sabato, Aprile 18, 2026

Acqua rubata


Per parlarvi della votazione del 18 febbraio 2010, quando il Consiglio Comunale ci ha negato la modifica dello Statuto della Città con cui volevamo assicurare la gestione pubblica dell’acqua, abbiamo scelto il titolo “Acqua rubata”. Leggendo l’articolo per intero noterete che non è una forzatura. Tanto più se avete visto la puntata di “Presa diretta”, intitolata allo stesso modo, andata in onda il 7 febbraio. Chi l’avesse persa, può guardarla sul sito della Rai, cliccando qui.


La nostra proposta ricalcava la modifica statutaria consigliata dall’associazione dei Comuni virtuosi, che trovate all’indirizzo http://www.comunivirtuosi.org/images/comunivirtuosi/statuto.pdf. Nella sua sostanza, questa modifica è stata accolta in molti Comuni (l’elenco è visibile qui ed è continuamente aggiornato), come a Spoleto grazie anche ai nostri colleghi a cinque stelle.
A Rivoli no. Ricapitolando tutta la vicenda, cerchiamo di descrivere perchè è andata così. Potete in ogni caso farvi un’idea guardando sia il breve video che troverete sopra quest’articolo sia la ripresa integrale della discussione, cliccando sulla foto al fondo all’articolo (prendetevi un’oretta di tempo).
Il 19 novembre 2009 la Camera ha approvato la conversione in legge (n. 166/09) di un decreto (il 135/09), andando a modificare alcuni punti di un’altra legge (la 133/08) che convertiva un altro decreto. Tutte queste norme riguardano i servizi locali di rilevanza economica e favoriscono la loro privatizzazione. Interessante rileggere l’articolo 77 della Costituzione: il governo può approvare decreti «solo in casi straordinari di necessità e urgenza». Quindi il Presidente della Repubblica può respingere le leggi di conversione dei decreti anche senza entrare troppo nel merito, se necessità e urgenza non ci sono. In questa situazione è evidente che esse sono sentite solo da chi vorrebbe accaparrarsi la gestione di tutti i servizi pubblici. Naturale conclusione: il Presidente respingerà queste leggi, direte. Invece le ha firmate. Lasciamo a voi qualunque commento e torniamo in Consiglio comunale.
A parere della segretaria generale Scatigna, l’art. 15 del decreto 135/09 riguarda anche il servizio idrico e dunque impedisce l’attuazione della nostra proposta. Permetteteci un inciso: siamo felici di aver vinto un’altra battaglia di legalità, la dottoressa è rimasta al suo posto e prima o poi riusciremo a trovare il tempo per spiegarvi con chiarezza tutta la vicenda. È giusto dunque che eserciti le sue mansioni con indipendenza e professionalità, senza rendere conto a nessuno ma solo alla legge. Proprio perchè la riteniamo una funzionaria seria e preparata, contiamo che prenderà nella dovuta considerazione le riflessioni giuridiche che le stiamo sottoponendo.
Prima di tutto c’è un ragionamento di buon senso: i precedenti. Tanti Comuni, come detto, hanno sancito la gestione pubblica dell’acqua. Sono tutti fuorilegge?
Tuttavia il buon senso può essere soggettivo. Noi invece ci facciamo forza di un parere molto autorevole perchè proveniente dalla Corte dei Conti lombarda (non esattamente un covo di rivoluzionari). Il Comune di Malnate le aveva chiesto di indicargli quali servizi rientrassero nella categoria “a rilevanza economica”, per capire fin dove si spingesse la legge 133/08 e dunque come applicarla. È davvero il punto critico della faccenda: l’art.15 del decreto 135/09 infatti ha piccole modifiche rispetto all’art. 23bis della legge 133/08, ma la sostanza rimane la stessa (vedere per credere). Tant’è vero che la rubrica (il “titolo”, detto in parole povere) dei due articoli è rimasto identico: “Servizi pubblici locali di rilevanza economica”. La Corte dei Conti lombarda ha risposto (link) che non è possibile individuare definitivamente quali servizi sono a rilevanza economica: il Comune è libero di decidere volta per volta, senza rischio di andare contro la legge.
Dopo l’illustazione del parere della dottoressa Scatigna, si è passati alla discussione della proposta. Circa un mese prima era stata presentata senza ottenere i due terzi dei voti, essenziali per modificare immediatamente lo Statuto. Dispiaciuti di non aver ottenuto una larga maggioranza, rimanevano però intenzionati a cercare almeno i 16 voti necessari per la nuova deliberazione, perchè l’acqua è vitale e non si può rischiare che venga gestita dai privati. Nella puntata di “Presa diretta”, lo dicevano tanti amministratori di diverse forze politiche. I più convinti erano coloro che avevano già subìto la privatizzazione: ad Anghiari – in provincia di Arezzo – come ad Agrigento e provincia. I cittadini erano letteralmente infuriati per l’aumento delle tariffe e per i disservizi. Tanto, al gestore privato cosa importa? È in una situazione di monopolio, può lasciare che gli acquedotti perdano e al tempo stesso aumentare le bollette; i cittadini non hanno alternativa per sopravvivere.
Pensate, è arrivato a capirlo pure il Comune di Torino, impegnandosi per la gestione pubblica dell’acqua grazie a una delibera analoga alla nostra d’iniziativa popolare, pochi giorni prima della seduta che vi stiamo descrivendo. Lo ha notato anche il dipendente Tesio.
Ben pochi dipendenti/consiglieri rivolesi, però, hanno pensato di dare un’occhiata alla trasmissione e in generale di documentarsi. Proprio questo è l’aspetto più allucinante: ci accusano di essere demagogici, quindi anche superficiali, proprio i dipendenti che parlano di qualsiasi argomento per sentito dire e senza nessun elemento concreto. Tanto per cominciare, i dipendenti del centrodestra (Pdl e Lega) hanno perso un’ottima occasione per imitare gli amministratori di Biella e persino della Lombardia, che sul tema dell’acqua pubblica hanno votato e si comportano in maniera contraria al governo nazionale. Ma a Rivoli no: se il governo chiama, ci si mette sull’attenti.
Gli interventi sono stati traversalmente simili. Morena, ad esempio, ha insistito sulle dispersioni degli acquedotti, sparando cifre altissime. La realtà parla invece di perdite nazionali del 30% in media, oscillanti tra il 15 e il 45. Noi non diciamo che tutto va bene, ma siamo sempre vigili sulle innovazioni e vogliamo informare su cosa stanno realizzando i ricercatori del Politecnico di Torino… in Qatar, visto che in Italia non sono ascoltati dalle istituzioni, bravissime a piangere miseria quando si tratta di garantire un servizio almeno decente a tutti e altrettanto capaci nel buttare soldi in stupidaggini, senza mai smuovere il fondoschiena dalle poltrone per trovare soluzioni efficaci. I ricercatori hanno pensato a come rilevare a distanza le perdite nelle condutture, per andare a colpo sicuro negli aggiustamenti.
Ancora più importante è che le istituzioni incentivino gli interventi, stabilendo che gli investimenti delle riparazioni siano ripagati dai guadagni immediatamente successivi: in sintesi “più mi fai risparmiare, prima ti ripaghi; raggiunto un tuo piccolo margine di guadagno, mi lasci trattenere tutto il risparmio”. Lo scrivevamo nel programma, al secondo punto.
Il nostro impegno, insomma, è coerente. E quello del PdmenoL? Ci sarebbe da ridere se il tema non fosse tremendamente serio. Andiamo a rileggere il programma del centrosinistra: «Si riscontra un orientamento diffuso, volto alla privatizzazione delle reti idriche. Poiché l’acqua potabile è un bene di tutti, il suo approvvigionamento e la sua utilizzazione non possono seguire logiche commerciali speculative. Pertanto l’Amministrazione comunale si impegna a garantirne la gestione pubblica in tutto il suo percorso “dalla fonte al rubinetto”». Leggetelo più volte, sembra scritto da Grillo o da padre Zanotelli ma vi assicuriamo che sta nel programma di coloro che il 18 febbraio hanno votato contro la delibera o si sono astenuti. Tra i contrari abbiamo visto il Sindaco (eletto con quel programma!) e il presidente del Consiglio comunale, Sammartano. Otto gli astenuti: Caccetta di “Uniti per cambiare” e ben 7 del Pd, cioè De Francia, Cavallaro, Lucarelli, Bugnone, Santoiemma, Tilelli e Monzeglio. Strepitosi gli interventi di quest’ultimo. È riuscito ad accusarci di demagogia per poi fare un’accozzaglia di considerazioni senza nè capo nè coda: in Sicilia manca l’acqua ed è gestita dalla mafia, a Parigi sono tornati al gestore pubblico ma forse in certi momenti con il privato si trovavano bene (sic!), si può anche pensare a un gestore privato perchè poi si può sempre ritornare al pubblico.
Ci faccia capire: la Sicilia è la più grande regione italiana, a quale zona si riferisce? Ed è certo che lì l’acqua fosse in mano pubblica? Inoltre: se la mafia allunga i tentacoli, lo Stato deve rinunciare a combatterla e dare tutto in mano a gestioni private perdendo ogni possibilità di controllo? Quando si passa dal pubblico al privato, quel che si perde sempre è la trasparenza. Provate a chiedere ai cittadini di Cascine Vica se sono contenti del gestore privato di un altro servizio: il teleriscaldamento. Il privato ha comprato la ditta pubblica che se ne occupava e i risultati sono bollette più care e totalmente opache: c’è solo l’importo da pagare, senza spiegare come si è arrivati a quella cifra. Così i cittadini hanno formato un comitato, che stiamo appoggiando. Tornando all’acqua e alla lotta del dipendente Monzeglio contro la logica: a Parigi si è deciso di passare nuovamente alla gestione pubblica dopo circa 25 (venticinque) anni di privatizzazione. A meno di ritenere il sindaco di Parigi un idiota, si può ben immaginare che in tutto questo tempo (un quarto di secolo!) i parigini abbiano avuto modo di soppesare i pro e i contro. Allora perchè ripetere in Italia un’esperienza ritenuta fallimentare da chi l’ha già provata? Per il gusto di buttare via 30 milioni di euro dei cittadini ogni anno come a Parigi (secondo l’assessora Le Strat)?
E questo sarebbe un consigliere vicino ai bisogni dei cittadini, come ripete sempre di se stesso? Ha spiegato ai cittadini, prima delle elezioni, che avrebbero votato un programma per l’acqua pubblica mentre lui è favorevole anche all’acqua privatizzata?
Incomprensibile, poi, l’intervento dell’assessore Fimiani, secondo cui lo Statuto va cambiato a larga maggioranza ed è consigliabile un corso prima di proporne una modifica. Sulla prima considerazione siamo astrattamente d’accordo, ma l’acqua è un servizio universale troppo importante per lasciarlo in mano ai privati, per i motivi descritti: tutto ciò giustifica la necessità di assicurare la gestione pubblica anche a costo di trovare una maggioranza risicata. Lascia straniti la considerazione che serva un corso per cambiare lo Statuto: il nostro dipendente ha seguito tutte le procedure, quindi dov’è il problema? E ancora: a quale Fimiani dobbiamo credere? A quello che fa discorsi così in Consiglio comunale o a quello che si candida con il suddetto programma, che sostiene le raccolte di firme per l’acqua pubblica e che inaugura la casa dell’acqua in piazza Aldo Moro? Casa dell’acqua che sta pure avendo un grande successo, proprio perchè i cittadini possono risparmiare soldi e rifiuti (un risparmio anche per le casse comunali) portando da casa le bottiglie per riempirle di acqua naturale o frizzante.

Ma quante facce e lingue hanno queste persone?

Il risultato è che i dipendenti del Pd in sintonia con i bisogni delle persone sono una minoranza: nell’occasione hanno votato a favore solo Tesio, Paone e la consigliera Zoavo. Per il resto c’è un’affinità trasversale Pd-Pdl (che a volte coinvolge pure altre liste) su tantissimi argomenti, anche i più chiari come questo, e ad avere la peggio sono i cittadini (anche quelli che li hanno votati). Avete trovato qualche diversità tra il discorso di Monzeglio e quelli del governo Berlusconi? Anche il sindaco di Anghiari lo notava nella trasmissione: tanti suoi compagni di partito sono favorevoli agli stessi calcoli del governo.
Lo diciamo con dispiacere, perchè in Consiglio comunale vorremmo discutere di tante idee utili ai cittadini. Anche se venissero dal PdmenoL o dal Pdl, le appoggeremmo volentieri. Invece ci scontriamo spesso con atteggiamenti poco ragionevoli (perchè poco o per nulla documentati, lo ribadiamo ancora) e molto affaristici. I cittadini devono far capire ai propri dipendenti/consiglieri che, per carità, non c’è niente di male a immaginare castelli in aria, ma vogliono in Consiglio comunale soltanto idee proficue e fattibili, senza bugie o luoghi comuni.
Noi intanto insistiamo: presto si discuterà una proposta dell’Idv simile alla nostra anche se molto più “leggera”, come ha detto lo stesso proponente (Perez). Ha il notevole limite di non escludere il servizio idrico da quelli a rilevanza economica, tuttavia cerca di raggiungere lo stesso obiettivo. Perciò il nostro dipendente Ivan Della Valle è orientato ad appoggiarla.

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