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Davide Bono ha ricevuto la notifica dei decreti di archiviazione sulle verifiche avviate dalla Corte dei Conti e dalla Procura di Torino. Possiamo quindi affermare, senza nascondere un pizzico di orgoglio, che siamo l’unico gruppo consiliare a non avere consiglieri rinviati a giudizio per lo scandalo rimborsopoli.
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Era il 2012 quando la Guardia di Finanza si presentava negli uffici dei gruppi consiliari, dopo mesi di nostre denunce sulla mancanza di trasparenza sull’utilizzo dei fondi dei gruppi consiliari. Circa 75.000 € l’anno a gruppo più 15.000 € l’anno a consigliere. Di cui nessuno conosceva il reale utilizzo. Fondi destinati a promuovere l’attività istituzionale del gruppo nonché a coprire eventuali rimborsi per spese legate all’attività stessa (es. manifesti, volantini, trasferte per motivi di servizio).
Ad aprile 2013 si aprivano le indagini verso tutti i gruppi consiliari, per cui anche Bono in qualità di consigliere e di capogruppo venne chiamato a spiegare tutte le spese effettuate. Nell’interrogatorio, spiegò e giustificò come inerente all’attività istituzionale ogni singola spesa sul budget di diverse decine di migliaia di euro spese in tre anni, comprese le 619 € a lui personalmente contestate, che abbiamo poi comunque provveduto a restituire. In quell’occasione già il PM aveva anticipato la sua archiviazione, con uno stralcio dal resto dei 40 consiglieri che andavano invece al rinvio a giudizio. Solo che, appunto, bisognava attendere le udienze preliminari degli altri consiglieri prima di emettere i decreti di archiviazione e di rinvio a giudizio.
A inizio 2014 arriva però l’opposizione all’archiviazione dei consiglieri di centrosinistra, il che complica e rallenta tutte le tempistiche e, nel mezzo, nel 2014 arriva pure la Corte dei Conti, prima sezione giurisdizionale sui singoli bilanci, poi la Procura su tutte le spese.
Ad agosto 2014 anche la Procura della Corte dei Conti anticipa l’archiviazione a voce. Verrà firmato il decreto solo il 20 ottobre 2014. Mentre nel frattempo diversi consiglieri del Pd (tra cui l’Assessore al Bilancio Reschigna e il capogruppo Gariglio), prima avviati all’archiviazione, vengono riavviati verso il rinvio a giudizio dal Gip Ruscello. Potete leggere l’ordinanza qui. E il giorno dopo arriva finalmente l’archiviazione anche dalla Procura della Repubblica. Dove la Procura dice: “La ricostruzione della gestione del fondo consiliare M5S è del tutto pacifica ed incontestata (…) La particolarità dell’autoriduzione dello stipendio e la conseguente destinazione di gran parte del trattamento economico percepito per impieghi di natura non personale, costituisce un elemento insuperabile rispetto alla possibilità di dimostrare in giudizio il necessario dolo di appropriazione”. Dunque anche la magistratura riconosce la bontà del nostro operato, a maggior ragione considerando la nostra scelta di autoriduzione dello stipendio a 2500 € netti al mese, che peraltro prosegue anche in questa legislatura.
Come abbiamo avuto modo di dire più volte, da questa vicenda abbiamo imparato imparato a distinguere bene non solo tra rinvio a giudizio e indagine. Ma anche tra indagine e stralcio. Materialmente solo l’indagato sa se la sua indagine sta per avviarsi al rinvio a giudizio o all’archiviazione. E in caso di candidatura, è ovvio che chi si avvia al rinvio a giudizio deve astenersi. L’ha detto pure il Presidente Chiamparino, ma ora che due Assessori si avviano al rinvio a giudizio, dichiara di voler aspettare le condanne.

