Vittoria del Movimento 5 Stelle. Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato la legge “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico”, comprese importanti proposte del nostro gruppo.
Vittoria del Movimento 5 Stelle. Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato la legge “Norme per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico”, comprese importanti proposte del nostro gruppo. E’ sempre più necessaria una presa di posizione netta contro una piaga del nostro tempo, quella del gioco d’azzardo patologico che distrugge intere famiglie illuse dalla possibilità di migliorare la propria condizione economica con una puntata. Invece il gioco prevede che solo il banco vinca sempre, con una percentuale definita, per cui a fronte di un euro speso il 25% rimane al concessionario e solo il 75% torna al giocatore. E’ paradossale pensare che il gioco sia promosso proprio dallo Stato attraverso il monopolio statale che garantisce qualche miliardo di entrate di tasse e lauti guadagni ai concessionari (Lottomatica, Sisal, Cogetech, Snai e Gamenet per citarne alcuni). Queste società poi restituiscono solo una piccola parte sotto forma di finanziamenti ai partiti di maggioranza, a fronte della perdurante assenza di una legislazione nazionale restrittiva (ostacolando la proposta di legge del movimento 5 stelle).
Le statistiche dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ex AAMS), relative alla quantità di denaro giocato, dicono che il fatturato del gioco in Italia nell’anno 2011 è stato di 79,9 miliardi, di 88,5 miliardi nel 2012 e 84,7 miliardi nel 2013, mentre l’impatto sul PIL è passato dall’1,6% del 2001 al 6,5% del 2013, raggiungendo quasi l’equivalente del costo complessivo del Servizio sanitario nazionale.
A fine 2013, come si legge sul “libro blu” dell’Agenzia delle Dogane, su tutto il territorio nazionale si trovavano ben 410.668 slot machine (new slot), distribuite in 96.245 esercizi commerciali, con una media di 4 slot machine per ogni esercizio.
La stima di persone con problemi di gioco d’azzardo patologico (GAP) è estremamente difficile, a causa della variabilità dei criteri diagnostici e del non riconoscimento del problema da parte dei soggetti coinvolti. Tuttavia, da alcuni studi si può stimare la presenza, nella fascia di popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni di età, del 2,2% di giocatori problematici o a rischio moderato. Il disturbo da gioco d’azzardo patologico rientra nella categoria diagnostica dei disturbi del controllo degli impulsi, descritta nella classificazione internazionale delle malattie dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Per quanto riguarda la situazione in Piemonte, si evidenzia che la raccolta (esclusa quella per via telematica che non può essere distinta per regione) ha raggiunto i 5,1 miliardi nel 2012, per stabilizzarsi a 5 miliardi nel 2013. Si stima inoltre che nel 2014 ogni piemontese, neonati compresi, abbia speso nel gioco d’azzardo ben 1122 euro. Nella nostra regione sono presenti oltre 37 mila slot machines, una ogni 120 abitanti.
A questi numeri vanno associati quelli sociali legati all’impatto sulle famiglie, gli interessi economici da parte delle criminalità (usura, riciclaggio di denaro, irretimento dei giocatori, gestione del gioco illegale) ed i possibili reati commessi dai giocatori patologici stessi (come, ad esempio, i reati di falsificazione, frode, furto, appropriazione indebita), i costi sanitari della presa in carico per la cura dei giocatori ed i costi derivanti dall’impatto negativo sull’economia e sul mondo del lavoro.
Il fenomeno del gioco lecito interessa anche il mondo giovanile, nonostante sia espressamente vietato ai minori di anni 18: la manifestazione di patologie correlate al disturbo da gioco è stata stimata nella percentuale di circa l’8% all’interno della popolazione piemontese tra i 15 e i 19 anni.
In Piemonte i casi conclamati e quindi presi in carico dai servizi che in ogni azienda sanitaria si occupano delle dipendenze presentano una media di soggetti a rischio più alta di quella nazionale: nel 2013 sono stati trattati, presso i dipartimenti di patologia delle dipendenze del Piemonte, 1.234 soggetti per gioco d’azzardo patologico. Il numero di soggetti trattati a partire dal 2005 (anno della prima rilevazione specifica) è costantemente aumentato, con un incremento per il periodo 2005/2013 del 643%, da 166 a 1.234 utenti. Mediamente un paziente in carico ai dipartimenti di patologia delle dipendenza costa più di duemila euro l’anno, si tratta comunque di una cifra stimata forfetaria che non tiene conto di eventuali costi aggiuntivi per ricoveri in strutture residenziali specialistiche.
Preoccupa anche in Piemonte il coinvolgimento giovanile: oltre il 40% dei giovani tra i 14 e i 19 anni dichiara di aver provato a giocare almeno una volta. Se fino ad alcuni anni fa, la forma di dipendenza che preoccupava maggiormente i genitori era quella da sostanze stupefacenti, da alcuni anni ha invece iniziato a prendere piede un’altra forma di dipendenza altrettanto pericolosa, il gioco, che può condurre alla cosiddetta dipendenza senza sostanze. Genitori ed insegnanti hanno spesso difficoltà a riconoscere i primi segnali di rischio, ed inoltre l’avvento del gioco on line rende maggiormente difficile il riconoscimento del disturbo.
Risulta pertanto importante creare una rete sul territorio – a partire dal mondo della scuola – che possa diffondere la conoscenza del problema e nel contempo avviare azioni per prevenirlo. Si avverte infatti la necessità di un intervento strutturale che consenta a tutti i soggetti interessati, a vari livelli, di coordinarsi e di agire in un quadro meglio definito, anche per migliorare l’efficacia degli interventi. Il testo di legge prevede:
il “distanziometro”, ossia il divieto ad aprire o mantenere in esercizio nuove sale gioco, centri scommesse, o spazi per il gioco (come definiti dal regio decreto sulla pubblica sicurezza, un testo del 1931) a 300-500 metri da luoghi sensibili come scuole e centri di formazione, luoghi di culto; impianti sportivi; ospedali e strutture socio-sanitario; luoghi di aggregazione giovanile; istituti di credito e sportelli bancomat; esercizi di compravendita di oggetti preziosi ed oro usati; movicentro e stazioni ferroviarie;
una chiusura di almeno 3 ore al giorno negli orari di apertura dell’esercizio
il divieto di pubblicità;
il tutto con relative sanzioni sino a 2.000,00 per ogni apparecchio, nonché alla chiusura del medesimo mediante sigilli.
Il Consiglio regionale ha approvato un emendamento a 5 stelle (primo firmatario Davide Bono) che introduce il divieto a coprire le vetrine degli esercizi in cui si pratica il gioco d’azzardo. Un locale buio e privo della luce del sole contribuisce infatti a far perdere la concezione del tempo all’utente, prolungando così le ore trascorse a giocare. Al contrario, con vetrine non coperte, chi frequenta tali locali può rendersi conto meglio del passare del tempo e di quanto ne ha già trascorso attaccato ad una macchinetta “mangia soldi”.
Un’ulteriore proposta (a prima firma Bono) introduce il divieto ad utilizzare le slot machine per minori, per intenderci quelle il cui il premio non è in denaro ma in oggettistica. Anche tali apparecchi risultano pericolosi perché promuovono, tra le nuove generazioni, il vizio del gioco avviandole ad una possibile dipendenza patologica.
Il testo di legge presenta comunque una criticità rilevante legata ai tempi troppo lunghi per chiudere le sale slot esistenti che non rispettano gli obblighi previsti dalla legge regionale. Saranno necessari dai 18 mesi ai 5 anni. Inoltre ben poco si è potuto fare contro il problema del gioco on line, difficile da normare anche a livello regionale.
Siamo comunque soddisfatti per questo importante risultato ottenuto anche se è ormai evidente la necessità di un intervento complessivo da parte di un Governo, purtroppo, ancora ostaggio delle lobbies del gioco d’azzardo.