
Dopo mesi di polemiche sul click day, sui malfunzionamenti della piattaforma e sui criteri di assegnazione, l’assessore Marrone ha finalmente trovato un modo per celebrare i risultati del “Buono Vesta”. L’ha fatto con dei manifesti, affissi in tutta Torino, sui quali è scritto che l’85% dei contributi andrà a famiglie italiane. Una notizia sorprendente, per Marrone, che pare essersi dimenticato che il 90% circa delle famiglie piemontesi è italiana. Insomma, il dato che l’assessore decanta in pompa magna, a favore di fotocamera, riflette semplicemente la composizione demografica della nostra Regione. Siamo al limite del ridicolo.
Capiamo le esigenze politiche della Destra, che fa della propaganda identitaria la propria bandiera, ma non possiamo dimenticare come questa misura si sia rivelata un fallimento, per giunta duplice.
Sui manifesti avrebbero dovuto trovare spazio altre questioni: il sito della Regione andato in tilt durante il click day, le famiglie costrette a passare ore davanti al computer per inseguire un contributo assegnato in base alla velocità del clic e non alle effettive necessità, le difficoltà di chi lavora o ha scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali.
Mentre l’assessore celebra l’ovvio, tutte le altre questioni restano inevase. Con questi manifesti Marrone tenta di distogliere l’attenzione dal tema principale, ovvero le migliaia di famiglie – italiane e straniere – escluse dalla misura.
Ai cittadini non servono slogan e manifesti, ma sostegni strutturali, accessibili e trasparenti. Il resto è propaganda, peraltro fallimentare.
Sarah Disabato, Capogruppo regionale M5S Piemonte

