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Di Davide Bono
La finanza speculativa (BCE, FMI) sta aggredendo pesantemente il paese, commissariandoci, grazie alla solerzia del grande masson-comunista Napolitano , con un loro uomo Mario Monti, Senior Advisor di Goldman Sachs e della Coca-Cola, membro del think tank Brueghel finanziato dalle maggiori multinazionali occidentali, e last but not least, partecipante alle riunioni del Bilderberg.
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Invece di carri armati, ci invadono con formule borsistiche incomprensibili, con lo spread tra BTP e Bund. E mentre tutto ciò accade, Pd, Terzo Polo e buona parte del PDL plaude alla nostra perdita di sovranità, felice di ubbidire servile e mantenere i propri privilegi.
I privilegi della politica mai saranno toccati infatti. In Regione, come tutti gli anni, oltre a stipendi di oltre 10 mila euro netti al mese, scontistica su acquisto auto FIAT, scontistica su Alitalia, inviti a qualunque evento di gala, i Consiglieri e gli Assessori Regionali hanno ricevuto la solita lettera con cui viene comunicata la disponibilità di posti riservati e gratuiti per le Autorità.
La Fondazione Teatro Regio mette a disposizione dell’Amministrazione Regionale 6 posti per le rappresentazioni in programma nella stagione 2011-2012 per ogni Consigliere ed Assessore, quindi 6 posti singoli o un massimo di 2 posti a spettacolo.
La Fondazione Teatro Piemonte Europa dà invece la possibilità a ciascun Consigliere di ritirare un massimo di 2 biglietti per la prima rappresentazione di ogni spettacolo in cartellone, al prezzo simbolico di 1 euro cadauno.
L’anno scorso ho volutamente dimenticato le missiva tra le “carte” ricevute, ma quest’anno vorrei poter condividere questo “privilegio” con i Cittadini Piemontesi.
Ho quindi deciso di mettere a disposizione dei primi che scriveranno uno o due posti gratuiti (o quasi) per poter seguire una rappresentazione. Chi fosse interessato (si auspica che a contattarci siano soggetti che altrimenti non avrebbero la possibilità di andare al Regio o alla TPE) ci invii richiesta tramite mail a eventi@piemonte5stelle.it nella quale sia esplicitata la data ed il titolo dello spettacolo prescelto con quanto più anticipo possibile. Abbiamo contattato le due Fondazioni e i relativi uffici si sono dimostrati più che interessati e lieti dell’iniziativa. Chi è che tira le fila allora?
La politica che sistema i suoi uomini/donne nelle Fondazioni che poi ricompensano la politica con qualche biglietto e qualcos’altro di nascosto o il contrario?
Credo sia il minimo sindacale che i “dipendenti regionali” con uno stipendio di 8-15 mila € al mese si paghino il biglietto e che si occupino più a fondo della crisi del sistema cultura in Piemonte , che investe tutte le realtà, piccole e meno piccole, a cui Cota sembra non voler garantire i fondi minimi per garantirne la sussistenza. Anche quelle che non regalano biglietti ai politici. Ma si sappia che, se ci impegniamo, la crisi sarà un’opportunità per mandarli tutti a casa, e creare un sistema politico nuovo, in cui i politici siano veramente dipendenti a progetto dei cittadini, che svolgono il loro mandato sotto attento controllo, possibilità di licenziamento, senza finalità di arricchimento o di concentrazione di potere.


Bravo Davide…
Spero solo che chi riceverà questo dono (io no te lo chiedo poichè … posso permettermi di pagarmi un biglietto… per ora :-P) sia davvero qualcuno che altrimenti non potrebbe permetterselo.
Logicamente parallelalamente a questa iniziativa-dono bisogna lottare perchè questi “privilegi” vengano aboliti!!
Ciao
Fabio
Sei un grande, sono fiero di avervi votato invece della Bresso.
Andrebbe però analizzato maggiormente il ruolo della finanza speculativa come strumento per ristabile un certo ordine mondiale dal punto di vista politico.
Cosa ne direste se domani la Spagna dichiarasse guerra al Portogallo, in nome dell’Unità della penisola Iberica?
Beh, l’attacco di paesi sovrani in nome di una supposta unità geografica, è esattamente quello che noi esaltiamo col nome di Risorgimento.
Secondo questa filosofia, con altrettanta ragione Hilter ha attaccato Polonia, Belgio, Francia etc.. per l’Unità Europea!
Questo piano però, non ha girato bene perchà si è basato troppo sulla violenza fisica e troppo poco sulla violenza psicologica.
Il piano che è in atto oggi, è davvero molto più raffinato.
Saluti
Stefano P
Bravo Davide continua cosi’
Francy 67
–›Mr. Monti is an international advisor to Goldman Sachs and a member of the advisory board of the Coca-Cola Company‹–
Hey Mr. Monti,
would you like to be the honoured member
also of my big Caca-Loca corporation,
you’ll finally find your reason of state there!
Sono esterefatto da questa vostra posizione…
guarda caso siete perfettamente allineati con il cavaliere ed il suo giro di “aficionados ad oltranza”…
state “costruendo” anche voi la macchina del fango contro il Presidente della Repubblica, pazzesco!
ma di chi fate il gioco?
Grande articolo Davide! Avanti Tutta!
No, non buttiamola in caciara sui nazionalismi e le guerre. Sono e penso siamo disponibili ad un’Europa dei popoli con sovranità monetaria dei popoli europei (o addirittura dei popoli mondiali), ma non a quest’Europa dei banchieri e dei tecnocrati e a questa moneta delle Banche. Troppo facile dire se non vuoi la pupù ti trovi nella cacca. Io aspiro alla crema di nocciole biologica e a km zero e penso che tutti noi dobbiamo aspirare a questo. Se no, tanto vale non fare politica…
Mi sovviene una similitudine, l’economia sta alle condizioni meteo come gli economisti stanno ai metereologi, più di qualche giorno non riescono a prevedere…
Ciao!
Condivido appieno quanto da te scritto. Spero che il Movimento 5 stelle cresca sempre più e cambi davvero il modo di fare politica in Italia. Complimenti, continuate così. Siamo con voi!
L ‘ inizio del post prometteva bene, peccato si sia poi ridimensionato in una iniziativa certo coerente ma poco “incisiva” a livello comunicativo…peró vi dico “bravo” (come usafare a teatro…) ma l’attacco alla finanza speculativa e il rifiuto del “grande debito” devono continuare ed essere argomentati anche sul blog nazionale, e Grillo deve riprendere a parlare di banche e signoraggio, spezzando il tabú che sembra aver colpito Beppe qualche anno fa…;-)
Ciao Carlo,
ogni tanto non mi trovo d’accordo su alcune posizioni espresse dal Movimento 5 stelle, credo che si stia pagando, anche in termini di linguaggio, una certa immaturità…..Ma si può negare il curriculum del signor Monti? Si può negare che ha prestato e come consulente ancora presta la propria opera professionale proprio a quella grande finanza che ha iniziato questo delirio? Posso pensare che difficilmente morderà la mano di chi gli ha dato soldi e prestigio fino ad oggi? Poi possiamo discettare che la rabbia ci fa scrivere dei post sgradevoli…..vero.
Buona serata Carlo.
Ivan di Torino
Bravo Davide, felice di averti conosciuto a San Mauro dove il “nostro” movimento ha avuto un gran successo!!!
Salve a tutti, è la prima volta che scrivo su questo blog e sono da poco iscritto al movimento. Mi sembra che in generale sia un’ottima iniziativa, io sono un militante di centro-destra pentito. Vorrei solo condividere con voi il mio pensiero che non si può dire di no a tutto e che per essere concreti bisogna appoggiare le poche novità decenti del mondo della politica. Qualunque uomo sia Monti, è un segno di un forte cambiamento che dobbiamo sostenere, altrimenti dobbiamo ritornare al nostro felice far nulla. La rivoluzione democratica si può fare solo con piccoli passetti continui, altrimenti si deve prendere in mano i forconi.
Come affrontare la situazione di Crisi
E’ mio avviso urgente nominare un Governo di Emergenza
I primi atti del Governo dovrebbero essere a mio avviso i seguenti:
Restituire solo parzialmente (al 50% per esempio) i Bot/Btp in mano ai risparmiatori rinnovando automaticamente il restante 50% allo stesso tasso precedente
Il ripristino dell’ ICI nella Versione Prodi
La riforma fiscale
Una Patrimoniale
Il ripristino della Tassa di Successione nella Versione Prodi
La riforma delle Pensioni di anzianità e la fissazione della pensione massima ammissibile
La riduzione del 50% del numero di parlamentari e la riduzione del loro emolumento del 40%
La riduzione delle Province e dei Comuni
IL Governo dovrebbe essere così composto
Presidente del Consiglio: Mario Monti, ad lnterim Ministro dell’Economia
Vice Presidente del Consiglio: Pierferdinando Casini, ad Interim Ministro per l’attuazione del Programma
Ministro degli Esteri con interim Commissario Europeo: Romano Prodi
Ministro della Difesa e della Protezione Civile: Gianfranco Fini,
Ministro della Pubblica Istruzione Buttiglione
Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: Luca Cordero di Montezemolo
Ministro per lo sviluppo economico: Bersani ad Interim Ministro delle attività Produttive
Ministro del Welfare e del Lavoro: Livia Turco
Ministro dell’ interno: Pisanu
Ministro per l’attuazione del Federalismo Fiscale (andrebbe bene: Formigoni)
Questo Governo dovrebbe preparare entro una settimana una proposta alternativa da sottoporre, dal Prof. Prodi, alla UE delle azioni da fare per uscire dalla Crisi.
Questa proposta deve essere immediatamente sottoposta da Prodi alla UE e ricevere il Suo Consenso
Cordiali saluti
Luigi Ciampitti
Le tue analisi le condivido in pieno, come sempre le iniziative che partono dal m5s sono lodevoli, anche se a beneficiarne sono pochi, comunque la vita e i cambiamenti sono fatti di piccole cose. Mi auguro che la crisi faccia riflettere le persone e si metta in moto il cambiamento.
-Luigi Ciampitti: mi permetto di dissentire.
La cura da te suggerita per affrontare la crisi equivale a consigliare ad un malato di cancro ai polmoni di fumarsi tre pacchetti al giorno di Camel senza filtro….fino a remissione dei sintomi. RIP
-Davide Bono: penso che all’interno del M5S si debba cominciare a parlare SERIAMENTE di economia politica. Tra gli argomenti sul portale del M5S non è nemmeno inserito; pensare che tutti i punti apprezzabilissimi del MoVimento sarebbero attuabili da domani mattina se solo si capisse che tutto dipende dal fatto che non abbiamo (noi Italia) “Ability to pay” e che non si potranno mai attuare (neanche se il movimento arrivasse in parlamento col 51%)se non con questa condizione.
Condivido l’analisi ma non il “COLPEVOLE”.
SI …la finanza speculativa (BCE, FMI)
Si …i massoni
SI …la Coca-Cola
SI …le multinazionali
Ma non esiste il Signor Finanza Speculativa, non esiste il Signor CocaCola, non esiste il Signor Multinazionali. Esistono cittadini che mettono i loro soldi nelle banche (..che poi fanno finanza speculativa), esistono cittadini che votano i politici sanza prima sincerarsi se siano massoni o no, esistono cittadini che bevono la CocaCola, esistono cittadini che comprano i prodotti delle multinazionali che poi grazie al denaro incamerato, comandano il mondo.
Non ci piacevano i partiti, abbiamo creato un moVimento diverso. A 30.000 cittadini non piacevano le banche, hanno creato le bache etiche. A qualcuno non piaceva la politica della CocaCola, hanno creato la UbuntuCola.
I modi per cambiare esistono. Chi si lamenta è stupido. Basterebbe che scegliesse le alternative.
Quindi, la “COLPA” di tutto questo non sono “i capi” ma chi ha dato il potere ai capi: chi li ha votati, chi acquista i loro prodotti.
Hai prefettamente ragione!
Se posso permettermi vorrei dare il mio contributo:
-ABOLIRE le Tasse
-OGNI Isituzione Pubblica può esistere SOLO se fornisce un Servizo che il cittadino pagherà
-L’utile derivante dai servizi forniti ai cittadini paga i Servizi Sociali a chi ne ha bisogno e dimunisce il Debito Pubblico
-Si RICOSTITUISCE lo “Stato Italiano” RISCRIVENDO la Costituzione con dei “principi” RAZIONALI.
-Qualunque riforma elettorale si voglia attuare DEVE includere una regolamentazione (e quindi delle conseguenze) nel caso in cui non vada a votare più del 50%+1 degli elettori e nel caso in cui il 50%+1 di chi ha votato ha votato scheda “nulla o bianca”
-Se un cittadino non va a votare tre volte consecutivamente (siano esse elezioni politche, regionali, amministrative o referendum o altro) senza GIUSTIFICATO MOTIVO gli si toglie la Cittadinanza Italiana
….ecc, ecc., ecc., ecc…
8)
Scritta il 16 Giugno 2010
LETTERA DEGLI ECONOMISTI
LA POLITICA RESTRITTIVA AGGRAVA LA CRISI, ALIMENTA LA SPECULAZIONE E PUO’ CONDURRE ALLA DEFLAGRAZIONE DELLA ZONA EURO. SERVE UNA SVOLTA DI POLITICA ECONOMICA PER SCONGIURARE UNA CADUTA ULTERIORE
DEI REDDITI E DELL’OCCUPAZIONE
La gravissima crisi economica globale, e la connessa crisi della zona euro, non si risolveranno attraverso tagli ai salari, alle pensioni, allo Stato sociale, all’istruzione, alla ricerca, alla cultura e ai servizi pubblici essenziali, né attraverso un aumento diretto o indiretto dei carichi fiscali sul lavoro e sulle fasce sociali più deboli.
Piuttosto, si corre il serio pericolo che l’attuazione in Italia e in Europa delle cosiddette “politiche dei sacrifici” accentui ulteriormente il profilo della crisi, determinando una maggior velocità di crescita della disoccupazione, delle insolvenze e della mortalità delle imprese, e possa a un certo punto costringere alcuni Paesi membri a uscire dalla Unione monetaria europea.
Il punto fondamentale da comprendere è che l’attuale instabilità della Unione monetaria non rappresenta il mero frutto di trucchi contabili o di spese facili. Essa in realtà costituisce l’esito di un intreccio ben più profondo tra la crisi economica globale e una serie di squilibri in seno alla zona euro, che derivano principalmente dall’insostenibile profilo liberista del Trattato dell’Unione e dall’orientamento di politica economica restrittiva dei Paesi membri caratterizzati da un sistematico avanzo con l’estero.
La crisi mondiale esplosa nel 2007-2008 è tuttora in corso. Non essendo intervenuti sulle sue cause strutturali, da essa non siamo di fatto mai usciti. Come è stato riconosciuto da più parti, questa crisi vede tra le sue principali spiegazioni un allargamento del divario mondiale tra una crescente produttività del lavoro e una stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori. Per lungo tempo questo divario è stato compensato da una eccezionale crescita speculativa dei valori finanziari e dell’indebitamento privato che, partendo dagli Stati Uniti, ha agito da stimolo per la domanda globale.
Vi è chi oggi confida in un rilancio della crescita mondiale basato su un nuovo boom della finanza statunitense. Scaricando sui bilanci pubblici un enorme cumulo di debiti privati inesigibili si spera di dare nuovo impulso alla finanza e al connesso meccanismo di accumulazione. Noi riteniamo che su queste basi una credibile ripresa mondiale sia molto difficilmente realizzabile, e in ogni caso essa risulterebbe fragile e di corto respiro. Al tempo stesso consideriamo illusorio auspicare che in assenza di una profonda riforma del sistema monetario internazionale la Cina si disponga a trainare la domanda globale, rinunciando ai suoi attivi commerciali e all’accumulo di riserve valutarie.
Siamo insomma di fronte alla drammatica realtà di un sistema economico mondiale senza una fonte primaria di domanda, senza una “spugna” in grado di assorbire la produzione.
L’irrisolta crisi globale è particolarmente avvertita nella Unione monetaria europea. La manifesta fragilità della zona euro deriva da profondi squilibri strutturali interni, la cui causa principale risiede nell’impianto di politica economica liberista del Trattato di Maastricht, nella pretesa di affidare ai soli meccanismi di mercato i riequilibri tra le varie aree dell’Unione, e nella politica economica restrittiva e deflazionista dei paesi in sistematico avanzo commerciale. Tra questi assume particolare rilievo la Germania, da tempo orientata al contenimento dei salari in rapporto alla produttività, della domanda e delle importazioni, e alla penetrazione nei mercati esteri al fine di accrescere le quote di mercato delle imprese tedesche in Europa. Attraverso tali politiche i paesi in sistematico avanzo non contribuiscono allo sviluppo dell’area euro ma paradossalmente si muovono al traino dei paesi più deboli. La Germania, in particolare, accumula consistenti avanzi commerciali verso l’estero, mentre la Grecia, il Portogallo, la Spagna e la stessa Francia tendono a indebitarsi. Persino l’Italia, nonostante una crescita modestissima del reddito nazionale, si ritrova ad acquistare dalla Germania più di quanto vende, accumulando per questa via debiti crescenti.
La piena mobilità dei capitali nell’area euro ha favorito enormemente il formarsi degli squilibri nei rapporti di credito e debito tra paesi. Per lungo tempo, sulla base della ipotesi di efficienza dei mercati, si è ritenuto che la crescita dei rapporti di indebitamento tra i paesi membri dovesse esser considerata il riflesso positivo di una maggiore integrazione finanziaria dell’area euro. Ma oggi è del tutto evidente che la presunta efficienza dei mercati finanziari non trova riscontro nei fatti e che gli squilibri accumulati risultano insostenibili.
Sono queste le ragioni di fondo per cui gli operatori sui mercati finanziari stanno scommettendo sulla deflagrazione della zona euro. Essi prevedono che per il prolungarsi della crisi le entrate fiscali degli Stati declineranno e i ricavi di moltissime imprese e banche si ridurranno ulteriormente. Per questa via, risulterà sempre più difficile garantire il rimborso dei debiti, sia pubblici che privati. Diversi paesi potrebbero quindi esser progressivamente sospinti al di fuori della zona euro, o potrebbero decidere di sganciarsi da essa per cercare di sottrarsi alla spirale deflazionista. Il rischio di insolvenza generalizzata e di riconversione in valuta nazionale dei debiti rappresenta pertanto la vera scommessa che muove l’azione degli speculatori. L’agitazione dei mercati finanziari verte dunque su una serie di contraddizioni reali. Tuttavia, è altrettanto vero che le aspettative degli speculatori alimentano ulteriormente la sfiducia e tendono quindi ad auto-realizzarsi. Infatti, le operazioni ribassiste sui mercati spingono verso l’alto il differenziale tra i tassi d’interesse e i tassi di crescita dei redditi, e possono rendere improvvisamente insolventi dei debitori che precedentemente risultavano in grado di rimborsare i prestiti. Gli operatori finanziari, che spesso agiscono in condizioni non concorrenziali e tutt’altro che simmetriche sul piano della informazione e del potere di mercato, riescono quindi non solo a prevedere il futuro ma contribuiscono a determinarlo, secondo uno schema che nulla ha a che vedere con i cosiddetti “fondamentali” della teoria economica ortodossa e i presunti criteri di efficienza descritti dalle sue versioni elementari.
In un simile scenario riteniamo sia vano sperare di contrastare la speculazione tramite meri accordi di prestito in cambio dell’approvazione di politiche restrittive da parte dei paesi indebitati. I prestiti infatti si limitano a rinviare i problemi senza risolverli. E le politiche di “austerità” abbattono ulteriormente la domanda, deprimono i redditi e quindi deteriorano ulteriormente la capacità di rimborso dei prestiti da parte dei debitori, pubblici e privati. La stessa, pur significativa svolta di politica monetaria della BCE, che si dichiara pronta ad acquistare titoli pubblici sul mercato secondario, appare ridimensionata dall’annuncio di voler “sterilizzare” tali operazioni attraverso manovre di segno contrario sulle valute o all’interno del sistema bancario.
Gli errori commessi sono indubbiamente ascrivibili alle ricette liberiste e recessive suggerite da economisti legati a schemi di analisi in voga in anni passati, ma che non sembrano affatto in grado di cogliere gli aspetti salienti del funzionamento del capitalismo contemporaneo.
E’ bene tuttavia chiarire che l’ostinazione con la quale si perseguono le politiche depressive non è semplicemente il frutto di fraintendimenti generati da modelli economici la cui coerenza logica e rilevanza empirica è stata messa ormai fortemente in discussione nell’ambito della stessa comunità accademica. La preferenza per la cosiddetta “austerità” rappresenta anche e soprattutto l’espressione di interessi sociali consolidati. Vi è infatti chi vede nell’attuale crisi una occasione per accelerare i processi di smantellamento dello stato sociale, di frammentazione del lavoro e di ristrutturazione e centralizzazione dei capitali in Europa. L’idea di fondo è che i capitali che usciranno vincenti dalla crisi potranno rilanciare l’accumulazione sfruttando tra l’altro una minor concorrenza sui mercati e un ulteriore indebolimento del lavoro.
Occorre comprendere che se si insiste nell’assecondare questi interessi non soltanto si agisce contro i lavoratori, ma si creano anche i presupposti per una incontrollata centralizzazione dei capitali, per una desertificazione produttiva del Mezzogiorno e di intere macroregioni europee, per processi migratori sempre più difficili da gestire, e in ultima istanza per una gigantesca deflazione da debiti, paragonabile a quella degli anni Trenta.
Il Governo italiano ha finora attuato una politica tesa ad agevolare questo pericoloso avvitamento deflazionistico. E le annunciate, ulteriori strette di bilancio, associate alla insistente tendenza alla riduzione delle tutele del lavoro, non potranno che provocare altre cadute del reddito, dopo quella pesantissima già fatta registrare dall’Italia nel 2009. Si tenga ben presente che sono altamente discutibili i presupposti scientifici in base ai quali si ritiene che attraverso simili politiche si migliora la situazione economica e di bilancio e quindi ci si salvaguarda da un attacco speculativo. Piuttosto, per questa via si rischia di alimentare la crisi, le insolvenze e quindi la speculazione.
Nemmeno si può dire che dalle opposizioni sia finora emerso un chiaro programma di politica economica alternativa. Una maggior consapevolezza della gravità della crisi e degli errori del passato va diffondendosi, ma si sono levate voci da alcuni settori dell’opposizione che suggeriscono prese di posizione contraddittorie e persino deteriori, come è il caso delle proposte tese a introdurre ulteriori contratti di lavoro precari o ad attuare massicci programmi di privatizzazione dei servizi pubblici. Gli stessi, frequenti richiami alle cosiddette “riforme strutturali” risultano controproducenti laddove, anziché caratterizzarsi per misure tese effettivamente a contrastare gli sprechi e i privilegi di pochi, si traducono in ulteriori proposte di ridimensionamento dei diritti sociali e del lavoro.
Quale monito per il futuro, è opportuno ricordare che nel 1992 l’Italia fu sottoposta a un attacco speculativo simile a quelli attualmente in corso in Europa. All’epoca, i lavoratori italiani accettarono un gravoso programma di “austerità”, fondato soprattutto sulla compressione del costo del lavoro e della spesa previdenziale. All’epoca, come oggi, si disse che i sacrifici erano necessari per difendere la lira e l’economia nazionale dalla speculazione. Tuttavia, poco tempo dopo l’accettazione di quel programma, i titoli denominati in valuta nazionale subirono nuovi attacchi. Alla fine l’Italia uscì comunque dal Sistema Monetario Europeo e la lira subì una pesante svalutazione. I lavoratori e gran parte della collettività pagarono così due volte: a causa della politica di “austerità” e a causa dell’aumento del costo delle merci importate.
Va anche ricordato che, con la prevalente giustificazione di abbattere il debito pubblico in rapporto al Pil, negli anni passati è stato attuato nel nostro paese un massiccio programma di privatizzazioni. Ebbene, i peraltro modesti effetti sul debito pubblico di quel programma sono in larghissima misura svaniti a seguito della crisi, e le implicazioni in termini di posizionamento del Paese nella divisione internazionale del lavoro, di sviluppo economico e di benessere sociale sono oggi considerati dalla più autorevole letteratura scientifica altamente discutibili.
Noi riteniamo dunque che le linee di indirizzo finora poste in essere debbano essere abbandonate, prima che sia troppo tardi.
Occorre prendere in considerazione l’eventualità che per lungo tempo non sussisterà una locomotiva in grado di assicurare una ripresa forte e stabile del commercio e dello sviluppo mondiale. Per evitare un aggravamento della crisi e per scongiurare la fine del progetto di unificazione europea è allora necessaria una nuova visione e una svolta negli indirizzi generali di politica economica. Occorre cioè che l’Europa intraprenda un autonomo sentiero di sviluppo delle forze produttive, di crescita del benessere, di salvaguardia dell’ambiente e del territorio, di equità sociale.
Affinché una svolta di tale portata possa concretamente svilupparsi, è necessario in primo luogo dare respiro al processo democratico, è necessario cioè disporre di tempo. Ecco perché in via preliminare proponiamo di introdurre immediatamente un argine alla speculazione. A questo scopo sono in corso iniziative sia nazionali che coordinate a livello europeo, ma i provvedimenti che si stanno ponendo in essere appaiono ancora deboli e insufficienti. Fermare la speculazione è senz’altro possibile, ma occorre sgombrare il campo dalle incertezze e dalle ambiguità politiche. Bisogna quindi che la BCE si impegni pienamente ad acquistare i titoli sotto attacco, rinunciando a “sterilizzare” i suoi interventi. Occorre anche istituire adeguate imposte finalizzate a disincentivare le transazioni finanziarie a breve termine ed efficaci controlli amministrativi sui movimenti di capitale. Se non vi fossero le condizioni per operare in concerto, sarà molto meglio intervenire subito in questa direzione a livello nazionale, con gli strumenti disponibili, piuttosto che muoversi in ritardo o non agire affatto.
L’esperienza storica insegna che per contrastare efficacemente la deflazione bisogna imporre un pavimento al tracollo del monte salari, tramite un rafforzamento dei contratti nazionali, minimi salariali, vincoli ai licenziamenti e nuove norme generali a tutela del lavoro e dei processi di sindacalizzazione. Soprattutto nella fase attuale, pensare di affidare il processo di distruzione e di creazione dei posti di lavoro alle sole forze del mercato è analiticamente privo di senso, oltre che politicamente irresponsabile.
In coordinamento con la politica monetaria, occorre sollecitare i Paesi in avanzo commerciale, in particolare la Germania, ad attuare opportune manovre di espansione della domanda al fine di avviare un processo di riequilibrio virtuoso e non deflazionistico dei conti con l’estero dei Paesi membri dell’Unione monetaria europea. I principali Paesi in avanzo commerciale hanno una enorme responsabilità, al riguardo. Il salvataggio o la distruzione della Unione dipenderà in larga misura dalle loro decisioni.
Bisogna istituire un sistema di fiscalità progressiva coordinato a livello europeo, che contribuisca a invertire la tendenza alla sperequazione sociale e territoriale che ha contribuito a scatenare la crisi. Occorre uno spostamento dei carichi fiscali dal lavoro ai guadagni di capitale e alle rendite, dai redditi ai patrimoni, dai contribuenti con ritenuta alla fonte agli evasori, dalle aree povere alle aree ricche dell’Unione.
Bisogna ampliare significativamente il bilancio federale dell’Unione e rendere possibile la emissione di titoli pubblici europei. Si deve puntare a coordinare la politica fiscale e la politica monetaria europea al fine di predisporre un piano di sviluppo finalizzato alla piena occupazione e al riequilibrio territoriale non solo delle capacità di spesa, ma anche delle capacità produttive in Europa. Il piano deve seguire una logica diversa da quella, spesso inefficiente e assistenziale, che ha governato i fondi europei di sviluppo. Esso deve fondarsi in primo luogo sulla produzione pubblica di beni collettivi, dal finanziamento delle infrastrutture pubbliche di ricerca per contrastare i monopoli della proprietà intellettuale, alla salvaguardia dell’ambiente, alla pianificazione del territorio, alla mobilità sostenibile, alla cura delle persone. Sono beni, questi, che inesorabilmente generano fallimenti del mercato, sfuggono alla logica ristretta della impresa capitalistica privata, ma al contempo risultano indispensabili per lo sviluppo delle forze produttive, per l’equità sociale, per il progresso civile.
Si deve disciplinare e restringere l’accesso del piccolo risparmio e delle risorse previdenziali dei lavoratori al mercato finanziario. Si deve ripristinare il principio di separazione tra banche di credito ordinario, che prestano a breve, e società finanziarie che operano sul medio-lungo termine.
Contro eventuali strategie di dumping e di “esportazione della recessione” da parte di paesi extra-Ume, bisogna contemplare un sistema di apertura condizionata dei mercati, dei capitali e delle merci. L’apertura può essere piena solo se si attuano politiche convergenti di miglioramento degli standard del lavoro e dei salari, e politiche di sviluppo coordinate.
Siamo ben consapevoli della distanza che sussiste tra le nostre indicazioni e l’attuale, tremenda involuzione del quadro di politica economica europea.
Siamo tuttavia del parere che gli odierni indirizzi di politica economica potrebbero rivelarsi presto insostenibili.
Se non vi saranno le condizioni politiche per l’attuazione di un piano di sviluppo fondato sugli obiettivi delineati, il rischio che si scateni una deflazione da debiti e una conseguente deflagrazione della zona euro sarà altissimo. Il motivo è che diversi Paesi potrebbero cadere in una spirale perversa, fatta di miopi politiche nazionali di “austerità” e di conseguenti pressioni speculative. A un certo punto tali Paesi potrebbero esser forzatamente sospinti al di fuori della Unione monetaria o potrebbero scegliere deliberatamente di sganciarsi da essa per cercare di realizzare autonome politiche economiche di difesa dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione. Se così davvero andasse, è bene chiarire che non necessariamente su di essi ricadrebbero le colpe principali del tracollo della unità europea.
Simili eventualità ci fanno ritenere che non vi siano più le condizioni per rivitalizzare lo spirito europeo richiamandosi ai soli valori ideali comuni. La verità è che è in atto il più violento e decisivo attacco all’Europa come soggetto politico e agli ultimi bastioni dello Stato sociale in Europa. Ora più che mai, dunque, l’europeismo per sopravvivere e rilanciarsi dovrebbe caricarsi di senso, di concrete opportunità di sviluppo coordinato, economico, sociale e civile.
Per questo, occorre immediatamente aprire un ampio e franco dibattito sulle motivazioni e sulle responsabilità dei gravissimi errori di politica economica che si stanno compiendo, sui conseguenti rischi di un aggravamento della crisi e di una deflagrazione della zona euro e sulla urgenza di una svolta di politica economica europea.
Qualora le opportune pressioni che il Governo e i rappresentanti italiani delle istituzioni dovranno esercitare in Europa non sortissero effetti, la crisi della zona euro tenderà a intensificarsi e le forze politiche e le autorità del nostro Paese potrebbero esser chiamate a compiere scelte di politica economica tali da restituire all’Italia un’autonoma prospettiva di sostegno dei mercati interni, dei redditi e dell’occupazione.
L’iniziativa è stata promossa da Bruno Bosco (Università di Milano Bicocca), Emiliano Brancaccio (Università del Sannio), Roberto Ciccone (Università Roma Tre), Riccardo Realfonzo (Università del Sannio), Antonella Stirati (Università Roma Tre).
Mi permetto di incalzare quanto detto da Fabio,
con il quale sono pienamente d’accordo.
All’origine dei fatti:
Qualsiasi “prodotto” legalmente in vendita
che non abbia alcuna indicazione di come possa essere riciclato
in modo del tutto inoffensivo o vantaggioso,
o le cui conseguenze possano essere dannose, non solo per l’ambiente;
richiede un certo sforzo prima di essere acquistato o condiviso.
Sia esso l’opera di un candidato alla politica
o di una ditta di dolciumi.
Tali requisiti non possono ovviamente essere “stampati”
o essere applicati in modo eguale per ogni “prodotto”
ma possono essere ben visibili con un minimo di ricerca
alla portata di tutti.
La differenza la fa appunto il potere d’acquisto
che tutti noi abbiamo ma che purtroppo ancora in pochi esercitiamo.
O meglio, in molti lo fanno ma nella direzione opposta
a quella che qui (mi permetto) vorremmo
e non credo che coloro che si lamentano se ne rendano poi conto.
E’ un po’ radicale,
ma è la direzione che già in molti stiamo prendendo.
Si pensi alle energie alternative,
il principio da osservare è solo questo.
Che è poi quello suggerito quotidianamente da madre Natura.
Caro Beppe quando si completa il Programma M5S? Non aver paura se in un punto sei in minoranza.
Il M5S alle prossime elezioni nazionali parteciperà? Bene!
Democrazia partecipativa!?
Partecipazione dei cittadini sovrani!?
Le soluzione e le proposte dei cittadini sono molto più intelligenti di quelle degli eletti.
Per ogni ministero e assessorato locale si fa un sondaggio su proposte e soluzioni del caro Beppe e di noi, si partecipa, si vota e quelle con più del 50% entrano nel SuperProgramma M5S.
Una volta definito il SuperProgramma deve rimanere aperto open source, gli iscritti scrivono proposte e soluzioni, si votano e quelle con più del 50% entrano nel SuperProgramma M5S.
Siamo sulla buona strada: “Manovra dei cittadini” e “Sviluppo dell’Italia”.
Caro Beppe, permettimi di scriverti per essere pronti a governare.
Il Programma del MoVimento 5 Stelle è il meglio che c’è, ma è incompleto:
Stato e Cittadini.
Energia.
Informazione.
Economia.
Trasporti.
Salute.
Istruzione.
E qui viene la domanda: il programma per gli altri ministeri?
Affari Esteri?
Interno?
Giustizia?
Difesa?
Economia e Finanze?
Sviluppo Economico?
Politiche Agricole, Alimentari e Forestali?
Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare?
Infrastrutture e Trasporti?
Lavoro e Politiche Sociali?
Salute?
Istruzione, Università e Ricerca?
Beni e Attività Culturali?
E di quelli senza portafoglio e non meno importanti!
Rapporti con le Regioni e per la Coesione Territoriale?
Attuazione del programma di Governo?
Pubblica amministrazione e Innovazione?
Pari opportunità?
Rapporti con il Parlamento?
Riforme per il Federalismo?
Gioventù?
Semplificazione Normativa?
Turismo?
L’elenco è riportato dal link: http://www.governo.it/governo/ministeri/ministeri_gov.html
Vogliamo completare il Super Programma del MoVimento 5 Stelle?
Vogliamo discutere punto per punto dal tuo blog come fatto per l’esistente?
Quando iniziamo?
Ogniuno vale e conta uno?
Potere ai cittadini!
Guarda che te hai dei problemi seri.
Scommetto che hai la tessera del msi e la casa piena di icone del duce.
Ma ancora devo sentire ste cose?!
Certe visite le passa la mutua e se proprio proprio, vedremo di fare una colletta…….
Robi da mat
Definire lo spread qualcosa in incomprensibile significa prendere in giro chiunque abbia la terza media. Come ha già osservato qualcuno, questi sono discorsi di altri tempi (ho sentito qualcosa di simile dai militanti del casa pound dietro casa mia).
Prendersela con l’ “economia” e con la “finanza” ha molto poco senso finché la gente farà prestiti a lungo termine per comprarsi l’iPhone.
Bravi ragazzi,diamoci dentro, sputtaniamoli sempre questi nostri politici, questo è quello che si meritano!!!
W il Movimento 5 Stelle!!!
Bravo Davide, ottimo lavoro! E’ ora di ribaltare la piramide di questa maledetta casta che ruba ed affossa il paese!
Finanziamenti a persone che hanno bisogno
buongiorno ha tutti
Siete alla ricerca di prestito per sia rilanciare le vostre attività sia per la realizzazione di un progetto, sia per voi comperate un appartamento,ma purtroppo la banca vi pone abbastanza condizioni di cui siete incapace; più preoccupazioni! Metto a disposizione di tutto che desidera crediti personali con un tasso d’interesse che va del 3% di importo chiesto. Volete precisarli nella vostra domanda di prestito importo esatto e la durata di rimborso che desiderereste perché posso soddisfarli con precisione e non appena possibile. Contattate per le vostre domande di prestito personali: gui.manuele@gmail.com
la vostra soddisfazione è il mio obiettivo e ciò prima.