Il cugino del boss ‘ndranghetista candidato nelle liste PD e
messo
a capo della commissione legalità. Succede a Moncalieri (TO), comune di 57
mila abitanti dell’hinterland torinese. Mario Nesci, originario di Ciminà
(Reggio Calabria), ha
raccolto ben 267 preferenze alle ultime elezioni comunali del 2015. Non
sono bastate per entrare direttamente in Consiglio comunale, il sindaco
Montagna ed il PD avevano quindi la possibilità di escluderlo. Invece hanno
scelto come assessori proprio alcuni consiglieri eletti in Consiglio comunale.
Questi, come impone la legge, hanno dovuto dimettersi così per Mario Nesci si
sono spalancate le porte del Comune. L’imbarazzo è durato poco, infatti nel
giro di qualche mese è stato nominato presidente della Commissione comunale che
ha tra le sue competenze anche la Legalità.
Nicola Nesci, boss tra ‘ndrangheta e massoneria
Suo cugino è Nicola Nesci, condannato a 15 anni di reclusione al termine del processo nato dall’operazione “Saggezza” che ha portato in carcere i boss della locride. Dalle carte del processo emerge la sua caratura criminale, non solo “mastro di Corona” della malavita calabrese ma anche “Maestro segreto di 31° grado” e “Presidente della camera di 4° grado” della massoneria universale Grande Oriente d’Italia, ordine dell’Alto Jonio reggino. “Il contatto con gli ambienti massonici – scrivono i magistrati nell’ordinanza dell’operazione Saggezza – costituiva un vero e proprio trampolino di lancio per gli affiliati al sodalizio mafioso, poiché li avvicinava a quelle componenti della società italiana che costituivano i veri centri decisionali in campo economico, politico e sociale”. Secondo i magistrati Nicola Nesci avrebbe dato vita ad “una articolazione dell’associazione denominata Corona, struttura di cui facevano capo i locali di ‘ndrangheta di Antonimina, Ciminà, Ardore, Cirella di Platì e Canolo, finalizzata al controllo mafioso dei territori di tali Comuni“. A ciò s’aggiunge la comune “passione” per la politica, Nicola è stato eletto nel Consiglio comunale di Ciminà (RC) così come Mario che ha ricoperto la carica di assessore e presidente del consiglio comunale nel comune calabrese prima dell’esperienza a Moncalieri (TO).
Le intercettazioni
Mario Nesci ed il cugino Nicola, boss della ‘ndrangheta, vengono intercettati dalle forze dell’ordine a parlare di politica locale nel comune di Ciminà (RC) in occasione delle elezioni 2007. Nel 2012 Mario Nesci si candida, questa volta alla carica di primo cittadino, viene sconfitto dal sindaco uscente Polifroni ma viene comunque eletto in Comune. Tutto è pronto per il grande salto nella politica del nord, a Moncalieri (TO), dove è attiva la sua società M.N. Costruzioni nell’ambito di restauri delle chiese.
Denunce M5S inascoltate
Prima delle elezioni abbiamo segnalato il caso ad una giornalista di Repubblica e ad altri organi d’informazione che tuttavia hanno ritenuto di non avere elementi a sufficienza per scrivere un articolo. Solo qualche giorno dopo hanno raccontato di parentele scomode e intercettazioni imbarazzanti. A urne chiuse però. I cittadini dovevano essere informati prima del voto, invece sono stati tenuti all’oscuro di tutto. L’esito delle elezioni sarebbe cambiato? Difficile prevederlo, ma di sicuro gli elettori avrebbero espresso la propria opinione con maggiore consapevolezza. “Senza fare processi a nessuno – hanno sostenuto i consiglieri a 5 stelle Luca Salvatore e Cosimo Ettorre -, sappiamo che Mario Nesci non è stato indagato, ma, per una questione di dignità istituzionale, opportunità politica e rispetto verso la cittadinanza, ne abbiamo chiesto le dimissioni”.
Gariglio, segretario PD, tace
Ad oggi tutti zitti nel PD, compresa la componente “legalitaria” e più sensibile ai temi del contrasto alla malavita organizzata. Dopo qualche sparata sui giornali, buona a pettinare la coscienza di qualche elettore, a distanza di un anno dall’ingresso di Nesci in Comune tra i democratici regna il silenzio più assoluto. Tace il segretario provinciale Fabrizio Morri e tace anche il segretario regionale del partito Davide Gariglio, peraltro nato e residente proprio a Moncalieri (TO), che pure trova il tempo di attaccare il Movimento 5 Stelle ma non per aprire un dibattito con gli esponenti del proprio partito sull’opportunità di tenere Nesci in maggioranza. Evidentemente a Gariglio e soci va bene così. La polvere è finita sotto il tappeto, si fa finta di niente a Moncalieri (TO). I giornali non parlano più del caso, quindi non c’è nulla di cui preoccuparsi. Tant’è che l’amministrazione comunale sta organizzando un ciclo di incontri sulla legalità insieme all’associazione Libera. Tavole rotonde, relatori di primo livello e addirittura la presenza di Davide Mattiello, deputato PD e membro della Commissione antimafia. Ma di isolare Nesci, escluderlo dalla maggioranza, o quantomeno rimuoverlo dalla presidenza della Commissione legalità, non se ne parla nemmeno. Tutto questo a Moncalieri (TO), 57 mila abitanti alle porte di Torino. Profondo nord.

