lunedì, Luglio 20, 2026

I parchi ridotti all’osso

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Di Fabrizio Biolè
Il sistema dei parchi piemontese, con tutta la sua serie di professionalità, competenze, compiti socialmente e educativamente essenziali, è in questo momento messo a dura prova.
L’assestamento di bilancio, che sta per essere approvato in Consiglio, prevede un taglio di circa due milioni di euro nel settore, la maggior parte recuperabili tramite tagli al personale già attualmente molto scarso.
Ci troviamo davanti a un duplice volontà politica, che denota precise strategie, le quali si sono già espresse all’interno di altri settori: in primo luogo la volontà di controllo politico del settore; in secondo luogo la strategia di svilimento, per non dire annullamento, delle professionalità formatesi nel campo in questi anni di eccellenze.


In questo contesto l’iter della legge 19 prevede la sua ridefinizione e approvazione, a seguito della bocciatura da parte della Corte Costituzionale di alcune sue parti e in specifico di quelle che mettono in discussione il valore paesaggistico dei Piani territoriali dei Parchi e l’esistenza stessa della Zone di salvaguardia, una categoria di area protetta (ove è ammessa l’attività venatoria) “inventata” dalla Regione Piemonte 20 anni fa per consentire la nascita di quello che è ormai comunemente noto come Parco del Po, ma che più correttamente è definito “Sistema delle Aree protette della Fascia fluviale del Po”, nel quale le Zone di salvaguardia fungono da raccordo tra le Riserve Naturali. La legislazione nazionale non contempla questa tipologia di area protetta e la Corte Costituzionale ha stabilito che la Regione Piemonte non può più mantenerla come tale, mettendo in crisi numerose attività in essere (anche di tipo economico), contratti, accordi con altre Amministrazioni per l’utilizzo di terreni e fabbricati da parte degli Enti-Parco, convenzioni con società private su progetti di riqualificazione ambientale e di rinaturazione tramite l’attività estrattiva, ecc… Tutto ciò riguarda diverse aree protette piemontesi ma principalmente i 3 tratti del Parco del Po (cuneese, torinese e vercellese/alessandrino), ove le Zone di salvaguardia interessano oltre il 70% del territorio.
A questo punto le strade sono 3:
a) far diventare le Zone di salvaguardia Parchi naturali a tutti gli effetti, il che comporterebbe automaticamente il divieto di caccia (soluzione oggi impraticabile);
b) eliminare le Zone di salvaguardia togliendole dal territorio di competenza degli Enti-Parco (soluzione apparentemente semplice ma altrettanto problematica per le attività in corso di cui si è detto poc’anzi);
c) trovare una soluzione che mantenga questi territori sotto la giurisdizione degli Enti-Parco, conservandone le tutele urbanistiche ma non chiamandole più area protetta (ai sensi della legge n. 394/1991).
I tempi dovrebbero allungarsi fino all’autunno ma è prevista la presentazione di un ddl già il 19 luglio prossimo.
E intanto ci muoviamo, o meglio: guardiaparco, tecnici, direttori e guide si muovono, è proprio il caso di dirlo, all’interno di un terreno minato in cui le direzioni stanno per essere indicate direttamente dalla Giunta regionale, grazie all’emendamento inserito in Finanziaria a maggio scorso. Come se non bastasse, l’Assessore competente Casoni rileva nella mancanza di punti ristoro per i turisti la problematica emergente all’interno del settore.
Forse quando avremo parchi invasi da cacciatori che agiranno sul controllo (solo in affiancamento e sotto stretta sorveglianza dei Guardiaparco s’intende) della popolazione di ungulati e altre specie, ridotte ai minimi termini, guardie e guide ambientali ridotte a una schiera di lavoratori precari (in buone parte lo sono già adesso!), la Giunta si accorgerà che non sarà sufficiente una, pur ottima, trattoria all’ingresso dei parchi per sostenere lo sviluppo del turismo ambientale, comunque sempre più praticato sia a livello europeo che a livello nazionale.
Manca un discorso strategico forse? Noi crediamo di sì, e questo vale un po’ per tutti i settori.
La programmazione sarebbe l’arma vincente anche in fatto di parchi, ma essa richiede un grosso sforzo di idee, di ricerca e di lungimiranza: qualità che ci pare di capire manchino alla maggior parte dei nostri amministratori regionali.
P.s.: In seguito alla manifestazione di ieri davanti alla Prefettura, l’Assessore Casoni ha congelato il Piano aprendo un tavolo di concertazione con tutte le parti interessate.

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4 Commenti

  1. Direi che la mancanza di finanziamenti sta rientrando abbastanza bene in una più generale logica per costringere la svendita del bene pubblico a beneficio degli imprenditori privati affinchè utilizzino queste aree per fare interventi mirati ed esclusivi…

  2. Ma perchè a proposito di professionalità distrutte nessuno si scandalizza per lo sfacelo che sta avvenendo nell’industria piemontese?
    L’Auto, la tecnologia dei macchinari produttivi, l’informatica, la microelettronica (per fare un po’ di nomi: Fiat e tutti i suoi fornitori, Olivetti, Motorola) sono tutte decimate o ridotte a finanziarie che guadagnano facendo tutt’altro.
    Si veda la olivetti, che dopo aver venduto macchine per scrivere e computer adesso vorrebbe costruire un parco di intrattenimento. Pirelli che si è messa a fare l’agenzia immobiliare……..
    Si tratta di ingegneri che hanno decenni di esperienza per fare quello che facevano, con risultati riconosciuti in tutto il mondo. E adesso non c’è più una sola offerta di lavoro per loro in tutto il Piemonte.
    Di fronte a questo, lasciatemi dire che un parco non ha bisogno di chissà quali professionisti. E’ arcinoto che il posto da guardia forestale è stato uno dei più semplici elementi di scambio per accaparrarsi il voto politico, in questo lo stato è stato in grado di sprecare risorse infinite che adesso sarebbe ora di tagliare.
    Saluti
    Alberto

  3. Condivido la riflessione sulla mancanza di finanziamenti. Aggiungo che non c’è cultura del parco, del fiume, del lago….si fugge al mare per poi per perdersi in discorsi inutili quali prezzi troppo alti per i turisti, tensioni, code. E, invece di godere del nostro patrimonio, ci si distrae in calcoli per partenze intelliggenti. Fa ancora fico abbronzarsi, bruciarsi rovinarsi la pelle…..fa meno fico camminare nei parchi, immergersi nel silenzio nella natura…..

  4. Il patrimonio dello stato italiano che diventa torta da spartire per pochi privilegiati……! Come per tutti i beni dello stato si crea artatamente una situazione di deficit e si “affidano” ai privati che risaneranno i bilanci con i contributi dello stato…….! Vergognoso ma vero……………….!
    I fessi continuano a pagare,ed i furbi ad arricchirsi…….!

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