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Di Giorgio Bertola
Gruppo Consiliare MoVimento 5 Stelle
Referente Commissione Ambiente e Rifiuti
Lunedì 23/01 alle 19 in Corso Corsica 55 avrà luogo una seduta aperta del Consiglio della Circoscrizione IX di Torino nella quale si parlerà dell’inceneritore, alla quale sarà presente l’Assessore all’Ambiente del Comune di Torino, Enzo Lavolta. Partecipate numerosi!
Mentre i lavori del ddl. 129, che dovrebbe riordinare la gestione dei rifiuti urbani (oltre al servizio idrico integrato) sono ancora fermi, continuano a destare preoccupazione le modalità con le quali viene concepita la gestione dei rifiuti in Piemonte.
Eppure le regole sono piuttosto chiare, poiché la Comunità Europea da tempo ha stabilito una precisa gerarchia tra le pratiche di gestione dei rifiuti, ponendo ai primi posti la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero di materia e solo all’ultimo lo smaltimento. Le norme italiane hanno costantemente recepito le direttive europee, con un processo legislativo che arriva fino al D.lgs. 205/2010.
Nonostante questo, i primi livelli vengono presi in scarsa considerazione in quasi tutta Italia, a favore dello smaltimento in discariche e tramite inceneritori come ingannevoli soluzioni a queste ultime; soluzioni assai peggiori del problema.
Quella di bruciare i rifiuti è una pratica antiquata e miope, sostenuta da forti interessi economici e politici (sempre che si riesca ancora a trovare una differenza tra i due aggettivi) ed ha effetti dannosi sulle tasche e – soprattutto – sulla salute dei cittadini.
La prima parola che viene in mente a chi conosce le caratteristiche di un inceneritore è spreco: per riprodurre ciò che si potrebbe ottenere con il recupero di materia si sprecano risorse non rinnovabili con costi sempre più alti per la collettività, e si ha spreco di energia per la scarsa efficienza degli impianti, anche in presenza di teleriscaldamento.
Alla base di tutto questo c’è l’errata concezione dei rifiuti come di qualcosa che non serve più, mentre sarebbe più corretto chiamarli “materiali post consumo” e risparmiare energia usandoli come materia prima secondaria; gli inceneritori sono impianti che non starebbero in piedi economicamente se non ci fossero pesanti incentivazioni pubbliche.
E’ importante dire che la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia per gli incentivi dati dal Governo italiano per produrre energia bruciando rifiuti inorganici considerandoli “fonte rinnovabile”.
Come se tutto quanto premesso non bastasse, non vengono eliminate le discariche, poiché a fine processo rimane una quantità di ceneri solide superiore al 30%, classificate come rifiuti tossici nocivi.
Dal punto di vista della salute, gli effetti nocivi dell’incenerimento dei rifiuti sono dimostrati da studi come quello della British Society for Ecological Medicine, quello dell’ISDE o quello più recente del comitato scientifico Moniter, con il quale la Giunta regionale dell’Emilia Romagna è stata sbugiardata dai suoi stessi esperti. Possiamo riassumerli come segue:
1. Aumento dell’incidenza di nuovi casi di tumori e malformazioni genetiche
2. Patologie cardiache, cardiorespiratorie e dei tumori ai polmoni, con incremento di mortalità , causato dal particolato ultrafine (PM 2,5 ed inferiori) non bloccato dai filtri
3. Danni ormonali e genetici causati da metalli pesanti e sostanze organiche persistenti (POPs)
In tale desolante panorama il Piemonte non fa eccezione, e l’esempio più emblematico di questa scellerata gestione è l’inceneritore di Torino, in costruzione nell’area del Gerbido, che con un abile trucco semantico tutto italiano chiamano “termovalorizzatore”.
L’inceneritore di Torino – Gerbido dovrebbe bruciare (almeno a quanto affermato nel progetto) 421 mila tonnellate di rifiuti all’anno, ma potrebbe arrivare fino a 700 mila, e le sue emissioni si spargerebbero su Torino ed i comuni limitrofi per oltre 1,5 milioni di abitanti. L’azienda incaricata a costruirlo è TRM S.p.A., azienda della quale il Comune di Torino detiene il 95% delle azioni, ma il cui 40% presto verrà svenduto (insieme a quello di Amiat e Gtt), a seguito della delibera “Riordino del Gruppo conglomerato Città di Torino”. Il costo dell’opera (a progetto) supera i 500 milioni di euro, prestatici con lauti interessi da diverse Banche, e per ripagarsi dovrà funzionare per 20 anni a pieno regime, con l’obbligo di conferimento da parte di tutti i Comuni della Provincia di Torino ed il conseguente rigetto di qualsiasi altro metodo più virtuoso e meno costoso per gestire i rifiuti senza ammorbare l’aria.
Gli interessi legati all’incenerimento dei rifiuti fanno sì che la gerarchia di cui parlavamo all’inizio venga totalmente disattesa, ed è chiara la volontà politica di non investire sull’incremento della raccolta differenziata, che a norma di legge dovrebbe arrivare al 65% entro fine 2012, ma che a Torino nel 2010 ha fatto registrare un misero 42,4% e in Provincia di Torino a poco più del 50%, sebbene le ottime percentuali raggiunte in alcuni quartieri dotati di raccolta porta a porta dimostrino come arrivare a livelli di raccolta differenziata degni di un paese civile sia possibile e semplice anche in una grande città.
Esistono alternative all’incenerimento dei rifiuti?
Per prevenire le solite obiezioni, dico subito che in Europa ci sono tantissimi inceneritori; ciò che tuttavia non si dice è che si tratta di impianti vecchi, che gradualmente stanno chiudendo, e che il futuro della gestione dei rifiuti è nella riduzione, nel recupero di materia e nella strategia “Rifiuti Zero”.
Le amministrazioni devono diffondere delle buone pratiche e degli stili di vita che puntino alla riduzione dei rifiuti alla fonte ed al riuso.
La quota di rifiuti indifferenziati che rimane dopo una forte riduzione alla fonte ed una raccolta differenziata porta a porta superiore al 70% si può gestire con dei trattamenti a freddo, con il trattamento meccanico biologico (tecnologia nella quale l’Italia è all’avanguardia) e l’estrazione tramite selezione meccanica e manuale della quota residua secca di rifiuti solidi urbani, dalla quale si può ricavare ulteriore materia riciclabile ed utilizzabile per la produzione di manufatti e sabbie sintetiche.
Secondo lo studio di uno dei maggiori esperti europei del settore (che è italiano!), sostituire gli inceneritori e le discariche con la raccolta differenziata e gli impianti di riciclo in tutta Italia procurerebbe 200 mila posti di lavoro in più con 900 milioni di euro di costi e con un rientro dell’investimento in 3 anni, senza effetti negativi (inquinamento) e spese per lo smaltimento e la successiva bonifica ambientale!
La strategia Rifiuti Zero è stata finora intrapresa da moltissime città del mondo, e da 69 Comuni italiani.
Nell’area interessata dall’inceneritore di Torino – Gerbido da tempo un nutrito e crescente gruppo di cittadini ha deciso di non accettare l’imposizione di un’opera così dannosa ed ha cominciato a fare informazione e attivare delle campagne di mobilitazione. Il Coordinamento Rifiuti Zero Torino – No Inceneritore sta promuovendo delle petizioni a Torino e nei principali Comuni della Provincia, e chiede la massima partecipazione di chi – come loro e come noi – pensa che quella di incenerire i rifiuti sia una scelta dannosa ed inaccettabile.
Queste – in sintesi – le richieste della petizione:
– l’immediato abbandono dei lavori di costruzione dell’inceneritore del Gerbido;
– l’estensione della raccolta differenziata domiciliare a tutto il territorio cittadino e il rispetto dell’obbligo di legge di raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 31/12/2012;
– l’applicazione della tariffa igiene ambientale in modo proporzionale al conferimento dell’indifferenziato,
– l’assunzione di iniziative presso la Provincia di Torino e la Regione Piemonte per la ridefinizione dei piani di gestione dei Rifiuti senza impianti in combustione, con l’impegno a promuovere anche legislativamente un obiettivo RIFIUTI ZERO entro il 2020, che contenga la previsione di chiudere anche gradualmente le discariche.
E’ possibile scaricare la petizione dal sito e divulgarla, oppure firmarla ai banchetti che ogni fine settimana si possono trovare sul territorio e che vengono segnalati.
Il sito del Coordinamento Rifiuti Zero Torino
Il profilo Facebook del Coordinamento Rifiuti Zero Torino
Scarica la petizione per Torino
Scarica la petizione per gli altri Comuni
Consulta l’elenco dei “negozi amici” presso i quali è possibile firmare la petizione
Donazioni per sostenere le attività e per eventuali azioni legali


sull’argomento abbiamo pubblicato proprio oggi un articolo su
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/alessandria/
a cura di Mario.
ciao
diffuso su fabionews
http://www.fabionews.info/ViewAppuntamento.php?id=12470
Grazie
Caro Di Giorgio Bertola, quanto hai riportato è da stampare in un volantino e divulgarlo il più possibile tra i concittadini.
Buon Lavoro di attuazione di tutti i punti del Programma MoVimento 5 Stelle.
Distinti Saluti.
Vorrei far presente a tutti i vantaggi che stiamo per avere qui a Capannori (lucca)
In questo momento si sta sperimentando in una frazione del comune l’applicazione di microcip ai sacchi dell’INDIFFERENZIATA e tutti tra poco pagheranno solo per lo smaltimento dell’indifferenziata.
Questo è il punto di arrivo a cui tutti dovrebbero aspirare
Le alternative ci sono, siamo governati da gente irresponsabile.
Un contributo prezioso e di rara chiarezza. Grazie.
vi prego di guardare questo video sullo scempio della cascina oasi cicogne venara a zerbolo’ pavia…e’ allucinante
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=pypvrtywQ5I
A settembre il comune di Torino ha fatto grandi proclami su cambiamenti che avrebbero riguardato la raccolta dei rifiuti nelle scuole dei nostri figli, stoviglie di ceramica (basta plastica), compostaggio, cibi avanzati riutilizzati da canili e mense a seconda della tipologia…tutti questi propositi si stanno concretizzando o sono rimaste parole? Per “rifutare” l’inceneritore occorre iniziare subito a ridurre i rifiuti!!! Come cittadini si può fare qualcosa per aiutare o almeno per ricordare gli impegni presi?
a presto Anna
@ManuelaBellandi: anche nei Comuni della provincia di Torino funziona così; quello che noto è la resistenza da parte delle persone a cercare di ridurre il più possibile la quantità di rifiuti indifferenziati prodotti; è una questione non soltanto di costi (che di per sé mi parrebbe uno stimolo sufficiente a cercare di migliorare), ma anche, forse soprattutto, di salvaguardia dell’ambiente dove noi tutti viviamo, e in cui vivranno i nostri figli. E’ troppo facile lamentarsi per la costruzione dell’inceneritore se non ci si sforza di differenziare bene e di comprare merci confezionate in imballaggi facilmente smaltibili.
nel 2010 lavoravo all’inceneritore di parona lomellina pavia adesso sono invalido civile al 75 percento dopo aver fatto un brutto incidente mentre stavo lavoravo sono stato pure
licenziato…NO…all’inceneritore…no…bruciare rifiuti…
Ho letto che TRM ha deciso di non realizzare la discarica di servizio e che userà le scorie come inerte x la produzione di laterizi. Avete qualche info in più?
E bravo il Bertola !!! Finalmente uno del MV5S che scrive in un italiano corretto e comprensibile… eh già, visto che, fino a prova contraria, il Piemonte è ancora una regione Italiana… La strada è quella giusta, caro Giorgio, ma non dimentichiamoci che i rifiuti sono collegati ad una delle cose di casa più crudeli e cruente: la mafia. Massima attenzione!