tra cui Campania, Lazio, Lombardia, Marche e Sicilia – hanno concluso l’iter per la sua nomina, il Piemonte è tuttora privo della figura.


Nella nostra regione il numero dei detenuti è attualmente vicino alle 5200 unità, a fronte di una capienza regolamentare di 3634 posti. Per la maggior parte le celle si trovano in strutture fatiscenti, vecchie e senza impianti a norma. A partire dall’anno 2000 i Radicali hanno organizzato, dapprima per sè, e, in seguito, coinvolgendo anche consiglieri regionali di altri gruppi politici, centinaia di visite nelle carceri regionali (la mia prima visita, del 16 agosto 2010, è raccontata qui). Proprio da questa esperienza nacque la proposta di legge di istituzione del Garante, figura che doveva fungere da collegamento tra i rappresentanti istituzionali piemontesi e le 13 case circondariali presenti nel nostro paese, per un’analisi e un approccio globale alle situazioni finora riscontrate durante le sporadiche, ma utili, visite dei consiglieri.
Come accennato, dopo il capofila Piemonte, altre realtà regionali hanno affrontato proposte di legge analoghe, alcune giungendo in tempi ragionevoli alla nomina vera e propria.
Sul nostro territorio, come io stesso ho potuto verificare anche di persona, grazie alle tre visite al carcere della mia città, le condizioni e le motivazioni che erano alla base della richiesta di una figura istituzionale di riferimento non sono cambiate; anzi: temo siano aumentate di gravità. E non si tratta esclusivamente di problemi noti come il sovraffollamento, ma anche di problematiche relative a infiltrazioni d’acqua, impianti pericolanti, spazi angusti e non adeguati, mancanza di possibilità di lavoro per ospiti o post-detenzione.
Cenno a parte merita la situazione sanitaria, che ho potuto verificare con mano nell’ultima visita di qualche giorno fa nella casa circondariale di Cerialdo, parlando con il medico responsabile della struttura: con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del primo aprile 2008 tutte le competenze in materia sanitaria all’interno delle carceri è stata trasferita dal Ministero di Grazia e Giustizia alle ASL regionali. Nello specifico nel carcere di Cuneo, che vive una delle situazioni meno critiche di tutta la regione, il medico riesce a condurre una media di 10 ore settimanali a fronte di circa 350 ospiti, molte figure di guardia medica si prestano a fare anche “continuità” e la maggior parte degli infermieri non riceve la retribuzione degli straordinari.
Tutta la partita relativa alla nomina del garante, peraltro saltata a piè pari dalla magioranza, che non ha voluto, per due volte consecutive, esprimersi in aula consigliare, non permettendo il raggiungimento del numero legale, rischia di essere definitivamente interrotta dalla proposta di legge 188 a firma dei capigruppo di PdL e Lega Nord, che propone l’abrogazione delle leggi attualmente in vigore che istituiscono rispettivamente il garante degli animali, il garante dell’infanzia e quello proprio dei detenuti. Le motivazioni alla base della proposta sono legate alla volontà della riduzione dei costi della politica, motivazione che in qualche modo è smentita dai numeri; infatti, a fronte di una spesa di circa 3000 euro mensili per la figura del Garante, che attingerebbe alle risorse umane dell’ente regionale per la creazione di una squadra di collaborazione, ci troviamo di fronte ad una realtà penitenziaria che costa circa 160 euro giornalieri a detenuto e che, come detto, presenta situazione talmente complesse che i 168 magistrati di sorveglianza presrnti in Italia, con le circa 300.000 pratiche su abusi e violenze, non sono nemmeno lontanamente sufficienti. Incalcolabile la spesa sociale!
Per questo ritengo che l’iter iniziato ormai dodici anni fa debba concludersi con la solerte nomina del garante, in quanto rappresenterebbe la figura competente per fungere da fulcro e collegamento tra le 13 realtà carcerarie regionali (con le proprie diverse figure professionali), i magistrati, le istituzioni, il consiglio regionale e la società cicile che sempre di più subisce l’idea che il carcere sia una società a sè slegata dal mondo “libero” e che molte volte dimentica la stretta correlazione con essa, sollazzandosi all’idea di una “discarica sociale” che anche la più parte dei media descivono come un mondo a sè, di cui non ci si deve preoccupare…

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2 Commenti

  1. Ciao a tutti!
    Secondo me, data la disponibilità di risorse economiche, ad eseempio dell’ordine di 3000 €/ mese, sarebbe più opportuno impegnarle per la formazione e il reinserimento lavorativo dei carcerati o, in alternativa, per la loro assistenza sanitaria o, in subordine, per la manutenzione degli stabili.
    Un politico che vada a vedere le macchie di muffa serve a poco, credo le notino anche i responsabili delle strutture. Parlate con loro, invece di introdurre ulteriori figure di intermediari!
    Almeno, la penso così.
    Ciau ciau
    Stefano P

  2. Purtroppo quando sento parlare della creazione di nuovi ruoli istituzionali, mi viene da pensare a nuovi metodi per piazzare, nascondendole dietro ottimi fini, nuove poltrone per amici e amichetti.
    Nel caso specifico sarei daccordo alla creazione di tale istituto, se si eleggesse una persona presa dal mondo delle associazioni che si occupano dei diritti dei carcerati. Una voce che sarebbe, spero, fuori dalle istituzioni e consapevole e a conoscenza dei problemi.
    Nel caso di una nomina politica, sono assolutamente contrario.
    Il ragionamento vale anche per tutte le eventuali altri nomine.

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