lunedì, Ottobre 25, 2021

Primi passi verso la democrazia partecipata


I tempi sono stretti e concitati, le giornate finiscono senza essere riusciti a fare metà delle cose che ci si proponeva, ma va bene così.
Spendo un’oretta per informarvi direttamente sullo stato dei lavori visto che molti chiedono giustamente informazioni e che girano “documenti interpretativi” delle nostre due ultime riunioni, poco attendibili.

Sicuramente non è facile dal momento che vorremmo costruire qualcosa di nuovo, di rivoluzionario nel modo di fare politica. Se è vero che il nostro obiettivo è quello di modificare gli istituti di partecipazione e dare quindi in mano ai cittadini gli strumenti per farsi da sè la democrazia (es. referendum abrogativi e deliberativi senza quorum, istituto del richiamo dell’amministratore disonesto od incapace), è altresì pacifico che non abbiamo, al momento, il peso istituzionale per far passare queste modifiche degli Statuti, che sono sempre a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Quindi è importantissimo e decisivo creare un moVimento di pressione culturale che invochi questi correttivi alla democrazia rappresentativa e li possa far passare a furor di popolo pur non avendo il 50%più uno dei consiglieri a favore. Si tratta cioè di costruire uno strumento di partecipazione a rete che permetta ai cittadini di ritornare a sentirsi ed essere protagonisti della politica (lo si era forse ai tempi dei grandi scioperi sindacali? e pensate dove stiamo andando oggi con i diritti dei lavoratori ridotti al lumicino!) e dettare, come massa critica, l’agenda a quel novero di rappresentanti che ci deve rappresentare appunto e non comandare (lasciando ovviamente in secondo piano il discorso di chi tiene al guinzaglio i nostri rappresentanti).

Ringraziamo la rete per averci permesso di conoscere episodi, realtà e strumenti come l’esperienza di Porto Alegre, i Town Meeting, Rovereto Partecipa, la “parola ai cittadini”, i meetup che si sono impegnati in ciò come Officina Democratica e i testi sacri della democrazia diretta/partecipativa. Ora si tratta di riprodurlo in una realtà grossa come quella regionale piemontese (oltre 4 milioni di cittadini e oltre 90 mila elettori a 5 stelle) e permettere una partecipazione dei cittadini costante, grazie agli strumenti tecnologici di cui disponiamo, e non solo nel momento di un referendum su una tematica collettivamente recepita come fondamentale dalla comunità.

Nelle riunioni dei portavoce territoriali del moVimento si sono scontrate le opposte visioni: da un lato la massima apertura e possibilità a tutti di partecipare al limite dell’anarchia e dall’altra la necessità di una personalità giuridica che gestisse i soldi degli eletti e controllasse, pur nell’osservanza del dettato costituzionale del mandato senza vincoli, l’operato dei consiglieri eletti.

Sull’apertura a tutti, diversi tecnici ed esperti, hanno abbassato il pollice sull’attendibilità, al momento, della cosiddetta “democrazia digitale”, ovverosia il voto tramite internet, per via dei possibili brogli (hacker e co) e per via delle possibili pressioni che sono più facili da esercitarsi in ambito domestico, dove avverrebbe, principalmente, il voto. In fondo d’altronde, da più parti, si auspica una “correzione in senso partecipativo della democrazia rappresentativa”, rendendosi conto che non si potrebbero fare continui referendum su tutto pena l’ulteriore inazione della macchina amministrativa, dovendo per forza di cose “delegare” a dei rappresentanti le scelte di più basso profilo e quelle più urgenti.

Bisognerebbe quindi creare una struttura che monitori la partecipazione e la renda libera al contempo, in quanto nessuno di noi credo voglia ricreare una struttura partitica in cui nascono le correntine e le fazioni con le tessere per arrivare ad essere il Segretario o comunque il capobastone o capocorrente. Si deve discutere e dibattere delle idee e non delle persone, o sbaglio?

Poste queste premesse e posto che un’Associazione era necessaria per avere come detto, la necessaria personalità giuridica, si sono contrapposte sfumature diverse in cui alcuni spingevano per creare un’Associazione limitata al mero strumento di controllo/ricezione soldi e altri che spingevano per un’Associazione aperta il più possibile (a tutti coloro che si fossero distinti per partecipazione…). Pensando all’Associazione IDV gestita da Di Pietro in modo patriarcale con la compagna e l’ex-moglie, come esempio non illustre di trasparenza e partecipazione nella gestione dei soldi del partito, e alla arbitrarietà del giudizio sulla partecipazione (qualcuno aveva proposto anche dei punti, tipo Banca del Tempo, per la partecipazione effettiva ed attiva), abbiamo optato per costruire un’Associazione snella che non includesse persone come rappresentanze ma territori con portavoce interscambiabili, grazie alla delega all’interno della stessa area. Abbiamo quindi pensato di dividere il Piemonte in 23 aree al cui interno gli attivisti di area 5 stelle (quindi non iscritti e non in odore di partiti, non per chiusura o razzismo, ma perchè non vogliamo pericolose vicinanze) scegliessero un loro portavoce. Così facendo chiunque potrà lavorare sul territorio, producendo risultati concreti, e non perdersi in riunioni “da salotto” associative in cui accoltellarsi per poter far prendere potere alla sua corrente, e al contempo contribuire a scegliere un portavoce non fisso, interscambiabile tramite la delega, e quindi non un rappresentante, nemmeno pro tempore.

Si sono poi discusse tutte le incompatibilità, lo staff e gli stipendi. Ovvio che vivendo nello spirito oggettivo del tempo in cui tutto è concesso e nulla viene contestato, si è cercato di dare un taglio netto al lassismo che si annida nelle istituzioni, senza però neanche creare un politburò asfissiante che allontani anzichè avvicinare alla partecipazione. Ci si è soffermati soprattutto sulla necessità di separare rigidamente i lavori para-politici (cioè lo staff che segue a tempo pieno i consiglieri eletti) dagli incarichi istituzionali, ma è prevalsa la linea del considerare alla stessa stregua chiunque si sia imbarcato in quest’avventura: dal consigliere eletto all’ultimo degli attivisti pensiamo di stare lavorando per il bene comune e non si vuole fare differenza tra il consigliere e i suoi collaboratori più stretti. Mesi orsono decidemmo che i collaboratori dovessero essere del movimento sia per una questione di continuità che per permettere a chi si fosse dimostrato seriamente interessato al bene del moVimento e della collettività, di formarsi con una specie di stage in Regione, e non di dare lavoro a persone non conosciute sulla base di fantomatici curricula, con l’obiettivo di creare più possibile persone serie e competenti, uscendo dall’attuale dilettantismo senza, al contempo, creare gli aborriti professionisti della politica: due mandati e poi a casa.

Ho letto a malincuore su facebook una lettura interpretativa di questa vision come di un ritorno alle vecchie strategie della politica come “ufficio di collocamento” degli amici. Ma qui non si tratta di amici, ma di persone con cui si è condiviso un percorso arduo e con cui si è creata anche una certa omogeneità di obiettivi e di metodi, pur nella diversità di fondo, che rincuora.

Proprio per evitare il passaggio da “portaborse” a dipendente pubblico a politico e viceversa, io stesso ho proposto che ogni incarico retribuito in modo continuativo sia considerato alla stregua di un mandato istituzionale, e sia decurtato dai 2 massimi disponibili per sede, e siamo in attesa del voto alla prossima riunione.

Di quest’ultima riunione sarà presto online il verbale, appena finiremo di emendarlo, spero già questa notte, e appena sarà caricato, il video delle 7 ore di riunione, così si parlerà di fatti e non di interpretazioni. La prossima volta spero ci sarà la diretta streaming visto che di esperti web non ce ne mancano.

Dite la vostra, con commenti e critiche, se troviamo una soluzione migliore, siamo disponibilissimi a portarla in Associazione ed invitarvi come relatori.

In fede,
Davide Bono
dipendente dei cittadini in consiglio regione Piemonte

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