sabato, Aprile 18, 2026

La strada delle illegalità

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di Marco Scibona,
Gruppo Consiliare MoVimento 5 stelle
Referente Commissione Urbanistica e Trasporti

Non riescono proprio a capirlo! Niente fermerà la lotta contro il Treno ad Alta Voracità Torino-Lyon: a parti rovesciate rispetto agli sgherri manzoniani… quella linea non s’ha da fare nè domani, nè mai.

Per cercare di far calare il numero di contestatori nei pressi delle recinzioni si era provveduto addirittura all’emissione di alcune ordinanze prefettizie, tre per l’esattezza, che vietavano il transito dalla centrale idroelettrica di Chiomonte fino al piazzale antistante la centralina di alimentazione della galleria autostradale di Giaglione. Vietavano perchè l’ultima ordinanza scadeva il 31 dicembre 2011, proprio nel momento in cui entrava in vigore l’istituzione del Sito di Interesse Strategico Nazionale promulgato dal solerte Governo dei bancari, sulla scorta di quanto fatto da Prodi per la Campania nel 2008.

Scopo delle ordinanze prima e del Sito Strategico poi è intimidire chiunque abbia a cuore le sorti del proprio Paese, in barba all’articolo 16 della Costituzione Italiana che recita “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”. Le ordinanze, che sono state impugnate, si basavano sull’eccezionalità e sull’urgenza di tutelare la sicurezza degli operai nel cantiere, almeno stando a quanto sostenuto dai proponenti l’opera e dai media allineati. Peccato che la realtà sia ben diversa. Basta inoltrarsi nei boschi tra Giaglione e Chiomonte percorrendo i sentieri della Val Clarea e giungere nei pressi della rete, per scoprire che al suo interno l’unica presenza è quella dei mezzi delle forze dell’ordine impegnate sul percorso asfaltato all’interno delle reti; i suddetti operai sono comparsi solo per installare l’impianto delle manichette idrauliche per il ‘refrigerio’ degli irriducibili manifestanti, per installare l’impianto di illuminazione da stadio che ha reso “luminoso” ogni angolo della vallata e per l’asfaltatura delle piste interne; compaiono inoltre solo in occasione delle partecipate manifestazioni No Tav, ad uso e consumo dei media e dei creduloni della Commissione Europea, a cui si deve far passare che l’opera è iniziata, da cui discendono i copiosi (670 milioni di euro) finanziamenti.

Che il cantiere sia inesistente è chiaro a tutti, per di più sapendo che al momento i terreni a suo tempo comperati e suddivisi tra privati, su cui insiste il vero cantiere del tunnel geognostico, non sono stati ricompresi all’interno delle reti nè i proprietari degli stessi hanno neanche ricevuto le lettere di esproprio.

L’urgenza della misura cautelativa è chiaramente fuori luogo, a maggior ragione visto che alla nostra richiesta ufficiale alla Lyon Turin Ferroviaire (LTF) come Gruppo Consiliare di avere copia del progetto definitivo del tunnel geognostico della Maddalena, ci viene risposto che non esiste nemmanco ancora il progetto definitivo.

Quindi, consapevoli che non esistevano ordinanze attive, e che l’Area Strategica interessa la sola area di cantiere, sabato 14 gennaio alcuni militanti NO TAV accompagnati da una delegazione del team di legali che seguono il movimento, si sono presentati ai cancelli posti dalle forze dell’ordine nei pressi della centrale idroelettrica di Chiomonte. Qui sono stati bloccati e, dopo un dibattito alquanto farsesco con un funzionario della Digos imbarazzato (che potete gustare nel video), e varie telefonate agli uffici della Questura è stato negato l’ingresso, pur confermando che:

– non esisteva alcuna ordinanza restrittiva
– l’accesso non insisteva sull’area strategica

adducendo motivazioni di ordine pubblico (per un pugno di persone!!) e che al massimo era consentito l’accesso ai proprietari dei terreni ai soli terreni e comunque scortati. Ovviamente nessuno ha accettato le imposizioni e tutti hanno abbandonato l’area.

Le comiche non finiscono qui: basta attendere qualche giorno ed ecco apparire articoli di giornale che informano circa l’emissione di una nuova ordinanza (al momento non se ne conosce il reale contenuto e sembra essere stata comunicata solo ai giornalisti prima ancora che ai sindaci dell’area) che dovrebbe essere valida fino a fine marzo e che limiterebbe il transito dalla centrale idroelettrica alla zona archeologica della Maddalena (zona totalmente estranea all’area di cantiere) mentre sarebbe liberalizzata la zona sull’opposto versante dall’ingresso della galleria autostradale di Giaglione fino alle reti che delimitano la zona di interesse strategico. Su questa decisione lasciamo i commenti a chi legge.

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4 Commenti

  1. Visto sul telegiornale regionale di stasera. Il treno veloce che arriva dalla Francia, non ho capito bene se a PortaSusa ha fatto ritardare il treno pendolare per Milano, recando notevoli disagi a chi ne usufruisce
    E’ solo un assaggio di quello che può essere la TAV
    Auguri a tutti quelli che non lo capiscono

  2. PD PDL vogliono chiudere radio blackout
    Retata anti No Tav: PD, PDL e Lega entusiasti
    Pd, Pdl e Lega plaudono le forze dell’ordine e chiedono chi la chiusura dei centri sociali, chi lo sfratto dell’emittente Radio Blackout, chi il divieto della manifestazione No Tav convocata sabato a Torino
    Le agenzie non fanno a tempo a riportare una dichiarazione di giubilo di qualche esponente politico per gli arresti di stanotte contro i No Tav che già ne arriva un’altra. E’ una corsa a chi è più soddisfatto o a chi chiede di più. Più repressione.
    Agostino Ghiglia, vicecoordinatore del PdL in Piemonte, chiede che «non sia consentita la manifestazione No Tav di sabato prossimo per le vie di Torino». Ghiglia esprime «piena soddisfazione per la vasta operazione attuata oggi dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura» e invoca «tolleranza zero contro questi soggetti violenti, organizzati come una falange militare, responsabili degli innumerevoli attacchi alle forze dell’ordine e ai lavoratori impegnati nei cantieri e degli ingenti danni recati alla Valle di Susa e alla sua economia». Per Ghiglia gli arresti «stanno dimostrando la pericolosità e la natura violenta dei centri sociali torinesi, così come di Radio Blackout fomentatrice di rivolte, che noi sosteniamo e denunciamo da anni chiedendo lo sgombero e la chiusura degli stabili occupati».
    Anche Maurizio Marrone, coordinatore vicario del Pdl torinese e consigliere comunale chiede ad esempio la chiusura di Radio Blackout: “l’ondata di arresti che ha colpito gli elementi anarco-insurrezionalisti del movimento No Tav ha portato in galera e sul banco degli imputati la quasi totalità del comitato di redazione di Radio Blackout, l’emittente dei centri sociali a cui il Comune di Torino concede i locali con affitto agevolato”. “Il Pd – aggiunge Marrone – sa benissimo che la radio è il braccio mediatico e logistico delle violenze portate avanti in questi anni dagli antagonisti torinesi. Dopo questi arresti che provano un coinvolgimento diretto dei redattori negli scontri con la Polizia non ci sono più scuse: o termina l’ospitalità del Comune di Torino o questa Giunta diventa apertamente connivente con i crimini di questi delinquenti». Marrone anticipa che chiederà «comunicazioni urgenti del sindaco Piero Fassino nel prossimo Consiglio comunale per sapere se intende prendere provvedimenti».
    Il PD non è da meno. Per il segretario regionale del Pd del Piemonte, Gianfranco Morgando, e il Presidente regionale del partito, Andrea Giorgis, «oramai solo qualche irresponsabile invasato può negare il fatto che il movimento di opposizione alla Torino-Lione è diventato ostaggio di un gruppo ristretto di persone violente e fanatiche che la Valle e quei comitati No Tav che si definiscono pacifici non hanno mai saputo o voluto isolare». «I nomi delle persone fermate – sottolineano Morgando e Giorgis – dimostrano come non siamo in presenza di pacifici valligiani contrari alla Tav, ma di professionisti dell’antagonismo e della guerriglia urbana. E neppure stupisce – aggiungono – la presenza di personaggi dal passato terroristico e brigatista.» I fatti contestati – continuano Morgando e Giorgis – sono di estrema gravità e nessun tipo di giustificazione può essere ammessa da parte di chi crede nella legalità e nelle istituzioni. Dai commenti all’operazione di oggi – concludono i due leader del Pd congratulandosi con Procura e forze dell’ordine – risulterà evidente se questi principi sono da tutti condivisi, oppure se qualcuno ha deciso di porsi fuori dalla legge e dallo Stato avallando con parole e comportamenti azioni sovversive e violente”
    Per il pasdaran della Tav Stefano Esposito (sempre PD), «l’eccellente operazione di oggi all’alba, compiuta dalle forze dell’ordine ha fatto cadere il castello di menzogne e ipocrisie attraverso le quali i No Tav hanno voluto accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica come un movimento di non violenti in lotta per la salvaguardia dell’ambiente incontaminato della loro Valle contro le mire conquistatrici del capitale globale». «Il pedigree degli arrestati è molto preciso – dice Esposito – tutti bravi ragazzi con il vizietto del ‘tiro al poliziottò. L’operazione rende giustizia alle centinaia di agenti feriti sul lavoro, ma anche a chi, come me, per mesi ha denunciato il rischio di deriva para terroristica dei No Tav». «Per mesi – conclude Esposito – si è tollerato che venisse autoproclamata una Repubblica autonoma, che il cantiere presidiato dalle forze dell’ordine venisse settimanalmente assaltato. Ora, finalmente, lo Stato ha risposto forte e chiaro»
    Di fronte a tanta brama di repressione la secca dichiarazione del leghista Cota sembra quella più sobria: «Esprimo il sincero apprezzamento alla magistratura e alle forze dell’ordine per l’azione a difesa della legalità sulla vicenda Tav». Cosi il presidente della Regione Piemonte, Roberti Cota che aggiunge: «rilevo come ancora una volta la difesa della Val di Susa sia soltanto uno specchietto per le allodole architettato da chi ha altri obbiettivi, in particolare quello della violenza e dello scontro permanente».

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