
Di Davide Bono
La società moderna, iperconsumista, assaltata da bisogni indotti, produce moltissimi scarti o materiali post-consumo, che chiamiamo volgarmente ma simbolicamente rifiuti. Il rifiuto è, infatti, tutto ciò con cui, una volta usato (a volte per pochissimo tempo come nel caso degli imballaggi), non vogliamo più…avere a che fare. Il problema è che il 70% di questi rifiuti non è biodegradabile o se lo è, lo è in tempi molto lunghi, centinaia di anni, durante i quali può creare innumerevoli danni. Il pensiero usa e getta fa sì che la maggior parte delle persone non sappia realmente che fine fanno i nostri rifiuti nè sembra interessarsene. La mente e la tecnologia umana al momento ha scoperto due soli modi per allontanare i rifiuti dalla vista dei suoi produttori: scavare grosse buche nella Terra e seppellirli lì, in attesa di tempi migliori, di solito nei paesi del terzo mondo o lontano dalle grandi città, o…bruciarli. Peccato che la Natura sia anni luce avanti: semplicemente non ne produce, o qualora ne produce questi sono parte di un ciclo che li ri-cicla per un nuovo utilizzo, come il ciclo dell’urea.
Anche l’Europa è più avanti: le direttive europee segnano come livelli primari la Prevenzione, la Riduzione ed il Recupero di materia, solo come ultime risorse l’incenerimento con contestuale recupero di energia e la discarica. In Italia i primi 3 livelli sono molto trascurati tranne alcune zone di eccellenza del nord, e prevalgono le discariche nonostante sia in atto una pesante offensiva per rilanciare gli inceneritori chè frutta diversi soldi grazie agli incentivi (prima Cip6 e poi Certificati Verdi).
L’inceneritore è un forno che brucia ad alta temperatura i rifiuti per evitare che si formi la diossina, una molecola altamente pericolosa perchè persiste a lungo nei terreni, si concentra nella catena alimentare, fino ad essere altamente cancerogena per l’uomo. Non solo, rilascia idrocarburi policiclici aromatici, benzo-a-pirene, nanopolveri che penetrano profondamente negli alveoli e quindi nel sangue, veicolando metalli pesanti e altri potenziali mutageni/cancerogeni. La stessa diossina spezzata alle alte temperature, spesso si riforma in aria col raffreddamento. In Inghilterra è stata chiesta dalla British Ecological Medicine Society una moratoria per la costruzione di inceneritori, visto che diversi studi hanno dimostrato una statistica correlazione tra aumento di malformazioni genetiche, malattie endocrine e tumori e vicinanza agli inceneritori (così come alle acciaierie, prime produttrici mondiali di diossine, come a Taranto e in Val Susa). In Italia invece se ne vorrebbero costruire una quarantina, nonostante la riduzione globale nella produzione di rifiuti e un aumento della raccolta differenziata, seppur a rilento. Perchè?
Poichè gli inceneritori sono pesantemente sovvenzionati dallo Stato, cioè dai cittadini, prima con i Cip6, una quota della bolletta elettrica di tutti gli italiani, nata per sovvenzionare le energie rinnovabili (sole, vento, maree) e finita per pagare inceneritoristi e petrolieri, nel solito giochetto all’italiana di aggiungere paroline nelle leggi (a fonti rinnovabili venne aggiunto “e assimilate”), poi con i certificati verdi, un premio dato a tutte le aziende che producono energia rinnovabile (sic!), limitatamente alla quota di rifiuti biodegradabili. Peccato che bruciare la materia non sia affatto un modo di recuperarla, anzi. La frazione biodegradabile abbassa il potere calorico della miscela, richiedendo quindi più metano (o più plastiche/copertoni) al forno, e se compostata correttamente, andrebbe ad arricchire i nostri suoli in via di desertificazione vista lo sfruttamento intensivo a cui sono sottoposti da decenni di agricoltura monoculturale. Il resto, ovviamente, se non recuperabile non solo è controindicato produrlo secondo la Convenzione di Stoccolma, ma pericolosissimo ed insensato bruciarlo. Bruciare un rifiuto infatti significa solo farlo sparire dalla vista, in quanto per il principio della conservazione della massa, nulla creandosi e nulla distruggendosi, si ridurrà in un 20% di ceneri pericolose da smaltire adeguatamente, ed il restante in polveri più o meno fini che si intrappolano in parte nei filtri (anch’essi da smaltire) e in parte si liberano nell’atmosfera, senza contare l’acqua consumata ed inquinata nel ciclo.
In Piemonte la classe dirigente, destri e sinistri, vuole costruire due inceneritori, uno a Torino, in un’area con oltre un milione e mezzo di abitanti già pesantemente inquinate, in un’area come la Pianura Padana, con una riduzione di aspettativa di vita di 36 mesi a testa; l’altro se lo giocano l’Astigiano, il Vercellese (dopo che dovrebbe chiudere quello di Vercelli città che ha contribuito al risultato di un numero di tumori da guinness nell’area) ed il Novarese. Pd e PDL si rinfacciano l’un l’altro le lungaggini nel costruirlo. La Giunta Bresso, insieme alla Giunta Saitta e Chiamparino aveva chiuso un accordo per quello di Torino, tra Corso Allamano e la Tangenziale, tratto di Beinasco, con la costituzione della società TRM (trattamento rifiuti metropolitana), di cui aveva messo a capo un certo Vallone, ex-senatore margherita, ex-sindaco di Borgaro, indagato per tentata estorsione; ora silutato Vallone, creato un Comitato Locale di Coordinamento per convincere i consigli delle Città interessate dall’inceneritore, Orbassano, Beinasco, Rivalta, Grugliasco, Rivoli, Torino e Provincia, tramite delle cospicue tangen…ehm, compensazioni ambientali. Ovverosia, visto che il taglio dell’ICI e il patto di stabilità vi strangolano, piccoli poveri comuni, in cambio di una bomba chimica sul vostro territorio, vi concediamo di costruire una pista ciclabile e piantare un po’ di alberi…per un totale di 27 milioni di euro, a spese del contribuente: come a dire, pagate le tasse per farvi prendere in giro. Ovviamente chi ci guadagnerebbe sarebbe solo la città di Torino, tumori a parte, visto che l’azionista quasi assoluto di TRM è proprio il comune di Torino ed il conferimento di una ton di rifiuti equivale a circa 97,5 €, moltiplicato per un gettito base di 420.000 ton annue, che lievitano sino a 800.000 ton annue, in condizioni spurie. Ma si sa i politici godono di salute di ferro e pure i loro familiari: per il resto ci sono i medici e tanti di loro in politica (sarà un conflitto di interessi?)
Fatto sta che la Giunta Bresso pare si sia dimenticata, nelle ultime concitate settimane pre-elettoriali, di firmare tale accordo sulle compensazioni (le voci nel Palazzo dicono in realtà di uno sgambetto all’odiato due Saitta-Chiamparino) e la Giunta Cota si butta a capofitto. L’Ass. all’Ambiente, Ravello, taglia 800.000 di compensazioni ambientali di sua competenza e si scopre che medesima mossa fece la Giunta Bresso nel 2009, tagliando ben 3 milioni, sui 9 che complessivamente la Regione dovrebbe stanziare. In fondo è solo un giochino delle tre carte: presto faranno ricomparire le compensazioni per accaparrarsi il merito di aver costruito il cancrovalorizzatore, contenti loro.
Alle nostre rimostranze sul progetto inceneritore in Commissione Ambiente, mentre il PD tuona inferocito per far ricomparire i soldi per costruire questa manna dal cielo, l’Assessore Ravello risponde che povero lui che non dorme di notte per trovare una soluzione a che farne dell’immondizia dei piemontesi, preso tra incubi di discariche ed inceneritori. Ce n’è abbastanza per i Piemontesi per capire un po’ meglio il giochetto dell’inciucio PDmenoL-PDL e abbastanza per noi per chiedere alle associazioni che studiano la materia rifiuti per richiedere un’audizione in Commissione Quarta per proporre delle alternative su prevenzione e riduzione nell’ottica dell’obiettivo Rifiuti Zero 2020.
P.s.: oggi manifestazione sotto il Comune di Torino no inceneritore- sì rifiuti zero, ore 16,30-19,30 in Piazza Palazzo di CittÃ


Vorrei che pubblicaste, e vi impegnaste a farlo anche nei prossimi anni, un BILANCIO sintetico della REGIONE( 2008 e 2009 ) in modo da poter confrontare le gesta della GIUNTA COTA. Grazie
Bisognerebbe spingere i comuni del Piemonte ad adottare tutti nel piÃÆÃ¹ breve tempo possibile la raccolta differenziata porta a porta, cosÃÆÃ¬ da togliere carta e plastica all’alimento degli inceneritori. A questo punto il basso potere calorifico in camera di combustione non permetterebbe di rispettare i parametri per rientrare nel CIP6; automaticamente l’inceneritore non diventerebbe piÃÆÃ¹ un affare cosÃÆÃ¬ conveniente. Gli imprenditori di questo affare-truffa scomparirebbero immediatamente.
Questa situazione scaturirebbe in una sequenza di risvolti positivi:
– meno inceneritori, meno inquinamento;
– meno discariche di rifiuti speciali, costosissime;
– con il porta a porta aumento dei posti di lavoro localizzati nei propri comuni;
– rientro nei parametri europei della raccolta differenziata( nel 2007, 174 comuni del Piemonte non sono rientrati nei parametri per una sanzione complessiva di 995.997,60 euro, che ̮̬ uscita sempre dalle tasche dei cittadini. Vercelli da sola con 47080 abitanti sborsa 225.984 euro );
– piÃÆÃ¹ risorse dal CIP6 per le “vere” energie alternative;
– aggiungerei che si potrebbe stanziare parte del CIP6 per imprese che riciclano i rifiuti( tipo il Centro Riciclo Vedelago in provincia di Treviso ), tramite sovvenzione o detassazione, ed anche qui si potrebbero ottenere nuovi posti di lavoro.
Penso che sia una via percorribile e come la conosciamo noi la conoscono anche “loro”, evidentemente sanno anche che questa soluzione ̮̬ conveniente per tutti i cittadini, indistintamente, tranne per coloro che partecipano all’iter degli appalti che gravita attorno all’affare rifiuti.
Un saluto a tutti Sandro
Solo per correggere, i dati delle sanzioni sono del 2008.
ritornano a galla politicanti affaristi e briganti
scavate e cercate di vederci chiaro. Possibile che altri paesi scappano da queste iniziative e noi dopo tante parole parole di biasimo, ci caschiamo come dei merli. Se queste scelte poi si rivelano errori e certamente lo saranno, noi avremo pagato(con salute e danaro) e non si troverÃÆÃÂ chi prendere per il cravattino.
I received 1 st personal loans when I was 25 and that aided my family a lot. But, I require the short term loan as well.