sabato, Aprile 18, 2026

Verso l’azzeramento della cooperazione internazionale?

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Di Fabrizio Biolé
La struttura legislativa regionale che sostiene la cooperazione internazionale si suddivide in due testi base: la legge regionale 67 del 1995 e la legge regionale 50 del 1994.
La lunga storia dei progetti in materia della Regione Piemonte prende il via a metà degli anni 90 in Bosnia a seguito dell’intervento italiano nell’emergenza umanitaria causata dal conflitto militare che andava spegnendosi, che si è poi evoluto in programma a supporto della ricostituzione del sistema sociale ed economico della regione.
Si sono poi susseguiti alcuni progetti minori che facevano capo ad enti e associazioni del nostro territorio, fino ad arrivare alla definizione di una serie integrata di interventi finalizzati alla sicurezza alimentare principalmente localizzati in Africa, dal Niger al Senegal, a Capo Verde alla Costa d’Avorio. Gli àmbiti di intervento comprendono lo sviluppo rurale, lo sviluppo sanitario e quello economico.
La strategia primaria nella cooperazione internazionale della Regione Piemonte è costituita dalla cooperazione decentrata che consiste in una stretta collaborazione e scambio di informazioni tra soggetti pubblici e privati di una nazione e i propri corrispettivi in una nazione straniera.


Il Piemonte era fino a due anni fa tra le prime regioni italiane per l’entità di finanziamenti erogati:
– Progetti con 50 nazioni
– 150 progetti ogni anno
– Investimenti medi di circa 3 milioni di euro ogni anno nel periodo 1998-2010
Dall’insediamento dell’attuale Giunta abbiamo assistito ad un ridimensionamento dei capitoli riservati ai progetti di cooperazione internazionale ed è evidente che in una carenza generalizzata di risorse, anche questi debbano giocoforza subire dei tagli, che vanno comunque accompagnati da un’analisi dettagliata delle efficienza e dei progetti utili in termini di ritorno per il territorio interessato.
In questo modo si è passati, pochi mesi fa, dal milione e 850 mila euro del 2010 ai 700 mila euro del 2011 con un Assessorato però che, più che guardare al merito delle decine di progetti attuati nell’Africa sub-sahariana, propone continui sfoltimenti orizzontali, non tenendo conto del necessario cofinanziamento alle cospicue disponibilità europee e dello stato di avanzamento di taluni progetti pluriennali che con un calo di finanziamenti subiscono un brusco arresto, sancendo di fatto l’inutilità dei pregressi investimenti.
In questa strana fase di bilancio che non c’è, in cui non abbiamo (e non avremo) modo di vedere uno strutturato assestamento delle risorse per l’anno in corso, l’argomento della cooperazione internazionale sul bilancio previsionale 2012 è entrato già due volte in venti giorni nella discussione delle commissioni autunnali, con egual domanda dei gruppi di opposizione, così come egual risposta da parte dello scostante Assessore Massimo Giordano.
In sintesi ad inizio dicembre le tabelle riguardanti la cooperazione internazionale, dopo essere scese in un anno e mezzo di circa il 60 per cento del loro stanziamento, sono a zero; tutto dipenderà dalla quota parte del fondo indistinto che l’Assessore sarà capace di ottenere durante l’aspra “lotta” in Giunta; l’aggravante rispetto ad altri assessorati è che Giordano ritiene opportuno non esporre in commissione una propria ipotesi di cifra da allocare, ma continua semplicemente a enfatizzare con l’atteggiamento del pesce fuor d’acqua, la presenza di due documenti di indirizzo votati all’unanimità in Consiglio Regionale che impegnano la Giunta al rifinanziamento più consistente possibile del comparto in questione.

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4 Commenti

  1. Non sono affatto d’accordo che si usi il conto progetti per la cooperazione internazionale. Non avevate detto che quei fondi venivano “restituiti” ai cittadini piemontesi? Penso sarebbe giusto andare avanti come avete fatto finora con i pannolini, le famiglie leggere ed altre iniziative che avete avuto.

  2. In realtà la legge del 1995, partorita dopo anni di discussioni e di costante pressione delle associazioni pacifiste e di alcune ONG, parlava di educazione alla pace e cooperazione internazionale, e infatti nei primi anni vi furono bandi ben fatti, dove con pochi soldi si dava la possibilità anche ad associazioni senza padrini di proporre progetti interessanti, soprattutto rivolti alle scuole superiori.
    Man mano questo aspetto si è poi ridotto fino a scomparire, rimanendo solo la cooperazione.
    Io non sono in grado di giudicare nel merito i singoli progetti di cooperazione e la congruità dei finanziamenti, comunque certo da aumentare e non da diminuire, però il problema e che se ci si limita a quello, senza porsi nemmeno più il problema di introdurre nelle scuole (e non solo) i problemi del rapporto tra nord e sud del mondo, della responsabilità globale nell’uso e nella distribuzione delle risorse, di una gestione sensata delle migrazioni, il risultato finale è che a un certo punto la cooperazione in se diventa una cosa per addetti ai lavori, che si può anche chiudere del tutto senza destare particolare scandalo.
    Poi chiaramente non è solo questione di soldi, ma anche e soprattutto di cultura, di un certo fermento che si è molto ridotto nella società, ecc., ma credo che sia importante affrontare la questione avendone presente la complessità.

  3. E la solidarietà dove la mettiamo? Ovvio che non si parla di usare tutto il conto progetti. Destinarne una parte per aiutare chi sta molto peggio di noi, senza intaccare le scorte di pannolini e altri interventi per le famiglie, mi sembra assolutamente nello spirito del MoVimento. Io sarei assolutamente d’accordo.

  4. Ritengo prezioso il contributo di ognuno, tant’è che il sondaggio è stato fatto proprio a 360 gradi per avere delle indicazioni complete.
    In primo luogo ricordo la presenza dell’incremento alla cooperazione internazionale all’interno del nostro programma regionale (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/programma-1.html)
    In secondo luogo siamo proprio sicuri che un supporto a paesi terzi non possa portare benefici anche diretti sul territorio italiano e quindi piemontese?
    …esattamente come un consumo responsabile in loco porta grossi benefici per i paesi del terzo e quarto mondo?
    Mi rendo conto che l’argomento della cooperazione internazionale è complesso, e mi impegnerò a sviscerarlo al meglio dal 2012, anche con esperti del settore.
    Intanto ringrazio che ha voluto e vorrà dare il proprio contributo…

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