martedì, Luglio 21, 2026

Un referendum sulla crisi

Video La Situazione in Europa
Di Davide Bono
Siamo ad una fase critica… della crisi. Crisi, come dice la sua etimologia, deriva dal latino cri’sis e dal greco Kri’sis che deriva da Krino, separo e dal latino cernere, decido. La crisi è quindi un momento di difficoltà, di separazione dolorosa o complessa, ma anche un momento di decisione in cui si prendono le distanze da una maniera di essere o una serie di fenomeni che non sono più sostenibili.


Leggo i titoli di giornale e sorrido amaro, pensando a Pasolini, morto il 2 novembre 1975, che diceva “io so”. Ci dicono che la proposta di Papandreou, il premier greco, di indire un referendum nazionale sulla manovra imposta da FMI, BCE e Commissione Europea ha fatto crollare le Borse.
La realtà è che gli speculatori nelle Borse hanno deciso di affossare la proposta democratica del premier di audire i suoi cittadini, bruciando soldi inesistenti e aumentando gli interessi sui debiti degli Stati (pubblici) da restituire alle Banche private. E i due servi dei banchieri e degli speculatori, Merkel e Sarkozy, arrivano a dire che Papandreou è un irresponsabile, che il referendum non deve avere valore e che comunque deve tenersi dopo l’approvazione della manovra!! E chi diavolo sono M&S? I padroni dell’Europa? O forse se la fanno sotto perché la Francia ha in petto un sacco pieno di titoli di debito greco e la Germania si perderebbe un po’ di mercato?
Ovvio, tutti pensano che i greci voteranno di no ed usciranno dall’euro. E che succederà mai? Ci sono i catastrofisti che dicono: si taglieranno i servizi (già succede con il piano imposto dalla BCE), diminuiranno i salari (già succede), ci sarà disoccupazione (già c’è). E i realisti rispondono che tornando alla dracma potranno stampare moneta al bisogno (senza creare troppa inflazione), per garantire i propri servizi e le pensioni, svalutando un po’, diventando competitivi per l’export, il turismo e l’insediamento di nuove aziende senza dover ribassare il costo del lavoro od il costo per la tutela ambientale. Certo non sarebbe una passeggiata, ma non lo sarà neanche rimanere dentro l’Euro a queste condizioni, con questa classe politica schiava di un’Europa dei banchieri, che spingerà al massimo il neoliberismo.
E sfatiamo dei miti:
1. Il mito della moneta “pizza di fango” modello Zimbabwe (paese noto per aver avuto la più selvaggia svalutazione monetaria che la storia ricordi) è ultroneo; i paesi europei non sono, ancora, il terzo mondo e mantenendo la Dracma legata all’euro (o altra valuta riconosciuta internazionalmente) tale paura sarebbe risibile.
2. Il mercato globalizzato ha bisogno di tutti i consumatori esistenti al mondo e quindi non può permettersi di mettere “fuori mercato” i greci: semplicemente le merci tecnologiche di largo consumo costeranno di meno e/o arriveranno qualche mese dopo a costo dimezzato.
3. Uscire dall’euro non significa necessariamente uscire dall’Europa e comunque non dal mondo civile. A chi scrive o “Europa o morte” ricordo che al momento dei ventisette attuali paesi membri dell’UE, dieci utilizzano ancora una valuta nazionale diversa dall’euro e fra questi, la Danimarca ed il Regno Unito sono in possesso di una deroga ai protocolli del Trattato di Maastricht; ad esse non è legalmente richiesto di unirsi all’euro, a meno che i loro governi non decidano altrimenti. Posizione a parte per la Svezia che dopo il referendum di adesione all’euro a cui votarono contro la maggioranza degli svedesi ha sospeso l’iter. Gli italiani non hanno votato il referendum di adesione, in quanto l’art. 75 della Costituzione esclude la possibilità di referendum di ratifica di trattati internazionali.
E’ questo infatti il primo nodo cruciale della questione (il secondo della sovranità monetaria lo tratterò in un altro post): noi non abbiamo mai votato per aderire o meno all’Euro. In Francia e Olanda è andata peggio: i cittadini hanno votato contro, ma i loro governi hanno detto “si fa lo stesso”. In Irlanda si è ritornati al voto dopo un primo esito negativo.
Con la crisi finanziaria che la politica vorrebbe far cadere sui cittadini, ci viene offerta la possibilità di pronunciarci pro o contro l’euro (non pro o contro l’Unione Europea, l’unione dei popoli che ancora attendiamo, essendo il Trattato di Lisbona fortemente deficitario), una moneta giustamente strana come ha detto Berlusconi ieri l’altro, http://www.news-24h.it/2011/10/berlusconi-leuro-e-una-moneta-strana/ , che non permette di fare deficit spending cioè emetterla per fare investimenti, che viene emessa da un pool di Banche private, a debito, le stesse banche che lucrano, come spiegato egregiamente da Report, tramite i credit default swaps, sulle instabilità degli stati.
Le stesse Banche che operano nelle agenzie di rating che assegnano un valore di credibilità ai debiti degli Stati nel migliore dei conflitti di interessi. Banche che comandano la politica degli Stati, come succede da sempre in Italia, indirettamente con le lettere o direttamente con tutta una serie di uomini che sono transitati prima o dopo in Goldaman Sachs, tra cui Prodi e Draghi. Draghi in particolare ora Presidente della BCE, che, quando era nel board della Goldman Sachs, non poteva non essere a piena conoscenza del piano sballato firmato dalla Grecia per entrare in Europa.
Eppure criticare l’Euro è reato. La stessa Lega Nord che anni fa inveiva contro la moneta unica, prefigurando quegli aumenti di costi a cui tutti hanno assistito, che prima chiedeva il non ingresso, poi l’uscita dall’euro e poi spinse nel 2005 con un referendum (!) la doppia circolazione lira-euro, ora tace. Il PD, ex-DC-PCI, che con le Banche e la burocrazia stalinista lavora a braccetto dalla notte dei tempi, non vede l’ora di poter dare il via ad una nuova stagione di privatizzazioni e svendite dopo quelle seguite all’incontro sul Panfilo Britannia.
Magari, se necessario, con corteo di attentati. Senza chiederci nulla. Mentre basterebbe fare una patrimoniale, vendere un po’ di oro, rinegoziare il debito e ripartire. Se avessimo una classe dirigente libera ed indipendente dalle consorterie mafio-masson-finanziarie. Leggetevi questo articolo della Loretta Napoleoni, forse la più lucida analista della crisi economica: http://mercatoliberonews.blogspot.com/2011/09/intervista-loretta-napoleoni-usciamo.html . E ricordiamoci che per stampare una nuova moneta serve circa un mese, insieme al segreto più assoluto.
L’Islanda si è liberata degli speculatori e non ha pagato il debito. La Grecia lo sta facendo. E noi?

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22 Commenti

  1. Avete parlato troppo presto!Quello del primo ministro greco era solo un trabocchetto per le opposizioni per fargli accettare le misure lacrime e sangue
    Vi seguo molto volentieri e condivido molto le vostre battaglie, però a volte vi trovo troppo ingenui, forse a volte sarebbe meglio aspettare un attimo e capire veramente come sono gli sviluppi reali delle situazioni
    Vi ricordo che con il governo che abbiamo se non fossimo agganciati all’euro saremmo ormai falliti e in quanto all’Islanda non siamo un popolo così maturo
    Ho 60 anni e per quello che ho visto fino ad ora sia a livello di movimenti, partiti, amministrazioni ecc. per la maggior parte delle volte prevalgono i mediocri che stanno al gioco
    Ma si sà la speranza è l’ultima a morire
    Abbasso i Renzi, i nuovi vecchi

  2. Io non sono un economista e non ho in simpatia nessun solone di questa nuova religione pagana che và sotto il nome di Mercato.
    Mi trovo d’accordo con le tue osservazioni Davide. Credo necessario che si alzi la voce maggiormente su questi temi. Pochi ne parlano liberamente, molti sono pronti a continuare ad essere pecore che seguono il primo capo bastone.
    Troviamo dei modi innovativi e face to face per fare arrivare questa voce al di là dei soliti giri di chi già si informa.
    La Rete è una grande cosa, ma il rapporto vivo con le persone è ancora vincente.
    Ivan

  3. Sono io quello che ha scritto “Europa o morte”:
    http://www.movimentotorino.it/2011/11/europa-o-morte.html
    Dico solo che resto della mia idea: può anche darsi che saremo costretti a uscire dall’euro, ma (specie se fatto non in modo concordato ma “contro” il resto dell’Europa, dicendo “sai che c’è non vi pago, ciao”) sarebbe un vero disastro, in termini economici e più ancora in termini culturali, spingendoci ai margini del mondo moderno… (e non credo che saremmo benvenuti nell’Unione Europea dopo un numero del genere…)
    E’ inutile citare l’Inghilterra (che non entra nell’Euro perché è allineata agli interessi americani, che sono contro l’Euro a ogni costo) o la Danimarca (che non entra nell’Euro perché ha di suo una moneta molto forte, non perché la deve svalutare…). E tutti dicono che serve la moneta debole per esportare, ma cosa dovremmo esportare? Non siamo mica negli anni ’60, quando eravamo la Cina dell’Europa. Vorremmo la moneta debole per esportare vestiti e manufatti a basso costo, come cinquant’anni fa? E quanto debole dovrebbe essere per competere con le produzioni fatte in Cina, in Asia, in Africa…? E quanto pagheremmo il gas e il petrolio (prezzati in euro) che ci servono per non restare senza energia?
    Poi, non so più come farvi entrare nella testa che non è vero che l’Islanda non ha pagato il proprio debito PUBBLICO, non ha pagato il debito PRIVATO di alcune banche quando le ha nazionalizzate per salvare i correntisti… e anche lì, stanno ancora negoziando ed è probabile che alla fine almeno un 30-40 per cento lo ripagheranno… e l’Islanda non ha mica i nostri problemi economici strutturali, e partiva con un rapporto debito/PIL del 28% e non del 120%…
    Tu hai ragione quando parli dell’Europa delle banche e del deficit di democrazia, e persino del tema della sovranità monetaria, ma il resto della tua analisi economica onestamente non sta in piedi…
    …compreso “basterebbe uscire dall’euro, fare una patrimoniale e ripartire”, senza affrontare le cause strutturali dei nostri conti sballati: dal welfare strabico, ipergarantista per gli assunti e nullo per i giovani precari, fino all’inefficiente e sprecona struttura dello Stato e della politica, per non parlare della scarsa mobilità sociale e della nulla meritocrazia… così svalutiamo la moneta e poi riprendiamo per altri dieci anni ad andare avanti con una economia morta e una classe dirigente mangiona come ora, e poi siamo di nuovo da capo ma essendoci consumati pure il risparmio delle famiglie a forza di “fare una patrimoniale e ripartire”: non mi sembra una gran ricetta!

  4. Il dibattito in seno al M5S su questioni e previsioni economiche e con il suggerimento delle ricette, non fanno altro che aprire gli occhi alle persone. Per chi segue vedere due punti di vista della stessa situazione non può fare che bene. L’attenzione alla questioni è la medesima e le valutazioni espresse sono certamente “rappresentative” di una buona fetta (per ciascuno) degli aderenti il M5S, qual io sono. In sintesi questa è democrazia che funziona… In ogni caso se foste in grado di governare, sono certo che prima ancora di chiedere all’elettorato cosa vogliono fare sareste così responsabili da prima creare dibattiti approfonditi con dati “certi” da mostrare (mica come per la TAV-C- in ValSusa hanno fatto i ns attuali governanti). Ora come ora, io mi sentire di rimanere con L’Euro ad ogni costo. Non oso pensare a cosa succederebbe tornando alla Lira.
    In ultimo:Ritengo quella di Vittorio un analisi più tecnica e reale, e quella di Davide più passionale e utopica (daccordo per il referendum nazionale, ma poi se la maggioranza dei cittadini dice restiamo in €uro – e sono quasi certo sia così- che si fà?) e poi quella della Patrimoniale è una cosa proprio di “Sinistra” (scusa se lo dico.?)…. “ripartire” da dove e verso cosa soprattutto ?
    PS: sono daccordo a comprare il detersivo naturale e pure sfuso e possibilmente a km zero… ma non a dovermelo fare in casa perchè nessuno produce più. e neanche tanto ai pannolini lavabili. Preferirei fossero biodegradabili da compost (se solo la ricerca fosse finanziata..)
    Spero i paragoni (ammetto OT) rendi l’idea di quello detto prima riguardo alle possibili soluzioni.
    Uno che vale Uno.
    Ad majora M5S

  5. Uscire dall’euro? Dovremmo prima cambiare questa gentaglia, ed uscire dall’euro con gente responsabile e onesta, soprattutto. Ma se i nostri politici avessero quelle due qualità non staremmo qui a parlare di questo. Rimanere nell’euro serve a questi irresponsabili al governo e all’opposizione per mascherare la loro ignavia e le loro incapacità, avere sempre l’alibi di un europa “materna”, che invece è un europa “matrigna”. E alla gente, al cittadino, l’euro serve come specchietto per le allodole, per sentire conforto in qualcun altro che allevia le nostre angosce, mentre quel qualcun altro trama finanziaramente per affondarci ulteriormente. Inoltre un paese non è mai sovrano perchè dipendente da una politica finanziaria che viene da altri non da se stesso. Gli altri dicono a noi cosa dobbiamo fare in casa nostra, trattandoci come degli infanti ad un esame di riparazione. No… credo che prima di uscire dall’euro dovremmo uscire dall’incubo di politici ed industriali ormai pari ai repubblichini di Salò, dove ognuno sente di poter compiere qualsiasi reato ed uscirne sempre impunito.

  6. *
    Pensare che l’italia fuori dall’euro possa controllare il suo debito pubblico è pura follia. Qualche appunto per i soliti personaggi che non vogliono arrendersi all’evidenza e disturbano il normale svolgimento della vita politica:
    1 )La svalutazione non ci renderebbe competitivi abbastanza nei confronti delle potenze emergenti. I quali fanno un po’ di tutto (compresa buona parte dell’elettronica avanzata: ormai tutti i laptop sono prodotti in cina e il capitale di comando dell’IBM è cinese)
    2) La svalutazione inciderebbe gravemente sull’inflazione (l’Italia importa molto, dalle materie prime all’energia a molti semilavorati) quindi, la maggiore competitività data dalla svalutazione sarebbe in parte annullata dai maggiori costi di approvvigionamento (rispetto a vent’anni fa, l’industria Italiana produce solo una parte del prodotto finale, usando parecchi semilavorati comprati all’estero). L’inflazione deprimerebbe il mercato interno, causando tensioni sociali, mentre (vista la concorrenza dei paesi emergenti) avrebbe un effetto ridotto sulle esportazioni
    3) Gli altri paesi non starebbero di certo a guardare, mettendo in atto misure di ogni sorta
    4) Uscire dall’euro significa anche uscire dal mercato unico Europeo, come previsto dal trattato di Maastricht (ovviamente gli altri paesi europei non sono mica scemi da farti entrate nel loro mercato con una tua moneta)
    5) Gli interessi sul debito pubblico schizzerebbero molto più in alto di quelli attuali. Se la situazione economica dovesse peggiorare, senza la protezione di una moneta sovranazionale, gli investitori non comprerebbero più titoli di stato italiano se non in cambio di interessi esorbitanti
    6) Il debito pubblico riceve di norma solo un po’ di fiato con la svalutazione, ma nel medio-lungo periodo c’è il rischio che questo aumenti a causa dell’aumento degli interessi, soprattutto con un debito/pil del 120% , come il nostro.
    7) Ma ve lo ricordate a quanto ammontavano gli interessi che lo stato doveva doveva pagare al tempo delle “svalutazioni competitive” della lira ? Queste svalutazioni sono state una causa dell’ingigantirsi del debito
    8) La moneta unica ci ha permesso di dimezzare il costo del servizio sul debito. L’euro ci ha regalato nel tempo ben sette punti di Pil di minor spesa per interessi, dall’11,5 per cento del 1996 al 4,6 per cento del 2009, permettendoci nel solo 2009 un risparmio di ben 107 miliardi di euro
    9) Una banca centrale Italiana libera di muoversi (dai vincoli europei) finirebbe per spingersi verso le rischiose operazioni di “quantitave easing”, insomma un rischio Argentina sarebbe non solo possibile ma del tutto probabile.
    10) Noi italiani stiamo ancora pagando un politica economica selvaggia di 30 anni fa, con una competitività basata solo sulla svalutazione monetaria e sul debito pubblico. Ora però vengono a galla i problemi strutturali dell’economia italiana mentre le economie solide basate su altro (vedi la germania) non solo sopravvivono ma crescono e aumentano le esportazioni. Il bestiame che ci governa ha svenduto le chiappe di almeno 2 generazione con il giochino dell’inflazione e delle svalutazioni, vogliamo lasciarli ricominciare ?
    11) Svalutazione della moneta (furto sui risparmi e sul potere d’acquisto) è la solita ricetta italiana praticata per decenni. Lo volete capire che bisogna fare riforme strutturali e non scansare i problemi con la monetarizzazione? Lo volete capire che con la svalutazione monetaria ti ci pulisci l’ano in tempi di globalizzazione con Cina, India, Brasile, Sud Africa e compagnia bella ? Ma davvero qualcuno è convinto di competere con i paese emergenti con le svalutazione monetarie ? Fantaeconomia!
    13) Con l’inflazione stile anni 80 il debito lo pagano i vostri figli appena prima di morire di fame sempre che lo stato non collassi prima
    In sostanza uscire dall’euro è il miglior modo per suicidarsi.

  7. La verità, che si vuol tacere ad ogni costo, è molto semplice:
    L’euro, fortemente voluto da piccole cricche di lobbisti legati a ben individuabili consorterie internazionali, è un’idea cretina.
    Quindici anni fa i paesi come Grecia, Portogallo, Irlanda, e a seguire la Spagna, l’Italia, erano paesi poveri, o almeno più poveri della Germania.
    Ora che abbiamo adottato come valuta unica l’Euro-Marco (perchè di questo si tratta, della moneta forte tedesca, a cui è stato cambiato il nome) semplicemente, non ci stiamo dietro. Le nostre economie non reggono ad una moneta troppo forte e sono destinate, presto o tardi al default.
    Lo ripeto, la moneta unica è, semplicemente e con buona pace dei suoi sostenitori (che per altro sono infiltrati a scrivere fesserie perfino su questo blog), un’idea cretina.
    Stefano P.

  8. La situazione che si è venuta a trovare questa nazione si potrebbe sintetizzare con poche parole.
    L’Italia è evidente che è una nazione anomala, con i rispettivi abitanti anomali.
    Questa analisi si evince dall’imbuto in cui ci siamo infilati e che sembra senza via d’uscita.
    Sono d’accordo con la maggioranza delle persone che frequentano questo blog, che la soluzione si potrebbe trovare mandando a gambe all’aria questa moneta ( mai amata dai più)e che ha mascherato per una decina di anni il problema Italia.
    Il deficit di democrazia che le persone sono costrette a subire in questa epoca, dove tutto e permesso a chi è un benestante, mentre il povero precario che fatica per avere il minimo di sostentamento, gli vengono negati i principi base della democrazia e delle necessità primarie.
    L’ingenuità, se non lo scopo di affidarsi, per approfittare, ad un personaggio come il nostro presidente del consiglio, la dice lunga sulle vere intenzioni dell’italiano medio.
    L’economia è allo sbando per un disegno voluto dai poteri forti planetari, che non ha fatto nient’altro che spostare la ricchezza dal ceto medio a chi ha più possibilità, facendo sprofondare nella recessione l’economia mondiale.
    Sembrerebbero dei discorsi aleatori, ma la realtà è sicuramente più dura. Le persone dovrebbero tutti assieme capire che solo con un’intesa su ciò che si vuol raggiungere si può fare un programma di obiettivi.
    Il fallimento di questa società è evidente, se il comunismo ha fatto i suoi danni, ritengo i danni di questo capitalismo sfrenato non sono da meno.
    Mandiamoli tutti a casa e ricostruiamo una società più equilibrata e non distorta da futili bisogni che arricchiscono solamente pochi.
    Il M5S potrebbe essere il primo passo verso questo cambiamento, proviamoci.

  9. Cao Davide permettimi di dirti che non sono d’accordo. Uscire dall’euro sarebbe per noi italiani una pura follia suicida. Dobbiamo fare attenzione perchè a volte la cura potrebbe fare più danni della malattia da curare. O comunque non curarne le cause. Se da un lato sono d’accordo sulle contraddizioni del sistema Europeo troppo in mano alle banche private (come le agezie di rating), la cura non è uscire dall’euro per svalutare unpo’ la nostra moneta. Quel tipo di politica finanziaria e monetaria ha dato un po’ di respiro a politici e amministatori mediocri del passato lasciandoci dei danni incredibili.
    Le soluzioni a questa crisi sono molteplici azioni da porre in essere rimboccandoci le maniche tutti quanti:
    creare dei poli di ricerca nelle nuove tecnologie più compatbili con l’ambiente;
    nuove fonti di energia più ecosostenibili ed indipendenti dalle importazioni;
    creare nuove inustrie figlie della ricerca per entrare in settori più tecnologici e frutto della ricerca;
    formulare nuove (poche) regole più corrette e severe per il mercato finanziario dove sia più difficile speculare ad opera dei pochi furbetti del quartierino;
    rendere la BCE più indipendente dalle banche private;
    etc..
    Non sono un mago della finanza e di nient’altro … non per niente a 45 anni sono pure un precario disoccupato, ma credo seriamente che con l’impegno e la semplice intelligenza delle persone oneste si possa fare davvero tanto. Il problema è mettere le persone oneste in quel di Roma.
    Saluti

  10. Finalmente un dibattito su qualcosa che viene taciuto da tutti i media.
    Esponete le vostre opinioni, più ce ne sono e più il quadro generale si può completare.
    Io personalmente sostengo l’uscita dall’euro, proprio per i motivi che espone Vittorio. Sarò pessimista, ma per me abbiamo già passato il punto di non ritorno, per cui prima affondiamo e prima ripartiamo. E dobbiamo assolutamente affondare con questa classe dirigente, solo così gli italiani capiranno (forse) chi hanno votato per tutti questi anni. Ma vi immaginate se affondassimo dopo qualche mese di governo tecnico? Saremmo costretti a sentire i commenti del tipo “ah, finché c’era Berlusconi l’italia resisteva”…
    Mi spiace, costerà lacrime e sangue, molto sangue, ma è l’unico modo per provare a ripartire.
    Abbiamo bisogno di un centinaio di persone per bene, che entrino in parlamento con materassi e scorte alimentari per 3 mesi, si blindino lì dentro, al riparo da minacce e intimidazioni, e promulghino le leggi che un paese civile dovrebbe avere da anni, abrogando immediatamente tutte quelle leggi dannose ai cittadini emanate a favore della solita élite.

  11. Pensare che il tono assurdo di questo post sia inquadrabile in una logica di dibattito democratico e purissima folliissima.
    Mi spiace per i poteri forti, i banchieri, i giornalisti e tutti i loro amici ed in particolare questo MAtteo,che evidentemente hanno già prestabilito quale sia la Somma Verità, ma esiste un diritto di dissenso. E, peraltro, dissentirei anche se questo diritto non esistesse.
    Molti saluti
    Stefano P

  12. Questo di Davide Bono è un grande articolo; potrei argomentare per pagine e pagine ma visto che oggi sono impegnato mi limito a riportare due statistiche dal Fondo Monetario internazionale.
    Serie storica del pil Argentino tra il 2000 ed il 2010, il 2002 è l’anno del default sul debito estero:
    2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
    -0.8% -4.4% -10.9% 8.8% 9% 9.2% 8.5%
    2007 2008 2009 2010 2011*
    8.7% 6.8% 0.8% 9.2% 6%
    In seguito al default l’assenza di debito estero (che vuol dire semplicemente che la richezza prodotta rimane all’interno della nazione) permette alla nazione di crescere al triplo della velocità della Germania, e non mi pare che l’Argentina sia fuori dalla storia ne dalla modernità.
    Inversamente andiamo a vedere la serie storica della Grecia, che dal 2009 segue le cure della BCE, tanto amata anche qui:
    2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
    4.5% 4.2% 3.4% 5.9% 4.6% 2.2% 4.5%
    2007 2008 2009 2010 2011*
    4.5% 2% -2% -4.5% -3%
    Tuttavia il dato del 2011 era previsionale; per il 2011 si prevede per la Grecia una recessione al -5.5%
    http://topics.nytimes.com/top/news/international/countriesandterritories/greece/index.html
    e per l’Argentina una crescita del 9% e giustamente si parla di boom economico
    http://online.wsj.com/article/BT-CO-20111031-718893.html
    Ci sono in giro i dati dell’Islanda, colpevole di non aver nazionalizzato le banche nel 2009, e quelli dell’Irlanda l’ex tigre celtica che l’ha fatto.
    Non li riporto per lasciarvi il piacere della navigazione.
    Mi chiedo infine come si possa difendere senza se e senza ma l’Unione Europea ammettendo, come fa Bertola, che: “un qualsiasi primo ministro italiano che tentasse la via di una bancarotta non concordata probabilmente farebbe la fine di Gheddafi o perlomeno di Aldo Moro, e magari apparirebbero maree colorate nelle piazze a provocarne la pronta sostituzione con un primo ministro più “ragionevole”. Non è certo un caso che Papandreu abbia appena rimosso i vertici dell’esercito…”.
    Permettetemi, non vedo come si possa immaginare un futuro migliore per l’Italia avendo al potere un governo fantoccio al servizio degli interessi finanziari internazionali.

  13. @Mariano: Occhio che se nazionalizzare le banche o no, e se pagare o meno i loro debiti verso gli investitori e i correntisti (che è appunto la differenza tra Irlanda e Islanda), è una questione diversa rispetto a pagare o non pagare il debito pubblico e a restare nell’euro o passare a una nostra valuta. Attenzione a non confondere le pere con le mele!
    @Piero: Anche io non ho ben capito cosa intendesse Davide per “legare la lira all’euro”… se è un legame rigido allora tanto vale avere l’euro, se non è rigido tanto vale non averlo. Si può provare la via di mezzo, stile certe valute sudamericane, ma alla fine è una stabilità illusoria, anzi rischi ancora che si sviluppi un mercato nero dei cambi…

  14. Sono d’accorso con Davide Bono.
    Via dall’euro.
    E chi sostiene che uscire dall’euro è pura follia rispondo di si, è una follia … minore di quella che dobbiamo affrontare per restarci.
    Ormai è più che ovvio quale sia lo scopo dell’Eurozona (che grandi occhi hai!) e della BCE (che grandi mani hai!) e dell’ Euro (che grandi denti hai!) …
    Come finiva la storia? … Ecco: “E’ per mangiarti megliooo!”
    Ciao
    Dario.

  15. buongiorno
    condivido il commento di Matteo, ho il timore che tornare alla lira sia un salto nel buio, è vero che si potrebbe aumentare l’export con una moneta debole, ma noi dipendiamo troppo da materie prime scambiate in dollari…. e la vedrei male.
    ritengo che soluzioni giuste, che passano anche da una patrimoniale, sicuramente fastidiosa, (dipende anche dal tetto da cui partirebbe il prelievo) ma sopratutto una vera lotta all’evasione, che se fatta seriamente consentirebbe anche un leggero sgravio fiscale, ci potrebbe ancora far raddrizzare la baracca, ma fino a che in parlamento ci sono i soliti però………..
    Giuliano

  16. @Vittorio Bertola
    citavo i casi dell’Irlanda e dell’Islanda come esempi eclatanti di come le politiche UE relative al debito, sia esso nazionale o delle banche, aggravino le crisi delle nazioni.
    L’Irlanda ha nazionalizzato su pressione politica, per garantire gli investimenti esteri nelle sue banche, del resto il debito è innanzitutto una questione politica.

  17. Non mi piace la leggerezza con cui qualcuno insinua sia meglio arrivare il prima possibile al default… nel default, comunque, continueranno a pagare i deboli, noi, perchè benchè ci affanniamo, quanti di noi, nel default, avrebbero l’ardire di dare il giro? Dopo quasi settant’anni di “pace”, si fa per dire, la nostra capacità di dare il giro a tutto è pari a quella di colui che non sa stare a galla ma è tentato dal tuffo nell’acqua alta. E quando si tuffa ne ha paura, e magari reagisce e agisce in modo spropositato e disarticolato, vinto solo dalla sua paura. Non siamo alla fame, ma la sapienza in cui l’elite dominanti sanno portarti vicino al baratro e trattenerti dal buttartici dentro, è magistrale. Ti spingono e ti trattengono, inducono contemporaneamente alla rabbia più acuta ma anche alle paure più profonde, in una situazione freudiana che genera confusione e disorientamento. Credo che, per una volta nella nostra storia, sia necessario elevarsi un po’ più in alto di quanto la disperazione, apparentemente, non consentirebbe. Prendere consapevolezza e occupare piazze in manifestazioni ad oltranza per indurre questi irresponsabili al ricambio. Se il nostro paese non è capace in tempo di pace di provvedere a se stesso e quindi al cambiamento, non lo sarà neanche dando il giro a tutto, perchè, in quel caso, sarà nuovamente schiavo dell’elite dominanti che, nell’estremo bisogno del paese, lo schiacceranno ancor di più. Non fate paragoni alle macerie della seconda guerra mondiale. Allora, oltre alle macerie, c’era profonda umiltà, grande solidarietà e altruismo. Contrariamente ad oggi, in cui anni di sfrenato consumismo hanno fatto sì che quei valori si disolvessero, prentandone al limite solo un simulacro nei discorsi magniloquenti e falsi di qualche alto prelato o di qualche alto rappresentante dello stato. Alziamoci prendendo consapevolezza del nostro intelletto, il famoso “nous” tanto evocato nella filosofia greca e cerchiamo con dignità il ricambio prescindendo dall’euro e dalla moneta. Parlando di noi, finalmente, di noi essere umani, di noi uomini e donne che non hanno provocato questa crisi ma che sanno come uscirne: allontanando gli irresponsabili in politica e i truffatori nella finanza e nell’economia. Perchè il default? Perchè dare il giro? Evoluzione è consapevolezza, quindi, superiorità e dominazione degli ostacoli. Non ci sarà moneta più forte, nè guerra più distruttiva della conquista della propria dignità piena.

  18. Sarò una persona all’antica, ma a me è stato insegnato che i debiti si pagano sempre… la leggerezza con cui sento dire “siamo uno stato sovrano, facciamo quel che ci pare” mi fa venire i brividi, sinceramente!
    Dico di più, il debito pubblico non è solo quello nei confronti delle “banche cattive”, dei “finanzieri senza scrupoli”, di “Francia e Germania ladri di democrazia”: i miei genitori hanno investito parte dei loro risparmi in buoni postali, non voglio nemmeno pensare a quel che mi passerebbe per la testa se un giorno un Presidente del Consiglio qualunque dovesse “rinegoziarli”.
    La ricetta è una sola, secondo me: bisogna mettersi in testa che quando qualcuno fa dei debiti deve poi ripagarli, il prima possibile… e NON ripagarli facendo altri debiti. Se non ci sono soldi si taglia anche il mangiare, vale per una famiglia non capisco perché non debba valere per uno Stato.

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