In questi ultimi anni avrete sicuramente avrete sentito parlare della nuova Città della Salute di Torino, ribattezzata in maniera altisonante in Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione (PSRI).
Trattasi della realizzazione di un nuovo polo ospedaliero universitario a Torino che dovrebbe sostituire quello attuale costituito dal complesso Molinette, ospedale materno Sant’Anna, l’infantile Regina Margherita e il traumatologico-ortopedico CTO (con l’USU).
Il progetto di sostituzione ha vita lunga, nasce addirittura alla fine del secolo scorso, ma è solo con i primi anni duemila che dalle parole si passa ai fatti.
Il progetto del 2011 firmato da Chiamparino, quando era sindaco di Torino e confermato dal nuovo sindaco Fassino, dalla Regione a guida Lega e dall’Università consisteva nella realizzazione di tre torri (una chirurgica, una materno-infantile, una medica) dal totale di 1200 posti letto collegato da un’area emergenza (DEA) a ponte su Corso Spezia (sostituito da un sottopasso) ed insisteva sull’attuale Città della salute, principalmente in tre aree:
– nell’area “ex-campo del Bacigalupo”, oggi dedicata a parcheggio
– due aree a sud del complesso delle Molinette, oggi ospitanti il padiglione dermatologico San Lazzaro e il padiglione delle neuroscienze, che sarebbero state da abbattere
– il Sant’Anna,da riutilizzare a fini didattici
– il Regina Margherita, da abbattere e ricostruire per il polo della ricerca.
In più vi era l’ipotesi di riutilizzare buona parte dell’attuale Molinette per finalità assistenziali o residenziali (universitari e non).
Il progetto 2016 della Giunta Chiamparino prevede invece l’utilizzo dell’area intorno al grattacielo della Regione Piemonte (ancora da terminare) nell‘area ex-Fiat Avio, ancora da bonificare di proprietà della Regione e in parte di FS. Queste aree hanno un origine lunga e complessa: risalgono al “furbetto del mattone” Zunino (quello dell’area Falck di Sesto San giovanni e dell’area Milano Santa Giulia) che comprò quell’area da Fiat (a cui spetterebbe la bonifica) a 31 milioni e la rivendette alla Regione guidata da Ghigo (Forza Italia) per 51 milioni nel 2004; guarda caso il costo della bonifica, stimata da Arpa, valeva proprio 20 milioni. Quelli che né Fiat né Zunino si sono accollati.
La Regione ha già bonificato parte di quell’area per costruire il Grattacielo della Regione; ora si accollerebbe anche la bonifica della restante parte con soldi dei cittadini. Preoccupa il fatto che la stima iniziale sarebbe di 12 milioni di €, mentre Chiamparino ha sparato la cifra astronomica di 100 milioni. Insomma, l’ennesimo regalo alla FIAT e alla famiglia Agnelli e l’ennesimo prelievo dalle tasche dei cittadini.
Dunque mentre il vecchio progetto si caratterizzava per basso impatto, riutilizzo delle strutture e dell’area esistente, con maggiore modularità anche in relazione alla scarsità di risorse pubbliche, il nuovo progetto:
1) prevede l’utilizzo di un’area nuova, consumando suolo, comunque da bonificare con costi ingenti.
2) Non prevede scarso riutilizzo della sterminata area, 370 mila metri quadrati, della vecchie Molinette che diventerebbe probabilmente oggetto di degrado come abbiamo visto in altri palazzi ed edifici della Città di Torino, quindi con ricadute sociali molto forti.
3) prevede il finanziamento dei 414 milioni in partenariato pubblico privato (PPP) stimati in ragione del 70% da parte di privati (cioè quasi 300 milioni di euro) e solo 30% cioè poco più di 120 milioni di fondi pubblici (95% nazionali e solo 5% regionali). I privati ovviamente vorranno essere remunerati e lo saranno con un canone di gestione per oltre 20 anni per una stima di 34,6 milioni di euro l’anno che consentirà loro un guadagno almeno doppio rispetto ad un normale mutuo bancario.
Il tema più gravoso è però quello dei posti letto:
attualmente alla Città della Salute vi sono circa 2300 posti letto, così suddivisi:
690 al polo materno-infantile (Sant’Anna più Regina Margherita), 330 al CTO e i restanti 1300 alle Molinette.
Il nuovo Parco della Salute dovrebbe occuparsi solo di alta complessità e avrebbe in totale 1040 posti letto circa di cui:
190 al polo materno-infantile mentre i restanti 850 sarebbero dati alla parte ospedaliera dell’adulto.
Regina Margherita e Sant’Anna saranno abbattuti per farne residenze o trasformate in strutture non sanitarie, se la Sovrintendenza lo permetterà. Il CTO invece verrà riconvertito ad ospedale generalista, occupandosi dei casi non di alta complessità con un totale di circa 450 posti letto.
Quindi in totale il taglio dei posti letto sul materno infantile sarà del 72,5%, mentre sull’adulto il taglio sarà del 20%. Un taglio evidentemente troppo eccessivo anche ricorrendo alla fantasia più sfrenata sul futuro della sanità digitalizzata e robotizzata e che colpisce soprattutto il materno-infantile.
Aggiornamento 2016-2019 sulla Città della Salute a Torino.
A luglio 2016 il Comune di Torino, appena insediata la giunta 5 stelle, e la Regione Piemonte si sono incontrate. La sindaca Chiara Appendino ha presentato quelle che sono le perplessità del Movimento 5 Stelle sulla scelta.
Dal canto suo, la Regione Piemonte non ha voluto sentire ragioni e ha deciso di andare avanti su quella scelta. Se ne assumerà tutte le responsabilità.
Dal nostro punto di vista, come Gruppo consiliare regionale, abbiamo controllato e vigilato e continueremo a farlo. In particolare sulla bonifica, sul taglio di posti letto e sui bandi di gara.
Chiediamo con una mozione che le richieste del mondo professionale sulla tutela del polo-materno infantile e di quello traumatologico vengano rispettate in sede di appalti.
VALDESE E OFTALMICO
Siamo molto preoccupati per il futuro del polo materno-infantile e del polo traumatologico-unità spinale-centro grande ustionati, analizzando la gestione delle precedenti chiusure di ospedali a Torino.
Il Valdese chiuso dal centro-destra a guida Lega, ha comportato lo smantellamento della Breast Unit, eccellenza che si occupava dei tumori al seno, ricostruita con estrema fatica al Sant’Anna, ancora oggi in attesa di compimento definitivo.
L’ospedale Oftalmico è stato oggetto di un vergognoso smembramento da parte della Giunta Chiamparino che ha distrutto un’eccellenza regionale, col trasferimento di un pezzo nella attuale Città della salute con soppressione del Pronto Soccorso oftalmologico, un pezzo all’ospedale Giovanni Bosco e mantenimento di alcuni ambulatori nel vecchio ospedale di via Juvarra. Il trasferimento è ancora in corso e i pazienti sono disperati.

