Di Davide Bono
Il Piemonte nel 2011 è stato colpito da una tempesta giudiziaria, l’operazione Minotauro attesa da mesi, che ha portato all’arresto di 182 individui affiliati alla ‘ndrangheta che intrattenevano rapporti costanti e proficui con diversi politici locali, di destra, centro e sinistra, con circa 70 milioni di euro di beni sequestrati. Inchiesta resa possibile grazie alle dichiarazioni rese negli ultimi anni da due collaboratori di giustizia, Rocco Varacalli e Rocco Marando, ritenuti attendibili. Le conseguenze politiche stanno arrivando piano piano, con i partiti che mettono la testa sotto la terra, ovviamente. Alcuni Comuni sono stati commissariati, altri resistono.
Ad esempio Chivasso, ora commissariato (dove addirittura il segretario cittadino dell’UDC era il figlio del capocosca), di Rivoli (dove il consigliere regionale del PD, ex-sindaco, Boeti ospitava a pranzo, a sua insaputa, il capocosca locale, lui, sconvolto, offre le sue dimissioni e il Pd le rifiuta!), Rivarolo, (dove il sindaco Bertot, del PDL, a sua insaputa, incontrava i capicosca del canavese per avere voti per essere eletto in Europa in cambio di “appalti pubblici” garantiti), Leinì, ora commissariato, dove l’ex-sindaco Coral, PDL, ora in carcere, a sua insaputa e ad insaputa del figliolo, sindaco di Leinì, incontrava i capicosca locali per avere voti per il figliolo ed eleggerlo in Provincia in cambio di “commesse certe”. Accidentalmente, Coral figlio è sposato con l’ex Assessore alla Sanità del PDL, Caterina Ferrero, indagata per appalti truccati che con il tramite del fido Gambarino in Assessorato, frequentava gli stessi soggetti per bene. Agli stessi capicosca si rivolge anche l’IDV con il parlamentare Porcino e il PD nuovamente per le primarie del Pd a Torino, nonché per la rielezione di Brizio a sindaco di Ciriè. Tutti sconvolti e a loro insaputa. E ad insaputa dei partiti, ovviamente. Ma vediamo se era proprio impossibile sapere.
Varacalli in particolare afferma a Presa Diretta che tutti sanno e che funziona così: la ‘ndrangheta ha bisogno dei politici per appalti sicuri e i politici hanno bisogno della criminalità organizzata per ottenere i pacchetti di voti. Ci siamo concentrati su Rivoli, dove abbiamo un Consigliere comunale, e dove si sono concentrate le richieste di voti di scambio.
Ivan Della Valle e Davide Antista, Consigliere comunale di Rivoli, han fatto una facile ricerca internet senza uso di servizi segreti, intercettazioni o pedinamenti per cui scrivono:
“Vogliamo rispondere a una nota del consigliere Regionale Nino Boeti, apparsa su Facebook, dove afferma che lui NON POTEVA SAPERE e che noi diciamo delle menzogne.
A conferma del fatto che a volte basta leggere,dopo la trasmissione presa diretta e queste molteplici discussioni, abbiamo deciso di consultare l’archivio storico della Stampa e in 5 minuti guardate cosa è saltato fuori :
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E più recentemente, su Luna Nuova nel Luglio del 2010:
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Il tutto ben 6 mesi prima della telefonata del parlamentare PD Lucà, che ha chiamato proprio il De Masi per chiedergli di far votare Fassino; addirittura il Sindaco di Rivoli, era uscito dicendo che “A Rivoli la ‘ndrangheta non esiste”.
Ma i magistrati la pensano diversamente. Non solo a Rivoli la ‘ndrangheta esiste ma risiede addirittura, da quello che riporta la trasmissione Presa Diretta, il padrino. E tutta la politica ci fa affari tranquilla.
Persone così informate ed attive su Rivoli come il parlamentare Lucà e l’ex sindaco Boeti avrebbero dovuto fare molta più attenzione alle loro amicizie che compaiono sulle cronache dei giornali già 35 anni fa. Ci sono o ci fanno? E visto che o ci sono o ci fanno, perché il PD non ha deciso di espellerli dal partito, rispettando il detto che “un politico non deve solo essere, ma anche sembrare al di sopra di ogni sospetto”, senza aspettare quindi il giudizio della magistratura?
Venerdì 10 febbraio 2012 parleremo di mafia e rapporti con la politica ad Alessandria, con CHRISTIAN ABBONDANZA, Presidente della Casa delle Legalità di Genova e DAVIDE BONO, Consigliere Regionale Movimento 5 Stelle, con la partecipazione di ASSOCIAZIONE “LIBERA, NOMI E NUMERI CONTRO LE MAFIE” ed il giornalista Giordano PANARO. Circoscrizione Europista, Via Wagner 38/D ALESSANDRIA


figurati se si dovesse scoprire che il padre dell’attuale presidente della Provincia era l’autista di Bonsignore….
Ragazzi, questi sono i temi che determineranno chi continuerà a credere nel Movimento come strumento del cambiamento epocale della nostra società e chi invece penserà di sfruttarlo come trampolino per una carriera politica in uno dei tanti partituncoli o partitoni.
Non è facile, con le ultime tornate elettorali abbiamo “caricato a bordo” un sacco di pseudoriformisti-gattopardiani che cercano in buona fede di sterzare su posizioni di compromesso con le altre forze, magari idealmente vicine, e di burocratizzare l’organizzazione interna. E … guardano con ossessione i sondaggi … Ma sono bravi ragazzi che è giusto che ospitiamo nel movimento, visto che hanno voglia di impegnarsi, ma a mio avviso rischiano di mollare appena il gioco si farà un po’ più duro.
Io penso che i prossimi mesi saranno molto difficili per il Movimento per gli attacchi esterni e le mine interne, ma tale periodo di purificazione è necessario se crediamo veramente che il mondo fra due o tre anni sarà molto diverso da quello che oggi conosciamo. Teniamoci forte e continuiamo a marciare … oltre …
non ho parole!! Anche perchè pare che anche il mio piccolo Comune, pare, rischi il Commissariamento (per altri fatti però)!!
Concordo pienamente con il penultimo paragrafo e mi complimento per l’iniziativa annunciata nell’ultimo.
Ho solo una domanda e un’osservazione.
Domanda: la vicenda del 1976 si è conclusa con una condanna? Sappiamo bene che non basta un arresto preventivo per fare un colpevole: vedasi in questi giorni ciò che sta accadendo ad alcuni valsusini No Tav.
Osservazione: il link che dovrebbe far aprire il primo ritaglio di giornale rimanda invece al secondo.
Grazie
Ricordiamoci uno dei primi fatti di ‘Ndrangheta piemontesi:
Domenico Belfiore nel 1993 è stato condannato definitavamente all’ergastolo come mandante dell’omicidio del procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983.
Rimasero molti dubbi. Alcuni conducono proprio a Palazzo di Giustizia. Ai legami fra clan malavitosi e certa magistratura. Rapporti che passavano per il bar «Monique», gestito dal pregiudicato Gianfranco Gonella, proprio di fronte alla vecchia Procura.
Nella sentenza si legge: «Le disposte intercettazioni avevano consentito di accertare l’esistenza di rapporti di familiarità ed amicizia fra il Gonella ed il dottor Moschella (Procuratore della Repubblica di Ivrea) e la dottoressa Carpinteri (giudice del Tribunale penale di Torino). Senza contare la perfetta conoscenza che il Moschella aveva delle attività del Gonella… Gonella aveva riposto particolare attenzione nel rendere favori e servigi, era persino riuscito ad imporre deferenza ai suoi amici magistrati… Il solito Gonella si era incessantemente interessato presso il procuratore Moschella delle vicende processuali di Belfiore…».
«La sua colpa» (quella di Bruno Caccia) sembra riassunta in una frase della sentenza della V sezione penale della Cassazione, datata 23 settembre ’92: «I calabresi lo consideravano uomo di particolare durezza e di particolare pericolo per loro, nella sua inavvicinabilità». (http://www.avvocatisenzafrontiere.it/?p=1932)
Insomma, dalle dichiarazioni del mandante dell’omicidio, Bruno Caccia era “uno a cui non si poteva parlare”. Cosa significa, che agli altri si poteva?
da leggere: http://www.mediterraneonline.it/2011/06/10/torino-operazione-minotauro%E2%80%8B-ndranghet%E2%80%8Ba-decapitata-lhidra-di-lerna-tutti-i-nomi-degli-arrestati-e-deglindag%E2%80%8Bati/
e’ proprio vero, che l’erba cattiva non muore mai!