di Marco Nunnari e Davide Bono
Memorabile la figuraccia internazionale che ha fatto la città di Torino, grazie al Sindaco Fassino e la sua amministrazione, al Museo del Cinema e al suo direttore, all’assessore alla Cultura Michele Coppola, e soprattutto alla Cooperativa REAR e al suo presidente Mario Laus (in carica come Consigliere Regionale del Partito Democratico e contemporaneamente Vice Presidente della Commissione Cultura in Regione Piemonte).
La REAR, dal 2001, opera in outsourcing al Museo del Cinema fornendo i servizi di biglietteria, accoglienza, ufficio prenotazioni, controllo delle sale, presidio a quota 167 metri (ascensore panoramico) etc.
Ai soci/lavoratori viene applicato il contratto UNCI che il Tribunali di Torino e di Milano hanno dichiarato, nella sua parte economica, illegittimo (sentenza 3818 /10/11/2010 e altre) poiché lesivo della dignità della persona (mancato rispetto articolo 36 della Costituzione), mentre il Consiglio di Stato (sentenza 3134 del 23/03/12), ha annullato addirittura l’aggiudicazione di una gara d’appalto perché l’azienda aveva presentato un’offerta di gara anormalmente bassa in quanto applicava l’UNCI.
Al museo del Cinema i lavoratori della Rear cui si applica l’UNCI sono circa 45. Sino a maggio 2011 la paga base oraria lorda era di 5.44€ (alcuni soci negli anni passati avevano una paga base lorda di 4.95€).
A giugno del 2011 all’assemblea dei soci della Società REAR è stata votata la decurtazione del 10% dello stipendio dei soci lavoratori (oggi 6%), a causa di ritardi nei pagamenti da parte delle committenze pubbliche. Oggi anche dopo aver ricevuto i pagamenti delle committenze, continua a permanere la decurtazione salariale corrisposta ai lavoratori.
Dopo le proteste conseguenti alla decurtazione dello stipendio, la REAR ha effettuato alcuni “licenziamenti disciplinari”.
Il 6 giugno 2012, il giudice del lavoro di Torino ha dichiarato illegittimo (privo di giusta causa e giustificato motivo) il licenziamento per motivi disciplinari inflitto ad un lavoratore. Lo stesso, ancor ex lavoratore della REAR (perché una cooperativa non è obbligata al reintegro nonostante regolare sentenza), dopo aver visto “Bread and Roses” di Ken Loach, (regista di fama internazionale che ha dedicato tutta la sua opera cinematografica alle condizioni di vita degli operai) decise di provare a contattare il regista via email, raccontandogli la condizione dei lavoratori del Museo del Cinema. Con sorpresa, il registra rispose e si aprì un dialogo a distanza per cui lo stesso Loach si interessò di conoscere a fondo la situazione dei lavoratori del Museo del Cinema.
All’insaputa di tutti, Ken Loach, dopo aver appreso la situazione, ha deciso di non venire a Torino per ritirare il suo premio al Torino Film Festival, rispondendo così all’invito:
“È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival…c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale… A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. …In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni…”
Questo episodio di pura coerenza morale è stato etichettato dalla politica torinese come scorretto ed offensivo nei confronti dello stesso Torino Film Festival, senza accennare minimamente al problema dei lavoratori.
Ecco un paio di citazioni utili a comprendere l’attenzione ai temi del lavoro della politica torinese:
«a differenza di Ken Loach ha promesso solidarietà ai lavoratori prendendosi a cuore la loro condizione, ma non per questo danneggiando con una eventuale assenza il Torino Film Festival» – Piero Fassino, riferendosi ad un altro regista italiano che ha ritirato il premio.
«Siamo felici che ci siano piu’ persone che scelgano di tornare a Torino, rispetto a quelle che scelgono di non venire» – Michele Coppola, Assessore alla Cultura della regione.
«E’ falso che ci siano stati licenziamenti a danno di chi si sia opposto a quello che solamente il signor Loach (e chi male lo informa) definisce ‘taglio salariale’. Frutto di pericolosa fantasia sono inoltre i citati episodi di minacce e maltrattamenti» – REAR.
Da mesi ci opponiamo alla diffusione del contratto UNCI, propalato dalla Cooperativa Rear, già da tempo in uso in altre strutture partecipate dalla Regione Piemonte, come ad esempio la Reggia di Venaria. Inoltre sottolineiamo come sia inopportuno politicamente che un consigliere regionale sia al contempo presidente di una cooperativa che vince regolarmente appalti banditi dagli Enti pubblici locali e dalla Regione stessa.

