sabato, Aprile 18, 2026

CAPORALATO PROBLEMA DA RISOLVERE

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E’ senz’altro positiva la notizia di un accordo contro il caporalato siglato in queste ore fra Governo, sindacati e Croce rossa. Tuttavia anche la Regione deve fare la propria parte poiché questa piaga non è solo confinata al sud Italia. Affermare che non esista il caporalato in Piemonte sarebbe negare l’evidenza. Forse siamo messi meglio rispetto ad altre regioni, ma c’è poco da stare allegri.


Gli occupati nel settore agro-alimentare nella nostra regione – italiani e stranieri – sono oltre 70mila, di questi circa 20 mila sono di origine straniera: 5.500 romeni, 2.300 albanesi, e poi marocchini, polacchi, indiani, macedoni e bulgari. L’area piemontese con il maggior numero di lavoratori stranieri occupati nel settore agricolo è la provincia di Cuneo con quasi 11mila unità, poco più della metà del totale complessivo. Flai-Cgil denuncia paghe da fame, 3.50€ l’ora per 10 ore al giorno di lavoro nel 2015. E’ solo l’ultima di una serie di denunce e casi di cronaca avvenuti sul nostro territorio.

Vogliamo affrontare e risolvere il problema anche attraverso proposte costruttive che integrino la Proposta di legge n. 200 che abbiamo  discusso e condiviso in Consiglio Regionale. Nel nostro Ordine del Giorno collegato chiediamo la realizzazione di un Vademecum per aiutare nell’iter burocratico le aziende agricole che intendono adeguare parti dei  propri fabbricati  per accogliere i braccianti facendoli vivere in condizioni dignitose. La legge, per essere aplicata, deve quantomeno essere chiara e comprensibile a tutti. Questo dovrebbe essere l’obiettivo primario della Regione Piemonte.

Certo che quando l’associazione degli agricoltori più rappresentativa in Italia afferma in una Commissione regionale che il caporalato in Piemonte non esiste (“fenomeno che anche gli organi ispettivi preposti hanno chiaramente accertato essere inesistente nel territorio regionale“) non possiamo far altro che non condividere. La realtà è sotto gli occhi di tutti, ed è un’altra.

Non abbiamo mai fatto mistero di voler aiutare gli agricoltori a superare i costi della burocrazia nei contratti di lavoro per agevolare l’emersione del lavoro nero e di sostenere le aziende evitando il ricorso al sistema bancario per i fondi comunitari. Altra cosa però è ignorare un problema di sfruttamento della manodopera da parte di persone senza scrupoli. Fatto acclarato e balzato all’onore delle cronache periodicamente da alcuni anni nel basso Piemonte. Negare i problemi non ha mai aiutato a risolverli.

Per questo continuiamo a ritenere indispensabile la prosecuzione del lavoro del tavolo consiliare sul caporalato che non riteniamo esperienza conclusa con il termine dell’iter della Proposta di legge n. 200. Prevedere una sistemazione dignitosa per i braccianti agricoli è un primo passo, restano comunque imprescindibili gli obbiettivi di legalità, congruità e sostenibilità economica dei salari agricoli.

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