giovedì, Luglio 29, 2021

Blocco Euro 2: nell’interesse di chi?

È ricominciato in questi giorni, sulla pelle dei lavoratori, il triste teatrino di ogni anno. Ogni anno infatti il governo vorrebbe smettere di buttare pile di soldi negli incentivi alla rottamazione delle auto, e ogni anno la Fiat mette in atto tutte le possibili forme di pressione di modo che, magicamente, gli incentivi vengono infine regolarmente rinnovati.
Ma c’è una forma molto più sottile di incentivo che ormai ci è penetrata in testa, fino a sembrarci del tutto normale: sto parlando delle famose direttive europee sulla limitazione delle emissioni delle auto, e dei divieti che ad esse vengono agganciati.


L’attuale pietra dello scandalo è la decisione della Provincia di Torino, del Comune di Torino e di vari altri comuni della cintura di estendere il blocco permanente (tutti i giorni feriali tutto il giorno per tutto l’inverno) ai veicoli diesel Euro 2 – auto con una decina d’anni di vita, ancora piuttosto diffuse. Il blocco è stato contestato duramente dall’opinione pubblica, fino ad arrivare all’esenzione degli ultra-65enni; una scelta che si spiega solo con motivazioni elettorali, perché onestamente, tra una mamma precaria 30enne che deve arrabattarsi tra famiglia e lavoro e un pensionato con tutta la giornata a disposizione e ampi sconti sui mezzi pubblici, credo che l’auto sia più vitale per la prima.
I giornali si sono però anche riempiti di commenti del genere “basta con gli scassoni per le strade” e “avete solo da lavorare per mettere da parte i soldi e cambiare l’auto”. Già, perché negli anni ci hanno convinti che chi va in giro con un’automobile vecchia di dieci anni sia non solo un pezzente, ma anche un pericoloso attentatore alla salute pubblica. Ma è vero?
Ho trovato in giro una interessante tabella riassuntiva dei vari livelli di emissione: leggetela. Scoprirete così che una delle attuali auto diesel Euro 4, con due o tre anni di vita, inquina per chilometro meno dei deprecati Euro 2 di circa due terzi. Una riduzione di due terzi non è certo poco, ma non è nemmeno tanto: vuol dire che chi con un’auto Euro 4 scorrazza per la città tutto il giorno, percorrendo per esempio 40 km, inquina comunque di più di chi usava la vecchia Euro 2 solo per un tragitto di pochi chilometri per andare e tornare da lavoro. Non parliamo poi di chi, anche con una macchina nuova fiammante, la prende per andare a Milano in auto invece che in treno: inquina quasi dieci volte di più di entrambi i precedenti. Insomma, il fattore principale da cui dipende la quantità di inquinamento prodotto è il numero di chilometri percorsi; la categoria dell’auto è un fattore importante ma secondario.
Oltre a questo, c’è un’altra domanda che è necessario porsi: ma esiste poi davvero tutto questo inquinamento? Non c’è dubbio che l’aria non sia delle migliori e che si debba continuare ad agire per ripulirla, per ridurre l’impatto sulla salute. Esiste però qualche dubbio sull’allarmismo pompato dai giornali: “sforati i limiti per cento giorni di fila!”. Sì, ma bisognerebbe sapere come sono fissati i limiti… Nel frattempo (e per fortuna) i livelli di inquinamento di molte sostanze sono calati notevolmente nel corso degli ultimi trent’anni.
Io ho trovato una interessante analisi sponsorizzata dalla Provincia di Torino. Leggendo il rapporto si desume che:
– i livelli del monossido di carbonio e del biossido di zolfo sono calati di cinque volte dagli anni ’80, e sono ben sotto i limiti;
– sono molto preoccupanti e oltre i limiti i livelli del biossido d’azoto (e dell’ozono che da esso deriva) e del PM10, che però, nonostante la sequela di Euro X, sostanzialmente sono stabili da un decennio, perché dipendono in gran parte anche dalle fabbriche e dal riscaldamento delle case.
L’inquinamento dunque esiste, ma quello veramente pericoloso deriva dal traffico solo per circa metà o poco più; l’altra metà deriva principalmente dalle fabbriche, oltre che dal riscaldamento (per il PM10 però cuba solo il 2%) e dal trattamento rifiuti (12%: qualcuno vuole un inceneritore?). Naturalmente è sempre interessante notare come nei grafici di Chiamparino la quota del traffico sia messa lì come un bel monolite in modo da impressionare, mentre quella di competenza di Confindustria – che è quasi grande uguale – sia spezzettata in quattro categorie (“Energia e industria di trasformazione”, “Combustione nell’industria”, “Processi produttivi” e “Uso di solventi”) in modo che sembri trascurabile.
Già, perché la verità sul blocco dei diesel Euro 2, e in generale su tutto il meccanismo dei divieti per categoria di emissioni, è piuttosto chiara: il vero scopo di questi provvedimenti non è ridurre l’inquinamento, ma costringere le persone a cambiare l’auto ogni tre-cinque anni, dieci al massimo, facendo così un bel regalo alla Fiat e agli altri produttori automobilistici; tutto questo tramite una campagna politica e mediatica che tende a convincere le persone che l’inquinamento è sì un gravissimo problema, ma che è sufficiente cambiare l’auto ogni 4-5 anni e poi si mantiene il diritto di scorrazzare come e dove si vuole senza limiti.
Invece, se si volesse ridurre l’inquinamento, il modo più efficace – oltre che agire anche sulle emissioni industriali – sarebbe ridurre i chilometri totali percorsi da tutti i veicoli, eliminando le necessità di spostamento inutili e ottimizzando quelle utili, cioè aumentando il numero medio di persone per veicolo. Bisogna dunque agire nella direzione opposta: non premiare chi compra l’auto nuova, ma far comprare sempre meno auto ai privati.
Anche perché, se ancora non vi foste convinti, c’è un’ultima cosa da dire: se consideriamo l’energia spesa, le risorse utilizzate e l’inquinamento prodotto per costruire una nuova automobile, il danno aggiuntivo all’ambiente prodotto dal costruire tre o quattro auto invece di una (su un arco di tempo di 10-15 anni) è molto superiore a qualsiasi guadagno possa derivare dalla riduzione delle emissioni per chilometro conseguente al cambio frequente dell’auto.
Concludo infine con una considerazione di giustizia sociale: l’inquinamento è un problema di tutti. Non è accettabile che esso venga scaricato sulle fasce più deboli della popolazione, quelle che non possono proprio permettersi di cambiare l’auto ogni pochi anni e che al massimo possono acquistare, appunto, un usato scalcinato vecchio di dieci anni. Se c’è da fermare il traffico privato per garantire la qualità dell’aria, si fermi quello di tutti: compreso quello delle madame sul SUV Euro 5 e dei politici in auto blu. Se no, è soltanto l’ennesimo modo per togliere soldi e qualità di vita ai più poveri per darli ai più ricchi.

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