![]()
Di Davide Bono
Come vi dicevo, ogni giorno parleremo dei settori messi in crisi dai tagli dei trasferimenti statali e dalla cattiva gestione dei fondi regionali.
Quello più in crisi è anche ovviamente il settore più grosso, ovvero la Sanità, che conta per quasi l’80% del bilancio Regionale.
Ci eravamo lasciati qui ad ottobre 2011 dicendo che nel bilancio regionale “ad oggi su risorse previste per 11 miliardi e 477 milioni, sono state assegnate 10 miliardi 403 milioni ed impegnate solo 7 miliardi e 804 milioni (75%)”, pian pianino la Regione sta aprendo le poste e distribuendo le risorse, contrattando con le varie Direzioni, e soprattutto con le Fondazioni Bancarie, visto che al momento il Governo centrale è in stand-by.
Dai conti fornitici in Commissione Sanità, il 2010 è chiuso con una spesa consolidata di 8 miliardi 697 milioni di euro. Al terzo trimestre 2011 avremmo una spesa di 6 miliardi 440 milioni rispetto ai 6 miliardi 496 milioni, con un “taglio” di 56 milioni di euro che fa presupporre di poter chiudere l’anno a 8 miliardi 598 milioni con una riduzione della spesa di circa 98 milioni di euro. Ben lontani dai 150 milioni di euro “contrattati” a Roma all’interno del cosiddetto Piano di Rientro, aperto per quelle Regioni che hanno sforato in Sanità (ringraziamo Ghigo e Bresso, il primo che ha inaugurato il debito e la seconda che l’ha raddoppiato), ma comunque un risultato che soddisfa la Giunta: la prima riduzione della spesa sanitaria dopo anni di aumento incontrollato.
In ogni caso, nonostante la riduzione di possibili 98 milioni di euro, chiuderemo la gestione in rosso, per via dei tagli dei contributi della Regione di 155 milioni (da 429 a 273 milioni), mentre il Fondo Sanitario Nazionale aumenta di 100 milioni (da 7,742 miliardi a 7, 840 miliardi) e l’aumento dei ticket sanitari comporta un modesto incremento dei ricavi (+6 milioni di euro). Quindi nei prossimi anni in cui si ridurranno i fondi nazionali e contemporaneamente quelli regionali, i tagli diventeranno molto più pesanti.
E andando a vedere le tabelle in nostro possesso, si vede che i due comparti su cui più si è concentrato il risparmio sono stati la farmaceutica (-54 milioni di €), che non vuol dire che è diminuito l’acquisto di farmaci, anzi, ma che questo insiste di più sui cittadini e il personale dipendente (-45 milioni), grazie al blocco del turn over, cioè della non sostituzione del personale che va in pensione, con una perdita di 1357 posti di lavoro, tra cui -300 infermieri, – 301 medici, -344 tecnici, -160 amministrativi, a dimostrazione che non è vero che si sono ridotti “solo” gli amministrativi, ma che la sanità sta perdendo centinaia di professionisti, rischiando di compromettere il suo funzionamento.
Ora la Commissione IV sta andando sul territorio a spiegare il nuovo Piano Socio Sanitario, piano che programma la sanità in regione piemonte per i prossimi anni, in cui è prevista una nuova riorganizzazione delle ASL, poco dopo il recente accorpamento.
Posto che siamo anche teoricamente d’accordo alla riduzione ulteriore delle ASL a 13 e alla costruzione di quattro quadranti sanitari (Torinese, Cuneese, Alessandrino-Astigiano e Novarese-Verbano-Biellese-Vercellese), l’economie di scala si vedono solo dopo un assestamento che inizialmente costa. Al momento vedremo quindi solo nuovi costi.
Posto che, come medico, non posso non essere favorevole all’istituzione di ospedali secondo il principio dell’intensità di cura, riconosciuto ormai a livello internazionale, verso cui sta andando tutto il mondo, tale analisi deve essere fatta su basi prettamente scientifiche e non politiche. Si tratta di individuare il numero di minimo di pazienti per tipologia di intervento/prestazione che un’equipe sanitaria deve affrontare in un anno per acquisire la competenza ottimale e raggruppare un bacino territoriale che esprima in un anno quel numero di casi. In altri termini, se per avere una buona manualità e quindi un minimo potenziale di errori umani sul trattamento dell’infarto cardiaco, devo trattare n. infarti all’anno e so che su X mila abitanti ogni anno, si ha un’incidenza di n. nuovi casi d’infarto, allora devo prevedere un reparto di cure per infartuati ogni X mila abitanti e non uno per provincia. Così molti ospedali sono stati “declassati” a livello di pronto soccorso, mantenendo alcuni solo un Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) di primo livello, altri solo un Pronto Soccorso Semplice senza rianimazione e altri addirittura un semplice Punto di Primo Intervento, puntando sulla preferibilità di spostare il paziente in tempi ragionevoli. Altri ospedali stanno perdendo altri Dipartimenti ospedalieri o chirurgici, proprio perchè non solo non è sostenibile economicamente ma neanche desiderabile dal punto di vista sanitario mantenere un ospedale in ogni città o in ogni valle alpina. Pur comprendendo le proteste dei cittadini, molto spesso dietro le stesse ci sono logiche partitiche (sia dell’opposizione che della stessa Lega che a livello locale protesta e a livello torinese dispone) che logiche di baroni medici che vogliono mantenere il posto (e relativo) stipendio di primario.
Non è una riforma semplice, perchè è difficile spiegare ad esempio ai residenti in Val Formazza che devono scendere come minimo sino a Verbania per trovare un DEA e addirittura andare fino a Novara per alcune prestazioni più complesse o che dal basso Alessandrino bisogna andare fino ad Alessandria per trovare un DEA (io ad esempio avrei tenuto un DEA a Domodossola e uno ad Acqui Terme). A ciò si aggiunge alcuni ospedali risparmiati per motivi che puzzano di politica, come quello di Giaveno, feudo dell’on. PDL Osvaldo Napoli, mentre Avigliana e Susa, ree di essere nella valle dei No TAV, declassati. E’ iniziata inoltre la classica contrattazione politica.
Questa programmazione potrebbe portare sicuramente ad un efficientamento delle risorse e ad una maggiore efficacia della sanità, insieme alla riorganizzazione e potenziamento dei servizi territoriali, compreso quello dei medici di base in rete con la continuità assistenziale (ex guardia medica) e con gli ospedali ed il 118. C’è da capire ancora bene cosa comporterà la prevista separazione tra ospedale e territorio che la Giunta sta portando avanti, ma nessuno ha ancora capito cosa comporterà (gli stessi sindacati hanno sospeso il giudizio).
Rimane da dire che noi riteniamo che la Sanità sia uno dei pochi comparti (insieme a quello della scuola) in cui i soldi non si possono lesinare, controllando gli sprechi e gli abusi (come il novello ospedale di Verduno, costruito a metà strada tra Bra e Alba, su una collina inaccessibile, esempio di spreco clientelare della sinistra). E che i soldi si devono tagliare dalle spese militari, dalle opere inutili, dalla corruzione, dalla criminalità organizzata, dai costi della politica. Ma ad oggi siamo minoritari e ci accontentiamo di chiedervi come la pensate voi?


Ciao a tutti. Mi piacerebbe molto che postaste la vostra posizione sul Trasporto Pubblico Locale.
Sono un votante della prima ora del M5S, lavoro come autista-manovratore in GTT e faccio attività sindacale per CGIL (e spesso ho frizioni con la segreteria per le mie posizioni) e, come categoria, siamo molto preoccupati dell’atteggiamento inerte ed attendista della Regione e dell’Assessore con delega al TPL Bonino. I tagli metteranno in ginocchio il settore e non sento parlare di un “piano B” se il nuovo esecutivo non porrà mano alla situazione. Cosa intendete fare in merito? Grazie e continuate con il buon lavoro svolto finora. Willy
I tagli alla sanità, anche se necessari, vanno affrontati con grande prudenza. L’eliminazione dei privilegi della politica, ad esempio, non rappresenterebbero alcun pericolo per la salute del cittadino…..
Non molleremo mai.
La riorganizzazione della sanità, almeno in Piemonte è necessaria. Ho parlato con alcuni medici non politicizzati e mi hanno confermato che i previsti centri di eccelenza per la raccolta degli infartuati o dei colpiti da ictus sono delle idee buone. Quello che non deve (dovrebbe) accadere è che si debbano fare centinaia di chilometri per trovare un pronto soccorso o che arrivi un medico, ma che non abbia a disposizione i mezzi per prestare soccorso d’urgenza (la cosidetta automedica di cui sembra tramontata l’idea, a Dio piacendo).
Non mi disturba dover fare cento o duecento chilometri per portare mia figlia di un anno nel centro più specializzato d’Europa a Genova o mio padre al centro tumori di Milano o un mio amico al Sant’Anna di Torino. Mi disturba, e molto, pensare che qualunque incidente mi capiti, dal taglio con una motosega allo scontro in macchina, passi un’ora o più prima che arrivi un medico che chiama l’elicottero che mi porta chissà dove. Quindi ben vengano i centri specialistici, ma lasciamo sul territorio i servizi di base: pronto soccorso, pediatria, sale parto, e tutti gli ambulatori.
Ambrogio
Concordo in parte con la necessità di riorganizzare la sanità ma, come giustamente segnalato da Ambrogio, è l’emergenza che preoccupa. Gli interventi sanitari programmati, possono essere effettuati anche lontano dal luogo di residenza, l’emergenza no. Inoltre l’attuale assetto mi pare, una volta di più improntato alla penalizzazione delle aree montane, con il risultato di desertivicarle ulteriormente.
La divisione ospedali – territorio è il male minore. Purtroppo in ambito sanitario vige la convinzione che il punto di vista ospedaliero sia l’unico che interpreti i bisogni sanitari: non è corretto. La prevenzione e l’assistenza alle fascie di popolazione fragili si effettua sul territorio e inintegrazione con servizi di welfare.
Bisogna domandarsi, invece, se certi privilegi (conteggio della compartecipazione ai costi delle prestazioni conteggiando solo il reddito dell’utente e non della famiglia), nel momento attuale possono essere mantenuti. Infine è corretto l’attuale rapporto Stato-Regioni riguardo l’uso delle risorse? Il cosiddetto risparmio è dettato da tagli orizzontali che costringono le Regioni a supplicare: che cavolo di federalismo è? E’ corretto finanziare con norme ah hoc le perdite di Milano (expo) e Roma (Roma capitale) attingendo, indirettamente, anche ai fondi per la sanità?
Caro Davide, sono un 5* nonchè uno dei 208 TD in Regione.
Grazie dell’intervento di ieri in consiglio, quello che hai detto è tutto vero, ma proprio tutto: e ci siamo capiti, vero?
Il dramma che nessuno sottolinea è che, se continuano così tutte queste persone non avranno la possibilità di fare altro, non ci si può riciclare a 40 anni con questo mercato(?) del lavoro. Saremo disoccupati che andranno a fare la fila alle mense dei poveri, con figli a carico, pergiunta.
E’ un dramma, e la politica che dovrebbe far qualcosa, ci mette sull’orlo del precipizio.
Ri-grazie, so che non abbandonerai la vicenda.
Sanità pubblica = costo eccessivo e cattivo servizio? Non sono affatto d’accordo con questa equazione popolare.
Per esperienza personale diretta e indiretta (mio padre), posso dire che la sanità pubblica globalmente è più affidabile di quella privata. Sui costi non discuto: occorre tagliare gli sprechi, certamente.
Come esempio, vi cito la mia recente esperienza personale. 48 anni, ictus ischemico (senza fattori di rischio) a maggio 2011, prontamente gestito da PS Martini di Toino (una notte in barella x mancanza letto!) con 5 gg ricovero e molti esami aprofonditi: recupero totale.
Ottobre 2011: chiusura transcatetere del FOP (cardiologia Molinette) in un solo giorno di ricovero ben gestito e senza sprechi, con grande professionalità di tutti gli operatori.
Magari andiamo a fare qualche controllo sugli appalti esterni delle strutture sanitarie. Ambulanze ferme con tanto di ufficio che le gestisce al Martini ma mi portano seduto con un’ambulanza privata a fare una RM all’esterno. Potevo andare anche in auto visto che passeggiavo tutto il giorno per l’ospedale. Perché non usare uno dei veicoli fermi nel cortile dell’ospedale?
Qualche anno fa mio padre venne trasferito da ospedale a Casa di Cura Papa Giovanni di Pianezza: dopo meno di 24 ore ho chiamato un’ambulanza e l’ho portato via!! Dopo una settimana, per ben 3 giorni, La Stampa riportava la cronaca di un caso che non mi ha meravigliato affatto (http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnSalute/2007/04/28/Sanita/SANITA-PIEMONTE-TORINO-ANZIANO-LEGATO-MANI-E-PIEDI-IN-CASA-DI-CURA_100425.php)
Avrei altri pessimi esempi di sanità privata ma ve li risparmio.
Magari tagliamo le convenzioni con certi privati: quanto si risparmierebbe?
ci contatti via mail? davide.bono8@gmail.com
x gianfranco: concordo pienamente. putroppo al momento non abbiamo la forza per impedire che i soldi vengano sprecati per olimpiadi invernali, expo, corruzione e dirottarli alla sanità…ma se ci diamo tutti una mano contro massoni, mafiosi, banchieri, faccendieri, ce la possiamo fare in una decina di anni…
Condivido quasi totalmente le tue osservazioni. Dai tempi di Ghigo (che ha creato un buco enorme nella Sanita’ regionale) proseguendo con Bresso (che non ha risolto i problemi noti di efficientamento del sistema), ripeto alla nausea che bisogna abbandonare i “padrinati” politici di destra e di sinistra che mantengono strutture ospedaliere, in primis rischiose per i pazienti, ed anche pericolose dal punto di vista medico-legale per gli operatori. Preferirei lasciare sul territorio, nelle zone dove si concentrano ospedali, che nessun paese civile manterrebbe, i servizi ambulatoriali e distrettuali relativi a prelievi, ambulatori molto utili per le persone anziane e disabili mentre purtroppo da 15 anni attendiamo un taglio dei rami secchi che ogni plenipotenziario politico di zona invece difende con le unghie e con i denti. Gli esempi si sprecano: Venaria, Giaveno, Nizza Monferrato, Avigliana, Valenza ecc. Ad Avigliana un medico di guardia di notte per 40 posti letto a pochissimi km da Rivoli. Oppure il caso delle emodinamiche che si sono moltiplicate per partenogenesi e che in non pochi casi non rispettano gli standard minimi. Rivoli e il San Luigi (in ambulanza 10′ a sirene spiegate) hanno ognuna la sua emodinamica, Venaria di notte non ha la TAC funzionante con il medico che fa il “barelliere” per trasportare i casi critici a Cirie’ o al Maria Vittoria (il cui DEA , dopo spese pazze, rimane un vero obbrobio dal punto di vista logistico). La preoccupazione maggiore però è sulla proposta di separazione tra ospedale e territorio. Solo la Lombardia l’ha fatta, salvo poi ricredersi mettendo i tetti di budget a ospedali e cliniche convenzionate data la voracità di risorse e la creazione di domanda inappropriata. Servirebbero proposte diverse quali una maggiore integrazione tra ospedale e territorio sia sulla sanità che sulla assistenza socio-sanitaria (come in Veneto, che è pure leghista, che non si sogna neppure di fare una operazione del genere). Il territorio e il distretto per chi governa ora la Regione è, a parole, da potenziare, ma in realtà non viene considerato minimamente. Tanto è vero che su riabilitazione, psichiatria, veterinaria, disabilità o si parla poco o non se ne parla per niente. Preoccupante. E se lo dice un ospedaliero c’è da preoccuparsi ancora di più.