sabato, Aprile 18, 2026

La Lega non gratta il cielo

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Di Davide Bono e Fabrizio Biolè
Lo storico skyline di Torino, e, con esso, la rassicurante figura di antonelliana progettazione all’ombra della quale i torinesi passeggiano e lavorano, si cibano e dormono, forse subiranno un colpo in meno. Pare infatti che i tempi di inizio lavori del famigerato grattacielo della Regione in zona Lingotto, area ex-Fiat Avio, un mostro di 220 metri d’altezza ad opera dell'”archistar” Fuksas (già remunerato per i suoi indispensabili servigi con oltre 20 milioni di euro!!), si siano oltremodo allungati, complice la crisi economica e la mancanza di sensibilità estetica agli edifici a torre di alcuni leghisti (tra cui il capogruppo Carossa), tanto che nell’attuale assestamento di bilancio sono stati stornati ben undici milioni di euro inizialmente assegnati alla voce: “Spese per la progettazione e la realizzazione del nuovo palazzo degli uffici regionali in Torino”.


Resta in piedi invece la costruzione del grattacielo Intesa-San Paolo in Corso Inghilterra, dai cui oneri di urbanizzazione e diritti edificatori il Comune di Torino ha ottenuto i 30 milioni di euro per salvare il suo bilancio reso asfittico da anni di investimenti speculativi ed il disastro delle Olimpiadi.
La Giunta sta lavorando con l’Avvocatura della Regione ad analizzare l’eventuale costo di un contenzioso con le aziende interessate dalla fase pre-contrattuale del progetto, ed il rischio di una citazione per danno erariale davanti alla Corte dei Conti visti i soldi investiti in un progetto francamente campato in aria.
La storia ci dice che l’idea di riunire gli uffici consiliari e quelli della Giunta, ad oggi ancora disseminati in giro nel centro storico tra via alfieri, Piazza Solferino, Piazza Castello et aa, venne in mente alla seconda Giunta Ghigo, nel 2001, che progettò un grattacielo di 100 m in Borgo San Paolo, nell’area dell’ex Materferro, nel triangolo compreso tra corso Lione, corso Mediterraneo e via Mauri. Anche qui il vincitore del concorso fu…Massimo Fuksas.
Il cambio di Giunta, con l’elezione della Bresso nel 2005, muta completamente il progetto, si cambia zona ed il progetto a torre raggiunge i 220 metri. Secondo il comunicato stampa che fece seguito alla presentazione del progetto, la costruzione dell’edificio sarebbe destinata a non gravare sulle finanze pubbliche, in quanto la cifra spesa per la sua realizzazione sarebbe stata compensata in parte dal risparmio sui canoni d’affitto (quantificati in 13 milioni di €/anno, di cui chiederemo presto conferma, per l’utilizzo di 20 immobili adibiti a sedi d’ufficio sparsi per tutta Torino) e in varia misura attraverso la concessione a pagamento delle aree circostanti l’edificio per attività varie (civili, commerciali, ludiche, etc.) e udite udite…la riduzione di stanziamenti per l’assunzione di nuovi autisti.
E qui entra in ballo una delle motivazioni a favore del nuovo grattacielo che bipartisan centrodestra e centrosinistra vorrebbero far passare come determinante per chi la scelta la condivide e incontrovertibilmente convincente per chi non è certo della bontà della soluzione.
Perdonatemi ma devo anticipare che mi viene in mente in questi casi il medico zelante che per curare un unghia incarnita asporta il piede al paziente.
Spettacolari i su e giù delle testoline in zona Pidimenoelle, all’illuminante rivelazione della Quaglia: non già dall’accorpamento di determinati uffici o dalla razionalizzazione del lavoro degli stessi, bensì dalla drastica riduzione di autisti e di compiti attualmente demandati ad essi in materia di….(rullo di tamburi)…trasporto documenti in furgonetta (carta, sempre e comunque ancora superflue quintalate di materiale cartaceo) da Palazzo Lascaris al Palazzo della Giunta in piazza Castello!
Immaginiamo che la bicicletta, che farebbe naturalmente risparmiare (ad esempio) tempo, bestemmie da traffico e prezioso gasolio, non sia stata nemmeno preso in considerazione. E di conseguenza un metodo semplice e veloce come quello di un allegato da inviare per e-mail sia addirittura improponibile…
Ma anche se tornassimo alla logica di utilizzare autisti e commessi perché possano spostare due tonnellate di ferraglia marchiata Fiat al fine di recapitare a cinque isolati mezzo chilo scarso di carta, chiunque di noi abbia voglia e tempo di fare due conti, capirebbe bene che la spesa sostenuta per i costi di progettazione e realizzazione del cosiddetto grattacielo, e i successivi oneri di mantenimento (non esistono grattacieli in classe energetica A, pensate solo al numero degli ascensori necessari a spostare su e giù per 46 piani il personale) e di manutenzione permetterebbero l’assunzione di decine e decine di figure che si occupino esclusivamente del succitato recapito documenti tra gli uffici della sede legislativa e quelli della sede esecutiva, e questo per diversi lustri, risparmiando nel contempo qualche centinaio di migliaia di euro.
Ovviamente si tratterebbe dell’ennesima speculazione edilizia (come nel grattacielo Intesa-San Paolo, in cui il vincolo di destinazione d’uso uffici, già ridotto a 5 anni, sarà presto messo in deroga per la vendita a peso d’oro di uffici con vista Alpi, la stessa vista che ai comuni abitanti di Torino sarà in parte preclusa) e dell’ennesima colata di cemento in deroga agli indici edificatori. Qualche migliaio di m3 di edilizia residenziale, altrettanto di centri commerciali per rilanciare lo sviluppo (sic!) del quartiere.
Per fortuna che la crisi economica ed il relativo malumore dei cittadini stanno portando la Giunta a più miti consigli: il grandeur del PD unito al vincolo a doppio mandato alla Coop Rosse che hanno cementato mezza Pianura Padana, in Piemonte, unito alla resistenza del popolo No TAV, potrebbe subire un’ulteriore battuta di arresto.
Il progetto del grattacielo verrà quindi riportato in Commissione Bilancio congiunta con l’Urbanistica, e lì faremo valere le nostre idee di città, di investimenti e di sviluppo, forti dei documenti resi disponibili a tutti gli interessati dai tecnici del Comitato Non Grattiamo il Cielo, certi che la Lega Nord saprà far valere il proprio motto “padroni a casa nostra”; in caso contrario sarà difficile per loro presentarsi alle prossime elezioni comunali a Torino il prossimo anno.
Noi non ci arrenderemo mai, e con interlocutori così convincenti: ci conviene? Ma ci mancherebbe altro…

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3 Commenti

  1. Premesso che la giunta e la maggioranza del consiglio (PD+o-L, democristi vari…) sono favorevoli a ‘sto “progettone”, è fondamentale contribuire a far crescere il movimento dal basso in opposizione alla pessima opera. E’ un modello che vale per tutto (vedi TAV). Grandi http://www.nongrattiamoilcielo.org !

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