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Di Davide Bono
Da più parti ci è stata chiesta e richiesta la nostra posizione su quanto sta succedendo alla Fiat, prima a Pomigliano e poi, adesso, a Torino. Dopo una breve consultazione a livello piemontese, vista la posizione assunta in Campania e ricordando i diversi interventi di Beppe Grillo non abbiamo avuto esitazioni a palesare una posizione unitaria.
Siamo convinti che il modello del referendum imposto da Marchionne sia una bufala esattamente come la falsa alternanza politica tra “destre” e “sinistre”. Il referendum di Mirafiori rappresenta una falsa libertà di voto sotto la pressione del ricatto: se votano sì, ci saranno gli investimenti (su quali e quanti ci torneremo dopo), se votano no, Marchionne (ipse dixit) brinderà in USA. Viene lecito dire, vieppiù analizzando i nodi dell’accordo aziendale, che vada pure dove preferisce. Marchionne, la FIAT, i sindacati “aziendali” e la politica prona nostrana: un bel razzo per delocalizzarli su un’altro pianeta.
Innanzitutto è anti-sindacale lasciare fuori i sindacati che voteranno “no”. Cioè la FIOM.
E’ anti-sindacale, e qualcosa di veramente innovativo dal secondo dopoguera, che sia la stessa azienda a spiegare il contratto ai lavoratori come successo ieri.
E’ anti-sindacale pensare di sanzionare (fino al licenziamento) i lavoratori o i sindacati che non rispetteranno le clausole dell’accordo, prefigurando una violazione del diritto di sciopero, conquistato con decenni di lotte sanguinose.
E’ anti-sindacale sostituire i rappresentanti sindacali eletti dai lavoratori (RSU) con rappresentanti dei sindacati firmatari, i cosiddetti sindacati “aziendali”.
E’ un suicidio sociale l’uscita dal Contratto Nazionale dei Metalmeccanici. Qui non si tratta di un accordo integrativo, ma della frantumazione del modello di base per tutti i lavoratori. Se questo succede per la più grossa azienda italiana, figuriamoci quale tutela dei diritti potranno pretendere i lavoratori delle aziende più piccole. Quindi qui non si tratta di rischiare di precarizzare i 5000 lavoratori di Mirafiori ma di “uccidere” il futuro di tutti i lavoratori italiani.
E’ un suicidio sociale la prospettiva di poter fare turni lavorativi di 10 ore, in questo caso sì con la pausa pranzo, mentre coi turni di 8 ore la pausa pranzo diventerebbe un optional. Che devi pure mangiare?
E’ un suicidio sociale monetizzare pure le pause oltre che gli straordinari. Le pause saranno accorciate di 10 minuti e monetizzate; gli straordinari pure, monetizzando e mercificando tutta la nostra vita: cosà sceglierà un cittadino con la sua vita dipendente da un mutuo in banca, più tempo libero per sè e la sua famiglia o qualche euro in più con gli straordinari? Non serve che cresca il PIL, serve più tempo libero per attività non retribuite.
E veniamo al piano economico. Dove li trova 20 miliardi di euro Marchionne? Dalle Banche? O sarà di nuovo lo Stato a mettere i soldi come ha fatto negli ultimi 100 anni (per cui avremmo potuto statalizzare l’azienda ormai 3-4 volte) l’Italia o come ha fatto recentemente Obama con la Chrysler tramite la bancarotta controllata (Chapter 11)? Se fossero soldi nostri e visto che lo sono (incentivi alla rottamazione, cassa integrazione, incentivi vari) non sarebbe il caso che decidessimo noi cosa produrre e quanto, dove, come e perchè? Davvero crediamo che produrre SUV cioè grosse auto da fuoristrada di lusso possa trovare mercato stabile? Non sarebbe meglio produrre piccole auto ibride ed elettriche? O ancora shiftare verso la produzione di microcogeneratori per produrre energia e calore ad uso domestico/condominiale su brevetto dell’Ing. Palazzetti, alla FIAT negli anni ’80?
E ancora il MoVimento è comunista o anticapitalista? Io mi sentirei di dire no, in assoluto, essendo per la meritocrazia. Certo che se il capitalismo è questo, di rapina come dice la Klein o peggio, questo con le “pezze al culo” di Marchionne o io direi della “presa per il culo”, diciamo no. Serve un capitalismo nuovo, controllato, naturale, che tenga in conto del capitale naturale come principale stock di beni che fornisce servizi fondamentali ed irrinunciabili (acqua, aria, cibo puliti) e che non può essere distrutto nè sostituito; una globalizzazione dei diritti non alla rovescia, non verso il basso, ma verso l’alto con una tassazione basata sulla responsabilità sociale di impresa; dei “padroni” che prendono 3-4-5 volte un loro lavoratore, non 300 volte tanto, e lavoratori che partecipano alla gestione dell’azienda. La strada si può, si deve fare, ma bisogna prendere scelte coraggiose.
Per questo bisogna dire no al referendum farsa di Mirafiori.
Dire no ai sindacati “concertativi” cioè asserviti.
No alla politica dei Fassino che “se fossero operai” ma prendono 30.000 € al mese. No agli ipocriti come Vendola che dicono “no a Marchionne” ma poi si alleano con i Fassino.
Sì alla politica e al sindacato di base. Sì alla riconversione dell’economia verso lidi di giustizia, equità , solidarietà , sostenibilità e quindi riduzione delle merci, scambio dei servizi e distribuzione delle fonti d’energia: riprogettazione, riduzione, riuso, riciclo, scambio monetario, banca del tempo, produzione di energia/calore in casa con le rinnovabili e mobilità elettrica in car sharing. Soprattutto sempre meno acquisto di nuove merci, sempre più servizi, magari scambiandoli o acquistandoli usati online, come detto eccellentemente dalla Napoleoni in “economia partecipativa”: ridurre la mercificazione e aumentare il benessere, arricchendo e preservando noi e la collettività e non pochi banchieri ed oligarchi. Questa la sfida del XXI secolo che passa anche da Mirafiori.


Massimiliano allora siamo d’accordo nel dire che il principale problema sta nella classe politica e nel carrozzone elefantiaco che dobbiamo ormai mantenere fatto di stipendi d’oro, pensioni d’oro, malagestione e ruberie di ogni genere di questa casa che, a tutti i livelli dai comuni al parlamento, ha depredato un paese e lo ha ridotto sul lastrico.
Infine aggiungerei anche la mentalitÃÆÃ italiota che, se non in minoranza, pensa che la furbizia e fregare gli altri sia una virtÃÆÃ¹.
Siamo in un bel casino
Ben detto Davide, concordo appieno sulla posizione.
Non ne usciamo dalla crisi seguendo modello puramente speculativi della vita di tutti.
Se si vuole produrre si puo’ produrre ma e’ necessario introdurre ricerca e tecnologia non solo portafoglio.
L’imprenditore europeo non solo quello italiano deve comprendere che il suo prodotto deve essere ecologico ed a basso costo non solo per l’acquirente ma anche per l’ambiente e l’utilizzo di energie, servizi e forza uomo.
Usare di piu’ il cervello e meno le braccia.
Questo e’ il futuro modello altrimenti i cinesi, indiani, pakistani e asiatici ci mangiano in un boccone.
Loro hanno tante tantissime braccia, meno menti.
Se non sfruttiamo questo gap per ristabilire un minimo di diritti che fino a oggi ci sono e domani con il SI di mirafiori significhera’ ritornare nuovamente indietro nel 1928 siamo arrivati a questo.
Che nessuno dica che non se lo aspettava… basti vedere nel tempo la precarizzazione del lavoro ed ora il tentativo di cancellazione dei contratti a tempo indeterminato.
Stanno impoverendo i cittadini per annullare il potere democratico non solo in Italia ma in tutto il mondo per questo si hanno le proteste in qualsiasi parte del mondo.
Questa e’ la nuova guerra santa delle banche, assicurazioni, imprenditori ricchissimi e massoni deviati (la massoneria metteva al centro degli interessi l’uomo era filantropica una volta oggi rappresenta delinquenti con interessi di lobby).
Ciao
Vincenzo
Complimenti per la demagogia!
Non mi sembra che tutte le informazioni riportate rispondano al vero.
Ma tant’̮̬, in Italia non importa la realtÃÆÃ ma il tifo per questa o quella parte.
E intanto mia moglie: lavora per una coperativa per portatori di handicap, guadagna 900 euro al mese, i sindacati non li hanno mai visti, gli straordinari non le vengono pagati ma devono recuperare le ore, la pausa pranzo non esiste percḫ̬ mangiano insieme agli utenti.
Nonostante tutto questo non vedo la fiom o i mezzi di comunicazione cosÃÆÃ¬ interessati a questa situazione.
Un’altra cosa, fare l’operaio non ̮̬ un diritto. Se il lavoro dell’operaio ormai ̮̬ paragonato allo schiavismo non capisco percḫ̬ non si vedono frotte di operai che chiedono di fare i muratori, i camerieri,i cuochi ecc…
verapolitica.blogspot.com
condivisibili al 100% il ragionamento e le conclusioni.
nel diritto internazionale qualsiasi elezione o votazione sotto ricatto viene considerata illegittima.
la posizione dei pidiisti poi ̮̬ esemplare del FATTO che non ci sono differenze di sostanza all’interno della casta di arraffatori dei denari pubblici a spese dei cittadini.
ma vedrete che quando il pd avrÃÆÃ perso anche a Torino diranno che la colpa ̮̬ di qualcun altro.
Complimenti a Te per ciÃÆÃ² che scrivi! Oggi ̮̬ sempre piÃÆÃ¹ facile nascondersi dietro a “demagogia o retorica” ̮̬ diventato di moda!!! E’ anche facile ed egoistico lamentarsi dei nostri personali problemi di lavoro. Certo che se ci lamentiamo ma non facciamo nulla per cambiare questo stato di cose…..? Ritieni giusto sparlare solo della Fiom e tralasciare (come fa Marchionne) le altre lista sindacali??? Fare l’operaio non ̮̬ un diritto ma ̮̬ un dovere rispettarlo come si rispettano i muratori, i camerieri, i cuochi che sono a casa senza lavoro per la politica sbagliata di questo governo.
Ecco un borghesotto che si lamenta. Volendo presupporre la tua buona fede, ti dico che sei molto male informato. Sul forum raggiungibile da questo sito da diversi giorni c’era una discussione aperta sull’argomento. Informati meglio!
Massimiliano,
io non sono un imprenditore, sono da poco tempo un libero professionista e mia moglie lavora come ditta individuale da 7 anni. PerÃÆÃ² ho diretto un piccolo stabilimento nell’astigiano per qualche anno proprio dopo la prima crisi del 2001, e ho girato un pÃÆÃ² l’Europa e ho visto come lavorano in Francia, Spagna e Germania. Bene o male un poco di cose dal campo le conosco e mi sembra che le tue affermazioni siano principalmente dei luoghi comuni e non frutto di una elaborazione della realtÃÆÃ .
Mi spiego
-evasione fiscale: non ̮̬ vero che le aziende evadono per vivere, almeno non la maggioranza, si evade per avere profitti in nero. Nella provincia di cuneo almeno si vive cosÃÆÃ¬ – azienda povera e padrone ricco – ovvero pochissimi investimenti nell’azienda e molti acquisti di beni mobili e immobili privati della proprietÃÆÃÂ
– problemi burocratici: in parte ̮̬ vero, purtroppo in Italia le regole non sono mai tali, per cui ci si para con il foglio di carta, sia l’amministrazione che il privato, cosÃÆÃ¬ ad es. invece di fare un vero intervento per migliorare ad es. la qualitÃÆÃ e la sicurezza del lavoro, si fa finta, si fa un foglio che lo dice, tanto ci sono 2ispettori ogni 10.000 aziende. Allora lo stato sapendo che tutti ci si puliscono il c..o con le regole emette vagonate industriali di regole che si traducono in carta e certificati.
– produttivitÃÆÃ bassa: l’organizzazione del lavoro non la fanno i sindacati, ma le aziende. Noi e i nostri dirigenti non siamo in grado di organizzare il lavoro, il risultato ̮̬ un numero elevato di ore ordinarie e straordinarie e pochissima efficienza. Dire che questo sia colpa dei sindacati ̮̬ purtroppo una panzana, se vuoi una foglia di fico, tieni con che in Italia le aziende piccole sono la stragrande maggioranza e di esse quasi tutte non hanno neppure presenza sindacale. Qui da noi in provincia di Cn ad es., ma ̮̬ anche cosÃÆÃ¬ un pÃÆÃ² dappertutto in Piemonte, ̮̬ un vanto per i lavoratori e il proprietario poter dire chei sindacati non si sono mai visti.
– corruzione: qui ho un parere nettamente diverso. Non sono i partiti a essere corrotti, ma siamo semplicemente noi italiani a esserlo, i politici sono la nostra espressione, il risultato non ̮̬ mungere le imprese, ma le imprese, o meglio i proprietari furbi e ammanicati, che mungono i soldi pubblici, corrompendo chiunque si possa corrompere.
Ci rimette l’imprenditore, l’autonomo, l’impiegato, ecc.., che vogliono essere onesti e pagare fino all’ultima lira.
Massimiliano,
mi permetto di porre la questione dal punto di vista di un piccolo imprenditore che tra le altre cose collabora con Davide e il movimento da qualche tempo.
Le imprese vanno in Svizzera percḫ̬ la Svizzera fa i ponti d’oro alle nostre imprese di qualitÃÆÃ offrendo loro sgravi fiscali e agevolazioni sulla costruzione dei fabbricati industriali percḫ̬ ̮̬ consapevole che solo in questa maniera potrÃÆÃ garantirsi un futuro occupazionale serio e di qualitÃÆÃ . La Svizzera investe sul futuro del suo lavoro.
Mi sembra che questa strategia manchi totalmente in Italia, sia da parte della politica che da parte degli imprenditori: i politici sono vittima della loro condizione di campagna elettorale continua per mantenere il potere per cui non possono prendere posizioni sgradite ai loro veri sponsor e anzi li foraggiano con incentivi ad hoc in settori ahim̮̬ decotti da tempo, gli industriali sono semplicemente vittime della loro aviditÃÆÃ e della loro scarsa intraprendenza. In un processo industriale evoluto e quindi ad elevata automazione (non artigianale, sia chiaro) l’incidenza della manodopera ̮̬ percentualmente bassa rispetto al costo finale, quindi quanto ci raccontano ̮̬ una BALLA COLOSSALE. Diciamo pure le cose come stanno: delocalizzano gli imprenditori che non hanno saputo innovare il prodotto e che si sono trovati a subire la concorrenza dei paesi loro vecchi subfornitori low-cost. Quegli stessi paesi che negli anni 70-80 i nostri imprenditori miopi e presuntuosi hanno fornito di macchinari e know-how (per risparmiare) e che, una volta in grado di camminare sulle loro gambe, oggi ci fanno il culo e si comprano pezzo a pezzo la nostra sovranitÃÆÃ monetaria. La competitivitÃÆÃ tanto decantata e realmente necessaria ai “bravi imprenditori” andrebbe misurata sul tempo necessario ad avviare una attivitÃÆÃ , sulla pressione fiscale (io ho un socio al 63% che non viene a lavorare con me la mattina, che fa girare le scatole in ogni maniera, ma che a fine anno vuole il 90% di anticipo sugli utili dell’anno venturo e si chiama Stato Italiano), sulle normative poco chiare e spesso contrastanti concepite per favorire la fioritura di costose consulenze.
I complessi problemi economici di cui si parla e che sembrano appannaggio di una ristretta oligarchia illuminata, non sono altro che il frutto di un impianto teorico autoreferenziale che sta dimostrando TUTTI I SUOI LIMITI con una crisi economica dietro all’altra, un impoverimento di fatto della maggior parte della popolazione e la mancanza di una prospettiva diversa dalla speranza che la Cindia inizi a diventare un mercato grande abbastanza da poter far godere gli azionisti soffocati dalla stagnazione del vecchio continente.
Il discorso che fa Davide ̮̬ tuttaltro che campato in aria e idiota, ma si basa sulla consapevolezza che il benessere di una persona non si misura dal suo conto corrente o dal suo potere di acquisto, e sulla certezza che un sistema basato sulla crescita infinita e sul consumo tout-court impiantato su una base energetica limitata e finita quale ̮̬ una palla di terra e acqua nel vuoto cosmico ̮̬ destinato a collassare in maniera dolorosa e drammatica (per spiegare una cosa del genere ̮̬ sufficiente la teoria degli insiemi con le mele che insegnano alle elementari, non astrusi trattati di fantaeconomia internazionale).
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