Mentre il governo e l’intera opinione pubblica sono impegnati nel caos liste regionali, passa sotto silenzio un altro enorme pasticcio provocato dall’attuale governo. I protagonisti, loro malgrado, sono centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze italiani nati nel 1996. Questi giovani e le loro famiglie sono impegnati ormai da oltre un mese nella scelta della scuola superiore; terminate le scuole inferiori devono ora decidere quale sarà il loro futuro professionale, una scelta che probabilmente li accompagnerà per tutta la vita. Dovrebbero essere aiutati e guidati in questo dagli adulti che stanno loro intorno, le scuole dovrebbero mettere a loro disposizione materiali e informazioni per permettere affrontare questo passo in modo consapevole
Le iscrizioni termineranno a fine mese pertanto il tempo rimasto è poco e siamo ormai alla resa dei conti.
Scuole, insegnanti, famiglie, studenti, enti locali si trovano però a dover affrontare un grande problema: il governo ha dato il via al riordino delle scuole superiori senza completare l’iter procedurale dei regolamenti, che devono ancora essere vistati dalla Corte dei Conti, essere firmati dal Presidente della Repubblica ed infine pubblicati in Gazzetta Ufficiale. In assenza di regolamenti ufficiali le scuole e gli enti locali si trovano a dover interpretare le linee guida dettate dal ministero, passibili di cambiamenti di ogni genere. L’assessore provinciale ha cercato la settimana scorsa di presentare il piano per l’istruzione della provincia, ma ovviamente mancando i regolamenti governativi, è passibile di ulteriori modifiche e revisioni ed ha creato più confusione che ordine.
Inoltre le iscrizioni per l’anno scolastico 2010/11 che si stanno presentando in questi giorni sono del tutto illegittime essendo prive di presupposti legislativi. Ad oggi non sono ancora ufficiali i quadri orari dei diversi indirizzi, le stesse scuole non hanno ancora definito le confluenze negli indirizzi previsti dalla riforma, non si sa nulla riguardo le classi di concorso, risulta praticamente impossibile fare previsioni d’organico per il prossimo anno. In tutto questo le scuole-azienda devono sempre promuovere un’immagine sicura per evitare di perdere preziosi allievi-clienti ed essere costrette ad un accorpamento. Il riordino, peraltro non coinvolgerà soltanto le classi prime, ma anche tutte le altre ad esclusione delle quinte, riducendo notevolmente (da 36 a 32) le ore di lezione negli istituti tecnici e professionali e modificando pertanto, il numero di ore totale in determinate discipline anche per coloro che avevano iniziato scegliendo un determinato piano di studi.
Tutto questo si aggiunge al fatto che le scuole pubbliche italiane non hanno più ormai a disposizione alcun fondo per la gestione ordinaria: non sono in grado di pagare gli straordinari,i supplenti e i corsi di recupero previsti dalla normativa, non possoino acquistare materiale di consumo, gli studenti portano gessi, fogli e carta igienica da casa, ai genitori al momento dell’iscrizione viene richiesto un obolo volontario per far fronte alle spese più impellenti, e intanto noi manteniamo 650.000 auto blu.
La scuola pubblica rappresenta una parte importante del salario indiretto che spetta ad ogni cittadino per le tasse che vengono pagate, pertanto ogni taglio alla scuola, così come alla sanità pubblica rappresenta un pesante ridimensionamento dei salari già piuttosto colpiti. Togliere fondi alla scuola non ha ricadute soltanto sui dipendenti della struttura scolastica.
Venerdì prossimo la scuola sciopererà con una grande manifestazione a Roma, ma anche a Torino gli studenti scenderanno in piazza accanto ai loro insegnanti per ribadire ancora una volta che non si può accettare questo modo di operare con superficialità e pressappochismo, senza mai tener conto delle opinioni e delle idee delle parti direttamente coinvolte nelle riforme.
Forse molti pensano che il problema delle scuole pubbliche non sia una questione che li riguardi, non avendo figli in età scolare ma ricordiamoci che questi giovani del 96, potranno essere i medici che ci dovranno curare quando diverremo anziani.

