
di Davide Bono e Giorgio Bertola
Nel mese di maggio vi avevamo parlato della nostra visita al cosiddetto "Termovalorizzatore di Torino", quello che con un linguaggio più popolare e molto più vicino alla realtà chiamiamo inceneritore.
Come ricorderete, qualche giorno prima della visita, l’impianto, partito il 19 aprile con la fase di avvio (anticipando la fine dei lavori per non farsi sfuggire gli incentivi alla produzione di energia elettrica, i Certificati Verdi, che appunto erano previsti per gli impianti avviati entro il 30 aprile 2013), al primo temporale primaverile si era bloccato per un guasto causato da un allagamento. Del resto non era difficile prevedere un allagamento in una struttura in gran parte ancora incompleta. Ciò che a quel tempo non era chiaro, e che veniva in ogni modo minimizzato, erano le conseguenze dell’incidente sulle emissioni di inquinanti.
Si è venuto infatti a sapere che l’Arpa nella sua relazione sull’incidente aveva evidenziato una serie di gravi malfunzionamenti dell’impianto.
In primo luogo, i bruciatori ausiliari erano rimasti spenti nonostante nella camera di combustione ci fosse una temperatura inferiore a quella minima prescritta e nonostante vi fossero ancora presenti rifiuti. In secondo luogo, il sistema di monitoraggio delle emissioni (SME) non aveva rilevato i valori di emissione di inquinanti al camino.
Terzo, ed ancor più grave, l’alimentazione dei rifiuti era ripresa nonostante la temperatura in camera di combustione fosse al di sotto di quella minima prescritta. Giova ricordare che se la temperatura di combustione è troppo bassa si formano diossine, sostanze tra i più potenti cancerogeni prodotti dall’uomo.
A fronte di tutto ciò come si sono mosse le istituzioni locali che hanno gestito tutto il processo di progettazione ed autorizzazione di un impianto che svolge un pubblico servizio ma che – a tutti gli effetti – si può considerare privato dopo la cessione dell’80% di TRM ad Iren?
La Provincia di Torino, l’ente che ha rilasciato l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) all’impianto e che ha sottoscritto un contratto di servizio con TRM grazie al quale per almeno 20 anni ci dovremmo scordare (salvo approvazione di leggi degne di un paese civile, come quella che anche il M5S sta promuovendo) di gestire i rifiuti in modo sostenibile, il 25 giugno ha inviato una diffida a TRM.
Le anomalie che abbiamo sopra descritto configurano infatti gravi inosservanze dell’AIA, ed in conseguenza di ciò la Provincia ha chiesto che venissero presi provvedimenti immediati, e comunque prima dell’inizio di qualsiasi nuova operazione di incenerimento dei rifiuti.
TRM ha risposto che per adeguare l’impianto ci vuole del tempo (allora, a maggior ragione è stato da scellerati avviare un impianto incompleto! nda), e facendo leva sull’urgenza di riprendere un servizio pubblico locale, ha chiesto dei termini più lunghi per l’adeguamento dell’impianto. La Provincia il 9 luglio ha quindi "riformulato" la diffida, rinviando ad alcuni giorni successivi alcuni adempimenti e di ben sette mesi (fino al 31 gennaio 2014) il termine entro il quale dotarsi di un sistema che permetta ai bruciatori ausiliari di avviarsi anche in caso di black-out!
I rischi, ancora una volta, sono sottovalutati e le soluzioni rinviate!
Nel 2006 è stato inoltre costituito un Comitato Locale di Controllo per vigilare sull’impianto, per permettere la partecipazione dei cittadini alle scelte ed informarli sul monitoraggio dell’impianto.
Tale organo dovrebbe rappresentare una garanzia per i cittadini, invece il suo Presidente, Erika Faienza, nonostante le segnalazioni di cittadini preoccupati, si affrettava a dichiarare alla stampa locale che non era stata riscontrata alcuna anomalia, minimizzando l’incidente!
A questo punto dobbiamo chiederci COSA il CLdC controlli effettivamente e constatiamo come il Presidente Erika Faienza (già condannata per falso in violazione della legge elettorale) non possa più rappresentare una garanzia ed una sicurezza per i cittadini, per cui chiediamo a gran voce che si dimetta.
Vista la scarsissima trasparenza, ci dobbiamo affidare solo alla Magistratura, che nel frattempo ha aperto un ennesimo fascicolo di’inchiesta.
Dulcis in fundo, dopo il nuovo avvio della Linea 1 avvenuto l’8 luglio, il 10 luglio TRM ha annunciato la partenza della combustione dei rifiuti e… il giorno successivo l’impianto si è nuovamente bloccato, per via di "alcune anomalie".
Non possiamo permettere che i cittadini vengano lasciati all’oscuro da parte delle istituzioni di ciò che succede ad un impianto costruito per bruciare tutti i rifiuti indifferenziati della Provincia di Torino (e forse un domani quelli di tutto il Piemonte), e dopo ciò che è accaduto il 2 maggio vogliamo chiarezza immediata!
Per questo motivo abbiamo inviato una richiesta di comunicazioni urgenti all’Arpa, alla Provincia di Torino ed a TRM, informando tutte le autorità locali che intraprenderemo ogni azione politica per la tutela della salute dei cittadini, con l’obiettivo di chiudere quanto prima l’impianto e di far pagare il costo all’intera classe politica che ha operato simili illogiche scelte, in una delle aree più inquinate del mondo!
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| Diffida a TRM 25 giugno 2013 | TRM – Modifica diffida | Richiesta comunicazioni urgenti su inceneritore |




